Come un gatto in tangenziale ritorno a Coccia di Morto, risate assicurate ma anche riflessioni

Come un gatto in tangenziale ritorno a Coccia di Morto, risate assicurate ma anche riflessioni

Il nuovo film che fa divertire e riflettere: vivere la diversità come una ricchezza

È ormai uscito da giorni al cinema il sequel di “Come un gatto in tangenziale” parliamo di “Come un gatto in tangenziale ritorno a Coccia di Morto” il film di Riccardo Milani con protagonisti Paola Cortellesi, nei panni di Monica e Antonio Albanese, nei panni di Giovanni. Anche questa volta, il film si conferma ironico, simpatico ma anche molto riflessivo. Se il primo film ci ha fatto comprendere quanto sia difficile, almeno inizialmente, instaurare un rapporto con chi almeno apparentemente è molto diverso da noi, con il secondo comprendiamo che non dobbiamo mai fermarci alle apparenze per il semplice fatto che, è possibile sentirci compresi e amati anche da chi conduce uno stile di vita molto diverso dal nostro. Ricordiamo le differenze tra i due: Monica abita nella periferia romana in un palazzo squallido mentre Giovanni ha una bellissima casa in centro; giornata ideale di Monica per staccare è a Coccia di Morto, una località balneare ben diversa rispetto Capalbio, dove Giovanni è solito ad andare; Monica è una mamma che ha cresciuto un figlio da sola e si è occupata delle sorelle con qualsiasi lavoro umile purché legale mentre Giovanni è un intellettuale, che si occupa di teorizzare forme di sostegno e utilizza i fondi europei per migliorare le condizioni delle periferie romane.

Si sono conosciuti grazie al fidanzamento dei figli, un fidanzamento non adeguato secondo i genitori protagonisti Giovanni e Monica, per un motivo molto evidente: provenienti da famiglie troppo diverse. Mentre Monica ripete al figlio che di quella gente non si fida; Giovanni non esita a sottolineare alla figlia “una come te quando gli ricapita” dunque un fidanzamento che deve finire presto secondo i loro genitori. Mentre sono impegnati a seguire i figli per limitare i danni di un fidanzamento non appropriato, sono proprio loro, Monica e Giovanni ad innamorarsi, anche se la loro storia è destinata a durare come un gatto in tangenziale ed entrambi lo sanno bene.

Ma il sequel smentisce ogni pregiudizio, quando c’è un sentimento sincero e ammirazione verso l’altro una storia può durare molto più di come un gatto in tangenziale. Nel secondo film, i due sono pronti anche a superare i propri limiti e i loro stereotipi; infatti, Monica solita a ripetere che “con la cultura non si mangia” comprende quanto invece sia importante per conoscere il mondo mentre Giovanni che da sempre si è sentito un attivista per risolvere problemi ai vulnerabili della società, capisce che mentre lui pensa ai problemi della società dall’alto c’è gente come Monica capace di fare del bene sul campo, non per lavoro ma per modo di essere. Entrambi possono imparare tanto dall’altro, la spontaneità di Monica si sposa molto bene con l’educazione di Giovanni, tanto da portare il pubblico a riflettere su quanto sia importante non giudicare un libro dalla copertina. I due protagonisti attraverso le loro avventure ci portano a riflettere ma tutto in chiave ironica. Tra risate e momenti esilaranti il film propone una chiave di lettura per considerare la diversità un arricchimento personale. Forse un amore che sboccia tra persone appartenenti a status differenti è un amore che merita di durare di più di come un gatto in tangenziale.

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