Dal 29 ottobre è approdata al MAXXI di Roma 1+1, la prima grande retrospettiva al mondo dedicata all’arte relazionale. Quest’ultima è una corrente dell’arte contemporanea che pone al suo centro il coinvolgimento diretto degli spettatori e la costruzione di connessioni interpersonali come parte integrante dell’opera stessa, che più che oggetto estetico diventa possibilità concreta di dialogo e confronto. Il termine “arte relazionale” è stato coniato negli anni Novanta dal critico e curatore francese Nicolas Bourriaud nel suo saggio Esthétique relationnelle. Bourriaud la definiva come “un insieme di pratiche artistiche che prendono come punto di partenza le relazioni umane e il loro contesto sociale”, proseguendo e cambiando per certi versi una tendenza già instradata e collaudata da Marina Abramović con la sua performance art.
A circa trent’anni da quelle prime definizioni, i processi partecipativi sono al centro dell’arte dei 45 artisti in mostra al museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma (via Guido Reni, 4a). Tra questi, Vanessa Beecroft, Maurizio Cattelan, Philippe Parreno, Liam Gillick, Douglas Gordon, Gabriel Orozco, Santiago Sierra, Carsten Höller, Pierre Huyghe, Rirkrit Tiravanija, Angela Bulloch e Felix Gonzalez-Torres. Bourriaud, in veste di curatore della mostra, ha dichiarato: “Il punto in comune fra questi artisti è che rimangono all’interno della sfera interumana. Come la pop art era all’interno della sfera del consumismo, della produzione di massa, negli anni ’60, a partire dagli anni ’90 con Internet e l’industria dei servizi la sfera delle relazioni umane diventa la cosa più importante, diventa il motore dell’economia, di fatto. Questi artisti hanno intuito questo cambiamento, e sono loro che troviamo in questa mostra”.
Il Pakghor: la cucina collettiva della mostra 1+1
All’interno dell’esposizione saranno presentate delle performance e delle esposizioni live volte a rendere il museo un luogo vivo, in cui l’arte vive e si rinnova grazie alla partecipazione attiva di chi la fruisce. Tra le varie cose, dentro alla struttura è stato realizzato un Pakghor, una cucina-soggiorno tradizionale bengalese ad opera del collettivo Britto Arts Trust in cui i visitatori, ogni sabato dalle 12 alle 15 potranno incontrarsi e conoscersi condividendo un pasto. Vari rappresentanti di diverse comunità internazionali cucineranno piatti della propria tradizione che gli spettatori potranno assaggiare gratuitamente. Oltre a questa, alcune istallazioni animeranno il museo, tra cui il Confessionarium di Alicia Fremis, una sorta di confessionale trasparente in cui i visitatori potranno confidarsi (dal venerdì alla domenica, dalle 11:30 alle 13:30 e dalle 16 alle 18).
La mostra sarà visitabile dal 29 ottobre 2025 al 1 marzo 2026 ed è aperta dal martedì alla domenica dalle 11.00 alle 19.00.
Viola Baldi
