Un Paese ci vuole: la sociologia italiana tra crisi, media e terrorismo

Un Paese ci vuole: la sociologia italiana tra crisi, media e terrorismo

La mattina di mercoledì 18 ottobre si è svolta la prima parte della terzultima giornata della Settimana della Sociologia in Sapienza, in programma presso il Centro Congressi della sede del CoRis a via Salaria 113 dal 13 al 20 ottobre. Il tema del giorno era “Un paese ci vuole: la Sociologia di fronte alla crisi italiana” e prevedeva interventi e dibattiti divisi per panel in base all’argomento specifico. La conferenza si è aperta con i saluti istituzionali e gli spunti introduttivi, coordinati da Raffaella Messinetti, preside della Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione. In particolare Renato Mesiani, prorettore vicario dell’ateneo, ha rimarcato l’eccellenza nazionale della comunità sociologica della Sapienza e la necessità di un dialogo comune come risposta alla complessità sociale. Enza Caporale, Vicario della Prefettura di Roma, ha sottolineato l’urgenza di una comunicazione di emergenza più dinamica e tempestiva, mediante un maggior uso dei nuovi media e della prevenzione tecnologica. Quindi sono intervenuti Bruno Mazzara, direttore del Dipartimento CoRis, che ha introdotto i concetti di sociologia e scienze sociali, sempre più trasversali e in comunicazione con organizzazioni e persone, e Sandro Bernardini, direttore del Dipartimento Disse, che ha lodato la collaborazione interdisciplinare e la vicinanza tra i dipartimenti di Comunicazione, Scienze Sociali ed Economiche.

Il tema successivo erano le parole chiave della giornata, presentate e approfondite da Mihaela Gavrila, docente del Dipartimento CoRis: tra le più rilevanti figuravano la Sociologia come lente di ingrandimento della società, il futuro come possibilità di speranza, e la cultura come bene comune a fondamento della democrazia. È poi arrivato il momento del confronto vero e proprio, intitolato “Gestire la paura con i media: fiducia, insicurezza e gestione del terrore” e diviso in due panel differenti. Il primo, dal nome “Italiani: paura, fiducia e sfiducia nelle istituzioni”, era coordinato da Franca Faccioli, docente del Dipartimento CoRis, che ha introdotto gli argomenti del dibattito focalizzandosi in particolare sull’astensionismo politico, la partecipazione e il dialogo istituzionale in Italia. Ha quindi preso la parola Roberto Baldassari, presidente dell’Istituto Piepoli, che ha esposto i risultati di un sondaggio d’opinione sulla sfiducia nel sistema paese, che evidenziano una minore propensione al voto, accompagnata da una sfiducia generale nella classe politica italiana di oggi e da una forte dicotomia tra politica locale e nazionale. In seguito sono intervenuti anche i due discussant: Antonio Cocozza, docente dell’ Università Roma Tre, rifacendosi ai dati Istat e Censis, ha sottolineato la consistenza della crisi vissuta adesso dalle istituzioni, a cui bisogna porre rimedio con un rilancio del ruolo di sindacati e corpi intermedi, coadiuvato dalla creazione di reti solidaristiche, come auspicato già più di cent’anni fa da un grande della sociologia come Durkheim; Fabrizio Martire, invece, professore del Dipartimento CoRis, si è concentrato sul concetto di fiducia e sul significato datogli dagli intervistati della ricerca, citando Simmel e la distinzione tra fiducia interpersonale e generalizzata.

Il secondo panel, intitolato “Il mediaterrorismo come serial: prime attività della Ricerca Nazionale PRIN sulla percezione del terrorismo a confronto con esperti e stakeholder”, era invece presentato da Daniela Orsello, giornalista Rai, che in apertura ha parlato dell’importanza del ruolo del giornalismo informativo e della sociologia, che deve scendere in campo contro la “società della paura”. Dopo sono intervenuti Mario Morcellini, commissario dell’Agcom, che ha evidenziato l’importanza della Settimana della Sociologia, in grado di creare apertura  e incontri tra temi e sensibilità diverse, e ha affrontato l’argomento immigrazione, ultimamente fin troppo collegato a vicende di cronaca nera, e di nuovo Mihaela Gavrila, che ha spiegato cosa è necessario fare per contrastare le rappresentazioni mediali della paura e del terrorismo, spesso portatrici di ipertensione comunicativa e responsabili della diffusione sociale dell’incertezza, approfondendo anche le modalità narrative della televisione e il loro effetto sul pubblico. In seguito hanno parlato Ludovica Malknecht, docente dell’Università Europea di Roma, in merito alle contronarrazioni per combattere il terrorismo e alla loro valenza, l’avvocato Barbara Varchetta, riguardo l’informazione e le fake news del web viste dagli USA, Paolo Liguori, direttore del TGCom, occupandosi di prevenzione e informazione alternativa, e infine Giampiero Gramaglia, giornalista, sul ruolo e il compito dei cronisti oggi e il rapporto tra forma narrativa e società. Le conclusioni della mattinata sono state affidate a Mario Morcellini, che ha affermato che non bisogna studiare il terrorismo focalizzandosi su di esso ma piuttosto sulla sua rappresentazione, in modo da lavorare sulla parola sicurezza per la società e non sopravvalutare gli attentati per come sono raccontati dai media.

Jacopo Andrea Panno

 

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