“Ho una missione e se pensi che sia una benedizione, non lo è. Significa che ho il dovere di raggiungere un obiettivo molto preciso e questo dovere comporta sacrifici.” Marty è un protagonista pronto a far di tutto pur di ottenere quello che, almeno per lui, è un traguardo. Mettendo costantemente al secondo posto i bisogni altrui, credendo di essere in grado di offenderne l’intelligenza. Nonostante Marty sia un personaggio spregiudicato, lo spettatore non volta lo sguardo neanche per un secondo, ritrovandosi immerso nella sua storia.
Non è un film sul ping-pong. Presenta una sceneggiatura molto complessa e stratificata, dentro la quale gli spettatori vengono catapultati irriverentemente dal protagonista. Attraverso il pretesto e la metafora della sua ossessione per la competitività e la sua ambizione spudorata, trascina chi guarda in una serie di avventure e storie intrecciate grazie ad un gioco di ibridazione di generi, toccando, così come analizza il docente di Storia del Cinema e YouTuber Matteo Fumagalli, alcuni elementi del pulp sino ad arrivare al genere gangster. Al centro vi è la mente del protagonista, il quale risulta il vero e affermato villain dell’intera storia. Il suo carattere insolente e la sua astuzia portano lo spettatore talvolta a ridere di lui e altre a ridere con lui. L’espediente immersivo e di coinvolgimento verso il protagonista è incoraggiato da come si presenta Marty davanti alla cinepresa: l’uso di alcune piccole protesi facciali applicate sull’attore Timothée Chalamet che evidenziano delle imperfezioni sul suo volto e l’utilizzo di costumi che rendono il suo corpo molto mingherlino aiutano lo spettatore, inconsapevolmente, ad empatizzare con Marty.
La colonna sonora scelta dal regista Josh Safdie e curata da Daniel Lopatine ha regalato al film un quid in più, ipnotizzando lo spettatore sin dalla prima scena. Forever young di Alphaville, Change e Everybody Wants to Rule the World di Tears for Fears sono solo alcune delle scelte musicali anacronistiche tra un’ambientazione degli anni Cinquanta del Novecento e delle canzoni in pieno stile New Wave degli anni Ottanta, seguendo l’onda artistica già sperimentata da altri registi d’autore come Sofia Coppola, nel suo Marie Antoinette.
Marty Supreme è un film con tanti livelli di lettura, non vuole essere moralista ma neanche amorale. Mostra a chi guarda gli aspetti più viscerali della natura umana, quella più ostinata e disperata, rivelandosi un testo aperto che accompagna lo spettatore fuori dalla sala cinematografica con una propria riflessione.
