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Giovani e giornalismo: Lirio Abbate e Claudio Cerasa spiegano come fare informazione in un mondo che cambia forma [14/04/26 pomeriggio]

L'incontro con Lirio Abbate e Claudio Cerasa al Festival della Comunicazione della Sapienza

Questo pomeriggio, la sala convegni della sede di via Salaria è stata teatro di uno dei panel organizzati nell’ambito del Festival della Comunicazione della rappresentanza studentesca Sapienza Futura, sul tema del rapporto tra il giornalismo e i giovani. Gli ospiti del pomeriggio sono stati Claudio Cerasa, direttore del giornale “Il Foglio”, e Lirio Abbate, giornalista d’inchiesta e editorialista per “La Repubblica”. L’incontro ha offerto un importante spunto di riflessione sul mondo dell’editoria contemporanea, soffermandosi sulla passione necessaria a svolgere questo mestiere, sull’evoluzione dei mezzi e sull’impatto delle nuove tecnologie.

Fare giornalismo in un mondo che cambia

Passione, informazione e creatività sono per Cerasa e Abbate i concetti chiave del giornalismo, applicabili a quello di un tempo così come a quello di oggi, ed è stato sottolineato come queste ultime, specie in un contesto di iperinformazione, in cui dilaga l’uso dell’intelligenza artificiale, siano prerogative fondamentali per il mestiere del giornalista. Cerasa, che ha studiato alla Sapienza proprio nella stessa sede di Comunicazione di via Salaria, ha sottolineato come “Chi è mosso da una passione e chi ama il giornalismo sa che ogni occasione è buona per provarci”, evidenziando quanto sia fondamentale cogliere ogni opportunità per entrare in un settore ricco di difficoltà ma pur sempre accessibile. “Oggi ci sono tante opportunità in più rispetto a tanti anni fa. Bisogna solo trovarle”, ha aggiunto, rimarcando la necessità di una forte spinta personale alla base di tutto.

La comunicazione oggi ha aperto lo sguardo a tanti nuovi orizzonti, e il giornalismo odierno non può più limitarsi al formato cartaceo: social, podcast e newsletter sono solo alcuni dei canali di un nuovo panorama al quale, inevitabilmente, ci si deve adattare; il racconto delle mafie e il giornalismo d’inchiesta, oggi, non vengono fatti come in passato, e lo stesso Abbate – che in passato si è occupato di inchieste importanti, come il caso Provenzano o quello di Mafia Capitale – ha sottolineato che bisogna avere cura della notizia e della profondità dell’argomento trattato, fermo restando che adeguarsi ai modi della comunicazione è possibile e doveroso.

 

L’informazione come scelta

Cerasa ha evidenziato la necessità di distinguere tra competenze comunicative online e autentico giornalismo: privilegiare le prime a discapito del secondo può portare a chiudersi in una “bolla” destinata a scoppiare, e inoltre, un buon giornalista può essere un buon comunicatore, ma non per forza viceversa. Chi guida un giornale deve puntare a costruire una comunità; in questo contesto, l’educazione al mestiere passa prima di tutto dall’informazione.

Grazie alle domande dei moderatori sono stati proposti spunti interessanti sulla lettura critica dei contenuti giornalistici e sull’importanza del fare le domande giuste, alla base dell’informazione, che oggi è una scelta, come ha sottolineato Cerasa. “Il modo migliore per educarsi a questo mestiere è informarsi”, afferma Cerasa, mentre Abbate aggiunge che informarsi significa anche “controllare ciò che dice la macchina”, richiamando l’attenzione sui rischi legati all’intelligenza artificiale.

I rischi dell’IA

Proprio sull’intelligenza artificiale si è concentrata una parte significativa del confronto. “Il mondo si divide tra chi usa l’intelligenza artificiale e chi mente”, spiega Cerasa, citando l’esperimento condotto al Foglio con il primo giornale al mondo creato dall’IA. Il rapporto con questa tecnologia deve basarsi sul buon senso: può rappresentare una risorsa utile e aprire un dibattito necessario sul suo ruolo, evitando però che sostituisca completamente il lavoro umano. Questo scenario impone ai giornalisti di rafforzare le proprie capacità comunicative e cognitive, utilizzando la tecnologia come supporto e non come sostituto.

In un contesto in cui l’IA è accessibile a tutti, spesso gratuitamente, diventa essenziale sviluppare un pensiero critico: “In un’epoca in cui la macchina sa dare le giuste risposte, bisogna saper fare le giuste domande”. Il giornalista ha un ruolo importante anche nell’indurre il lettore alla formazione di un proprio pensiero. Il ruolo del lettore è poi quello di non chiudersi nella bolla delle proprie idee (favorita dagli algoritmi dei media che oggi utilizziamo per informarci), ma guardare sempre a chi ha idee diverse.

Allo stesso modo, Cerasa invita a guardare avanti, evitando distinzioni tra lettori di serie A, legati al cartaceo, e lettori di serie B, che si informano attraverso internet, social o podcast. Ciò che conta è la qualità dell’informazione, non il mezzo. In un’epoca dominata da contenuti rapidi e titoli accattivanti, è fondamentale non fermarsi alla superficie, convengono i due giornalisti. “Informarsi ha un costo, ma è un investimento”, conclude Cerasa, ribadendo il valore della conoscenza come elemento imprescindibile per il futuro del giornalismo. La curiosità è, dunque, il filo conduttore imprescindibile del giovane informato e di chi aspira a diventare giornalista, due percorsi che, se coadiuvati dalla passione, possono incontrarsi fino a fondersi.

Intervista Dott. Cerasa

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