Abbiamo veramente bisogno degli asterischi o dello dello shwa?

Abbiamo veramente bisogno degli asterischi o dello dello shwa?

Roma, 12 marzo 2022. Si è tenuto nella serata di ieri, presso l’aula III dell’edificio di matematica dell’Università La Sapienza, il dibattito pubblico intitolato ‘Abbiamo veramente bisogno degli asterischi o della shwa?’. A moderare/provocare le opinioni è stato presente il professor Marco Stancati, curatore dell’evento, il quale ha deciso di affidare il tema al dibattito, affinché fosse possibile elaborare un ascolto empatico, e per sbloccare quell’arrugginimento delle interazioni causato dalla pandemia.

Alla base di questo dibattito troviamo la non foneticità dell’asterisco, in risposta alle varie e-mail
ricevute nell’ultimo periodo e scritte con un linguaggio inclusivo come “buongiorno a tutt*” o “car* tutt*”. C’è chi detesta queste “violenze alla lingua” e chi le applaude. Esistono varie petizioni online come quella di Massimo Arcangeli, le quali però diventano dichiarazioni di guerra a causa di toni aggressivi.

È quindi necessario ascoltare i pareri di generazioni diverse a riguardo per comprendere i possibili sviluppi futuri. Per garantire una lettura obiettiva ed imparziale verranno riportati gli interventi e le provocazioni che più hanno acceso questo dibattito, così come sono stati esposti.

Intervento 1.
“Dietro la forma c’è anche la sostanza. Dobbiamo batterci per i contenuti o lottare per la forma?”

Intervento 2.
“Le parole costruiscono le forme del mondo. Per trovare formule italiane inclusive, serve la volontà.”

Marco, per rispondere a questi temi, cita l’Accademia della Crusca, la quale parla di sovrapposizione tra genere sessuale e genere grammaticale e dell’uso sessista del linguaggio.

Intervento 3.
“C’è un nesso tra lingua e cultura.”

Marco cita nuovamente l’Accademia della Crusca, secondo la quale la lingua evolve ed è fatta dai parlanti e dagli scriventi.

Intervento 4.
“La comunicazione avviene anche fisicamente, tramite i neuroni a specchio.”

Marco replica citando la frase “le parole non hanno sesso”.

Intervento 5.
“Sono oggettivamente non binario. Esistono solo individualità e non categorie. È necessario combattere per sovraestendere il femminile e non il neutro, privo di senso. Il politicamente corretto N E U T R A L I Z Z A.”

Per concludere il dibattito Marco asserisce ai presenti quanto l’individualità conta nel proporre una percezione e che non esistono percezioni giuste o sbagliate, in quanto le percezioni sono dati di fatto. Le percezioni esistono, ci sono persone che la pensano in quella maniera e non possono essere cancellate.

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