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Buone feste e buon riposo, un augurio per tutti?

In concomitanza con l’inizio delle festività natalizie, ovunque si sente dire “buone feste e buon riposo“, ma questo fantomatico riposo vale anche per gli studenti  e le studentesse universitarie?

Crescendo è normale che cambi la concezione con cui si intende il Natale. Sicuramente maturando ci si rende conto di come la magia del natale sia un sentimento tanto bello quanto circoscritto all’età infantile, tuttavia, per gli studenti e per le studentesse universitarie, il vero cambiamento avviene nel momento in cui si iniziano a percepire le vacanze di Natale prevalentemente come il periodo di transizione tra la fine delle lezioni e l’inizio della sessione invernale.

Concezione ansiogena e priva della tipica tranquillità natalizia che generalmente dovrebbe caratterizzare questo momento dell’anno. Si assiste dunque ai soliti esaurimenti nervosi, a programmi di studio impossibili e a quell’errato sentore di fallimento, aspetti che tutto sono meno che “riposanti”. Ci si ricongiunge poi con i propri familiari, che, specialmente nei giorni di festa ed, in particolar modo, nei momenti conviviali del Pranzo di Natale, della Cena della Vigilia e via dicendo – che potrebbero essere un ottimo modo per distrarsi effettivamente dal pensiero accademico – tendono sempre a porre almeno una domanda su come stia andando l’Università, “e gli esami?”.

Il problema delle feste di Natale è proprio la loro inaspettata brevità, la primordiale convinzione che ci sia tutto il tempo per studiare, riposarsi, rivedersi con le amicizie e passare del buon tempo di qualità in famiglia, convinzione che giunge alla sua inesorabile fine prima ancora che le vacanze possano iniziare. Allora, in quel momento, sembra che l’unico problema sia proprio l’assenza di tempo, l’accumularsi delle “cose da fare” e la voglia, forse la necessità, di goderselo quel augurio precoce e utopico che auspicava un meritato riposo.

Quel che tutti, i giovani in primis, dovrebbero sempre tenere a mente è che il “non avere tempo” o “l’essere in ritardo” altro non sono che sensazioni, chiaramente errate, frutto di una società che spinge l’individuo a dover essere sempre produttivo, ancora e ancora. In questi momenti in cui ci si sente sopraffatti, schiacciati dalla velocità della vita, del tempo, di tutto, l’importante è fermarsi. Respirare. Rendersi conto che l’essere umano non nasce per essere macchina, e tenere a mente l’insegnamento cartesiano sulla risoluzione dei problemi, tradotto nel celebre aforisma dello statunitense Henry Ford: “Niente è davvero difficile se lo si divide in tanti piccoli pezzettini”.

Buone feste e, per quel che vale, buon riposo.

Lavinia Ferraioli

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