Continuano i disordini in Venezuela

Continuano i disordini in Venezuela

Dopo un mese di proteste i venezuelani si trovano al centro di una guerra civile. Tutte le sere si attendono le informazioni riguardanti l’organizzazione della prossima manifestazione. Sta ormai diventando una ruotine giornaliera: svegliarsi, guardare le notizie, farsi la doccia, mettersi qualcosa di comodo e con cappello addosso, la bandiera in mano, fare una preghiera e uscire di casa, pronti per affrontare un’ulteriore giornata di lotta per i propri diritti.

Le proteste riuniscono migliaia di persone in piazza nelle più importanti città del paese, e non solo, e sono guidate dal partito d’opposizione, che cerca di trovare una via democratica di uscire del regime quasi dittatoriale imposto dal presidente Nicolas Maduro e il suo gabinetto. Il primo maggio Maduro ha annunciato in televisione nazionale che avrebbe chiamato alla formazione di un’Assemblea Nazionale Costituente con lo scopo di modificare la costituzione che nel 1999 l’ex Presidente Chávez aveva soscritto, al fine di “raggiungere la pace”.

Potrebbe suonare come qualcosa di normale e legale, perché secondo l’art. 347 della Costituzione, il potere costituente appartiene al popolo, per cui ha il diritto di decidere se si vuole cambiare la costituzione. Ma qui arriva la trappola. Secondo il processo stipulato dall’attuale costituzione, si deve fare un referendum per sapere se il popolo vuole la formazione dell’Assemblea costituente, poi si devono candidare i costituenti, fare campagna e conseguire i voti del popolo; dopo le modifiche pertinenti si richiama il popolo a votare e attraverso un ulteriore referendum si sceglie e formalizza la nuova costituzione. Questa volta, Maduro è stato colui che ha chiamato la Costituente senza prima richiedere approvazione del popolo, e ha deciso lui chi sarebbero il presidente, il vice presidente e i leader, oltre a proporre la scelta di 500 rappresentanti da cui 250 saranno scelti dai ceti sociali più bassi (dove c’è più supporto al governo) e gli altri dai Municipi, assicurandosi così di vincere e do poter controllare il futuro del paese. Questa azione è stata vista come anti-costituzionale e come una frode ed ha innescato ancora di più le manifestazioni. Le proteste non si fermano da giorni, non c’è un giorno di riposo per i venezuelani che hanno la speranza di vedere libero il proprio paese attraverso le manifestazioni in piazza, che se una volta erano pacifiche oggi non lo sono più.

Si potrebbe dire che si è al centro di una guerra civile e che si vive una guerra asimmetrica per combattere un regime dittatoriale. Anche se i civili dell’opposizione nella sua maggioranza non sono armati, portano delle armi bianche come mezzo di protezione e cercano di far bruciare i blindati della polizia con delle molotov, riuscendoci quasi ogni volta. Ci sono anche degli scontri non con gli organi ufficiali di protezione (che anziché proteggere reprimono) ma con gli altri civili della fazione opposta. Le azioni svolte dalla polizia e dai militari sono costate la vita a più di 37 venezuelani, quasi tutti giovani studenti, e la detenzione di oltre 1200 persone, che si sommano ai più di 100 prigionieri politici che ci sono. Inoltre si stanno voltando le spalle alle richieste della comunità internazionale: sono tanti i paesi che si stanno pronunciando per solidarietà; tuttavia, per rispettare i principi di non ingerenza e autodeterminazione, i discorsi cadono nel vuoto ed il Venezuela si allontana ogni volta di più dagli organismi internazionali.

Oggi, per la mancanza di libertà di espressione, i social network sono diventati il mezzo di informazione più affidabile per i venezuelani. Gli influencer cercano di raccontare ogni successo nelle città e a diffondere la voce di quelli che hanno bisogno di medicine ma non sanno più come trovarle, perché nelle farmacie manca oltre l’80% dei medicinali e se si trovano sono spesso impossibili da comprare perché l’80% della popolazione è in stato di povertà (fonte: UCAB).  Si vedono molti video che accusano le atrocità commesse dalla Guardia e la Polizia Nazionale Bolivariana, dai colectivos e i milicianos (civili armati dal governo) e mostrano le risposte del popolo, oltre a far vedere come la gente comunque non si stanca ed è decisa di rimanere in piazza, aspettando il cambio, lottando per un domani migliore.

Per informazioni aggiornate usare gli hashtags con la data (#3M per 3 maggio), #ViralizaLaDictadura #SOSVenezuela #HackeMateAMaduro e seguire sui social @venezuelalucha

Maria Victoria La Terza

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