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Biodiversità e insetti per spiegare il Futuro del Pianeta [Studio Sapienza]

Uno studio coordinato da Sapienza mappa per la prima volta le grandi collezioni di Ditteri in Europa, tracciando la rotta per la ricerca scientifica. La ricerca è pubblicata sulla rivista BioScience

Le collezioni europee di storia naturale (NHCs) conservano un numero enorme di esemplari appartenenti a diversi gruppi di organismi multicellulari. Si tratta di riferimenti fondamentali per la conoscenza della biodiversità, utili sia alla ricerca scientifica sia alle attività di conservazione. Tuttavia, per i gruppi particolarmente ricchi di specie e molto diversificati dal punto di vista ecologico, mancano ancora indagini complete sulle collezioni e sui contributi scientifici che esse forniscono. Di conseguenza, non è chiaro quanto queste collezioni rappresentino in modo realistico la biodiversità esistente.

Proprio l’Europa ospita alcune delle più grandi collezioni di storia naturale al mondo. Tuttavia, una parte immensa di questa ricchezza scientifica resta ancora sommersa. A mappare per la prima volta questo patrimonio è uno studio internazionale coordinato da Pierfilippo Cerretti e Dario Nania, del Museo di Zoologia afferente al Dipartimento di Biologia e biotecnologie Charles Darwin della Sapienza.

Lo studio si inserisce in una consolidata linea di ricerca del Museo di Zoologia della Sapienza, da anni impegnato nello studio e nella digitalizzazione delle proprie collezioni e di quelle di musei partner. Studi precedenti, tra cui una ricerca pubblicata su PNAS, hanno già mostrato come questi dati consentano di ricostruire profondi cambiamenti nella struttura e nel funzionamento degli ecosistemi legati al riscaldamento climatico.

Le collezioni di storia naturale europee (NHCs) sono infrastrutture scientifiche fondamentali: conservano milioni di esemplari che documentano la biodiversità nel tempo e nello spazio, supportano la ricerca tassonomica, ecologica ed evolutiva, e forniscono dati cruciali per studi su cambiamenti climatici, specie invasive, malattie emergenti e conservazione.

Gli insetti costituiscono una componente considerevole di questo patrimonio: la ricerca ha coinvolto 16 grandi istituzioni museali europee e oltre 20 scienziati, tra entomologi e curatori, utilizzando i Ditteri (l’ordine di insetti che comprende mosche, tafani e zanzare) come gruppo modello per valutarne l’impatto scientifico.

Tra gli organismi conservati, gli insetti rappresentano la quota maggiore, e in particolare i Ditteri (mosche, zanzare e affini) costituiscono un gruppo estremamente diversificato, con oltre 170.000 specie descritte e un numero reale che potrebbe raggiungere milioni. Molti Ditteri hanno un impatto diretto su salute pubblica, agricoltura, allevamento ed ecosistemi: alcune specie trasmettono malattie, altre sono parassiti agricoli, mentre molte svolgono ruoli ecologici essenziali come impollinazione, decomposizione o controllo biologico dei parassiti.

Le 16 collezioni analizzate nell’ambito di questa nuova ricerca custodiscono da sole tra i 26 e i 35 milioni di esemplari. Si tratta di una banca dati formidabile di informazioni morfologiche, ecologiche e genetiche, essenziale per monitorare l’effetto dei cambiamenti climatici sulle popolazioni naturali, studiare su scala evolutiva tali cambiamenti e tracciare tempi e modi di arrivo e diffusione di molte specie aliene invasive.

Le NHCs svolgono anche un ruolo attivo: molte istituzioni conducono progetti di raccolta sul campo, spesso con trappole Malaise, che producono grandi quantità di materiale utile per studi genetici e per la scoperta di nuove specie. La maggior parte delle collezioni è impegnata nella digitalizzazione, essenziale per rendere accessibili dati su distribuzione, habitat, serie temporali e tipi nomenclaturali.

Nonostante il loro enorme valore, le collezioni non riflettono ancora pienamente la diversità reale dei Ditteri, soprattutto per i dark taxa. Per sfruttare appieno il loro potenziale, servono investimenti, collaborazione internazionale e integrazione con altre risorse come GBIF, BOLD e citizen science. Le NHCs restano comunque insostituibili perché forniscono esemplari di riferimento, basi storiche e competenze tassonomiche che garantiscono l’affidabilità dei dati sulla biodiversità.

La vera sfida biologica è che milioni di questi campioni sono conservati ma non ancora studiati, limitando molto il potenziale applicativo delle collezioni museali come strumenti scientifici. Il contributo dei vari musei non è uniforme, ma strettamente complementare: ogni collezione conserva tasselli unici e specifici di un mosaico globale. Perciò, per trasformare questo archivio ancora parzialmente nascosto in una risorsa attiva contro la crisi della biodiversità, lo studio coordinato dalla Sapienza individua cinque priorità strategiche e urgenti. Tra queste rientrano il sostegno al monitoraggio a lungo termine e al deposito di nuovi esemplari, il potenziamento delle infrastrutture per analisi molecolari e imaging, la formazione di personale specializzato, l’incremento dei processi di digitalizzazione e una più efficace condivisione dei dati e delle competenze tra istituzioni.

Riferimenti: Dario Nania, Thomas Pape, Rudolf Meier, Ximo Mengual, Erica Mc Alister, Emily Hartop, Pavel Stoev, Diana Arzuza Buelvas, Robert Douglas, Torbjørn Ekrem, Jostein Kjærandsen, Olavi Kurina, Mercedes París, Rhian Rowson, Elisabeth Stur, Daniel Whitmore, Dominic Wanke, Mattias Forshage, Dave Karlsson, Mårten Klinth, Yngve Brodin e Pierfilippo Cerretti, Untapped Potential of European Natural History Collections of Megadiverse Diptera. BioScience (2026).

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