“Women Up”, il progetto transmediale che prende vita dal pensiero di Carla Lonzi

“Women Up”, il progetto transmediale che prende vita dal pensiero di Carla Lonzi

Roma, 2 marzo 2022Women up è un progetto che si ispira alle opere della scrittrice, critica d’arte e femminista Carla Lonzi, oggi consultabili presso l’Archivio digitale. Il progetto, incluso all’interno del grande laboratorio condiviso Roma racconta… educare alle mostre, educare alla città, si articola in numerose iniziative che mirano a valorizzare le artiste della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma che, sotto la direzione della storica dell’arte Cristiana Collu, non si limita più alla realtà museale, ma coinvolge diversi piani transmediali, grazie anche alla collaborazione con Google Arts & Culture, con lo scopo di far emergere il valore e la spinta propulsiva delle donne nell’ambito dell’arte e delle politiche culturali. Il progetto raccoglie al suo interno 162 storie, 16000 immagini, video e podcast organizzati nella libreria multimediale.

La Professoressa Mihaela Gavrila, dal 2010 componente dell’Unità di Ricerca GEMMA, Gender and Media Matters, fondata dalla Professoressa Milly Buonanno, è intervenuta in occasione dell’incontro svoltosi online, fornendo il punto di vista di un’esperta nel campo della sociologia. La  docente ha sottolineato l’importanza dell’ibridazione tra saperi, mondi, generi e persone, per realizzare quella che il sociologo Luciano Gallino definiva la «sociologia del possibile». Proprio dall’incrocio tra la natura intrinseca della comunicazione, che scommette sulla conoscenza e sul sapere, rendendosi fautrice di un cambiamento dell’atteggiamento e del comportamento, e dell’arte, che costituisce un importante strumento di vocazione trasformativa, si sviluppa una riflessione necessaria sul ruolo dell’arte e del museo.

Il museo distrugge le sue barriere architettoniche, realizzando la falsa utopia del museo fuori dal museo: nelle strade, nelle piazze e nelle coscienze, contro la musealizzazione dell’arte, concretizzando il «museo sala-parto» teorizzato da Umberto Eco. In questi momenti di crisi della vita urbana è necessario ripensare e ampliare la nozione di “città” che, come ci ricorda Italo Calvino, è un luogo di scambio, di parole, di desideri e di ricordi. Al centro il valore della cultura, che è fondamentale all’interno di percorsi di city diplomacy. Lo spazio urbano modella e fa emergere la promozione dei diritti umani; tutto questo porta a una rivalutazione delle tradizionali caratteristiche del soft power, che vede l’emergere di una leadership femminile capace di generare pratiche di governance.

In questa nuova ondata femminista internazionale che ci coinvolge, è necessario sfruttare questi importanti strumenti per creare un nuovo femminismo anticapitalista, antirazzista ed ecosocialista. Cristiana Collu, nella sua introduzione al volume che raccoglie l’ultima collezione della Galleria, esorta le «ragazze disobbedienti» a «prendersi cura del mondo», poiché «se la prima donna che Dio ha creato fu tanto forte da mettere il mondo sottosopra da sola, tutte queste insieme saranno capaci di rigirarlo e rimetterlo in piedi» ma, per far sì che questo accada, è necessario scommettere sul futuro, rappresentato dalla collaborazione tra diversi elementi anche molto diversi tra di loro, seguendo il principio «le radici devono avere fiducia nei fiori», della filosofa María Zambrano.

Cristiana Collu si è impegnata in prima persona in questo senso, rivolgendo le sue attenzioni alle donne, al femminismo e alla riflessione su questi temi, organizzando molti eventi che hanno scosso l’opinione pubblica e la critica, come l’idea di avviare un percorso di ricerca sulle donne attraverso un concorso di bellezza per le opere d’arte, il Museum Beauty Contest. L’obiettivo era quello di assegnare un premio al soggetto artistico più bello prendendo in considerazione aspetto fisico, portamento e atteggiamento indipendentemente dallo stile e dalla qualità tecnica delle opere. Questo progetto è apparso anche in televisione, all’interno di un talent show. Dal punto di vista della critica il risultato è stato disastroso, ma l’esperimento transmediale ha messo in comunicazione due istituzioni: il museo e la televisione, permettendo a un vasto pubblico di entrare in contatto con una realtà alla quale non era abituato. Questo potente strumento può e deve essere utilizzato per dar voce a chi è sempre stato messo a tacere dalla storia.  «L’arte dovrebbe avere uno sguardo costruttivo, integrato, fatto di contaminazione, di fertilizzazione tra saperi, tra conoscenza, conoscenze e soggettività della sfera intima e sociale non solo delle donne, ma delle persone» – ha concluso la Professoressa Gavrila.

All’indirizzo g.co/womenup è possibile esplorare online i contenuti della collezione della Galleria Nazionale, scoprire l’Archivio Carla Lonzi e la nuova mostra Io dico Io – I say I.

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