La generazione Z è di frequente al centro del dibattito pubblico. Accade spesso, però, che i giovani adulti non siano soggetti attivi della conversazione ma oggetti di una narrazione che li raffigura, non di rado, in termini negativi, rimuovendo le ferite collettive di cui sono figli e figlie: il trauma della pandemia, l’orrore delle immagini di guerra filtrate dallo schermo del proprio cellulare, la precarietà con cui devono misurarsi costantemente.
In questo contesto, si inserisce Caramé, il nuovo album di Angelina Mango, vincitrice della 74ª edizione del Festival di Sanremo.
Il progetto, composto da 16 canzoni e pubblicato il 16 ottobre 2025 su tutte le piattaforme digitali, traccia un profilo chiaro di una società che ruota fortemente intorno alla performance, il cui obiettivo primario è quello di rimuovere la possibilità del fallimento.
L’album della cantautrice si presenta come un’occasione di riflessione per diverse ragioni: innanzitutto, perché pubblicato a distanza di un anno dalla decisione di interrompere i live per prendersi cura della sua salute fisica e mentale, tema molto caro alla Gen Z.
Tra i brani, spicca Ioeio, in collaborazione con Madame, in cui riesce a mostrare le sue ferite proteggendole, permettendo alla sua musica di farsi acqua, in grado di cambiare forma a seconda del contenitore in cui, chi ascolta, la versa.
E il mio corpo non è più un corpo
È un ingombro di spazio
Un treno che avanza
Un piatto che avanzo
Nel brano, come nell’album, il corpo è centrale. Un corpo che urla, che supplica di esser visto, che chiede di essere abitato. Un corpo che diviene, così, storia. Un racconto difficile in cui, però, si intravede la gioia di riscoprirsi vivi.
A volte sento per caso un dolore, me ne accorgo
E piango per la commozione, perché sto dentro di me.
Il dolore diviene occasione per entrare in contatto con la propria umanità, soffrire pur di sentire qualcosa, pur di percepirsi interi all’interno della propria pelle.
Il brano si presenta come la fotografia di un malessere collettivo, in cui l’altro non è percepito come qualcuno da incontrare ma qualcuno a cui compararsi.
Inoltre, emerge una difficile relazione con il cibo che si inscrive all’interno di un complesso rapporto con il proprio sé: Angelina riesce a nominare quello che, spesso, resta indicibile e, nel farlo, permette alla sua musica di risuonare in chi la ascolta.
Caramé si presenta, dunque, come una finestra su se stessi e sul mondo, un progetto musicale di una ragazza di ventiquattro anni che riesce a farsi testimone di una grande e attuale fatica giovanile, senza averne, però, la pretesa in partenza.
Alessia Perrella
