Lunedì 16 giugno presso il Dipartimento di Medicina e Psicologia dell’Università La Sapienza si è tenuto il seminario dal titolo “Autismo: rischio suicidario e prevenzione” presieduto da Darred Hedley della Trobe University in Australia.

L’iniziativa si inserisce nel progetto di Terza Missione “Autismo, salute mentale e ricerca partecipativa” della Facoltà di Medicina e Psicologia in collaborazione con Istc-CNR, Officina ricerca partecipativa autismo Orpa, Gruppo Asperger Lazio, Neuropeculiar Aps, Studio Caretto e associati, da sempre in prima linea per la promozione di pratiche inclusive e per una maggiore consapevolezza sul tema.
Al centro del dibattito, il rischio suicidario tra le persone autistiche che, negli ultimi tempi, sta rappresentando sempre più una questione urgente e troppo spesso trascurata. I dati recenti, infatti, mostrano uno scenario allarmante che necessita di interventi tempestivi. L’obiettivo del progetto, dunque, è quello di offrire una panoramica della ricerca internazionale con un focus particolare su quelli che sono gli aspetti da attenzionare: la prevenzione, i fattori di rischio, le strategie di supporto e inclusione nel contesto quotidiano.
Il seminario ha avuto l’opportunità di accogliere ed ospitare un esperto di rilievo internazionale, il Dott. Darren Hedley, Professore associato e Direttore di Ricerca del programma di ricerca Salute e Benessere presso l’Olga Tennison Autism Research Centre (OTARC) della Trobe University. Hedley nella sua lunga carriera di accademico e ricercatore, ha condotto diversi studi sui settori dell’autismo, del riconoscimento facciale, dell’elaborazione delle emozioni, della valutazione e diagnosi precoce e della calibrazione dell’affidabilità-accuratezza nel processo decisionale diagnostico. Ha inoltre svolto un lavoro post dottorato presso il Laboratorio di Facial Affective and Communicative Expressions (F.A.C.E) dell’Emerson College di Boston nel Dipartimento di Scienze della Comunicazione e dei Disturbi Specifici. Durante questa ricerca sono state utilizzate tecniche di Motion capture, eye-tracking e misure biofisiologiche con l’obiettivo di studiare e comprendere in che modo i bambini con DSA integrano e producono informazioni verbali e non verbali come le espressioni facciali o il linguaggio.
Durante l’incontro, è stato osservato come ci sia una maggiore incidenza suicidaria tra le persone di spettro autistico rispetto al resto della popolazione. Questo è la conseguenza di una serie di fattori specifici come l’isolamento sociale, la discriminazione e le diagnosi che tardano ad arrivare. La realtà attuale definisce un’emergenza che non può più restare inascoltata. Il cambiamento, infatti, per far sì che sussista, impone una riflessione attenta non solo di clinici e ricercatori ma di tutta la società perché è proprio in quest’ultima che il fenomeno affonda le sue radici. La sofferenza psicologica che queste persone provano è il risultato di un contorno fatto di esclusione, bullismo e mancanza di ascolto. In quest’ottica, il seminario promosso dalla Sapienza ha l’intento di trasformarsi in un atto politico e culturale. A tal proposito, infatti, è necessario intraprendere un processo educativo e collaborativo fra istituzioni e società che porti a restituire dignità, voce e vita a chi purtroppo si sente emarginato e costretto a vivere nell’ombra.
Scritto da Kiria Zunica
