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1 febbraio 1945: il decreto legislativo che cambiò la vita delle donne

Primo febbraio 1945. Una delle importanti date storiche da ricordare nel nostro Paese, un giorno in cui per le donne italiane qualcosa cambiò definitivamente, uno di quei giorni che rappresentano il culmine di anni e anni di lotte e rivendicazioni.
Esattamente 81 anni fa, come ieri, domenica 1 febbraio 2026, il nostro Paese riconosceva alle donne di età superiore ai 21 anni il diritto di votare.
A sancire il suffragio universale fu un decreto firmato da Umberto II di Savoia durante il governo di Ivanoe Bonomi: la norma fu emessa il 31 gennaio e pubblicata, appunto, il primo febbraio.

Rivolgendo la sguardo a pochi giorni prima dell’emanazione del decreto legislativo, il 20 gennaio 1945 Togliatti scrisse una lettera a De Gasperi nella quale affermava che fosse necessario porre la questione del voto alle donne nell’imminente consiglio dei ministri. A tale lettera De Gasperi rispose, affermando: “Ho fatto più rapidamente ancora di quanto mi chiedi. Ho telefonato a Bonomi, preannunciandogli che lunedì sera o martedì mattina tu e io faremo un passo presso di lui per pregarlo di presentare nella prossima seduta un progetto per l’inclusione del voto femminile nelle liste delle prossime elezioni amministrative. Facesse intanto preparare il testo del decreto. Mi ha risposto affermativamente”.

Infatti, il 30 gennaio 1945, nella riunione del Consiglio dei Ministri, come ultimo argomento, si discuteva del voto alle donne. La questione fu esaminata con poca attenzione, ma la maggioranza dei partiti (a esclusione di liberali, azionisti e repubblicani) si dimostrò favorevole all’estensione: il primo febbraio 1945 venne ufficialmente emanato il decreto legislativo luogotenenziale n. 23 che conferiva il diritto di voto alle italiane che avessero almeno 21 anni. Nonostante ciò, vi erano ancora alcune restrizioni, infatti le prostitute schedate che lavoravano al di fuori delle case dove era loro concesso di esercitare la professione non avevano ancora tale diritto.

Il decreto Bonomi, tuttavia, non faceva menzione dell’elettorato passivo, cioè della possibilità, per le donne, di essere votate. Dovette trascorrere poco più di un anno prima che esse potessero godere dell’eleggibilità che veniva conferita alle italiane di almeno 25 anni dal decreto n. 74 datato 10 marzo 1946: da questa data in poi le donne potevano considerarsi cittadine con pieni diritti.

In realtà, la prima prova sul campo della nuova legge furono le amministrative della primavera del 1946, a cui le donne risposero con partecipazione ed entusiasmo: l’affluenza femminile raggiunse infatti quasi il 90%. A livello nazionale poi le donne votarono per la prima volta il 2 giugno del 1946 al Referendum istituzionale su monarchia o repubblica e per le elezioni dell’Assemblea costituente.

Questa rimarrà nella storia del nostro Paese una data da ricordare e celebrare con grande entusiasmo, seguito peró dalla consapevolezza che, ancora oggi, ogni passo verso la parità di genere non è mai l’ultimo e il definitivo ma è solo un tassello da aggiungere nella grande lotta che da decenni ci precede e che deve continuare a far sentire la sua voce: a casa, sui posti di lavoro, in politica, nello spettacolo… e in qualsiasi luogo in cui le donne non possono e non devono alzare la loro di voce per farsi sentire e rispettare.

Ludovica Scardia

 

 

 

 

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