Tolleranza zero… Parliamone. Contro la violenza sulle donne.

Tolleranza zero… Parliamone. Contro la violenza sulle donne.
      191126-Intervista Don Aldo Bonaiuti
      191126-Intervista Ewa Planik

Titolo diretto e chiaro per la giornata di confronto e dibattito alla Sapienza contro la violenza sulle donne organizzata dalla Cisl in cui sono intervenuti gli esperti Don Aldo Bonaiuti della Comunità Papa Giovanni XXIII e la Dot.ssa Barbara Calabrese , criminologa e sociologa.

Ha introdotto la moderatrice Floriana Isi che, dopo le presentazioni di rito, ha passato la parola per il primo intervento alla Cordinatrice Donne Cisl Ewa Planik, che ha fornito un eloquente spaccato di numeri e percentuali in Italia su due delle tante tipologie della violenza esercitata sulle donne : quella sessuale e quella dello sfruttamento della prostituzione.

– 7 milioni di donne vittime di abuso;

– 400 casi di stupro e tentato stupro all’anno;

– 1 milione e 400 mila donne vittime di ricatti a sfondo sessuale ;

– solo nello scorso 2018 ci sono stati 142 femminicidi di cui 12 nel Lazio;

-120 mila vittime di tratta (65% in strada e13% minorenni).

Da qui nasce l’impegno del sindacato insieme alla comunità “ Papa Giovanni XXIII”, nel portare avanti la petizione “Questo è il mio corpo”. Questa vorrebbe chiedere al governo italiano (silente dal lontano 1958 con la legge Merlin), di approntare una normativa in difesa e tutela delle donne, basata sul “Modello Nordico” , presente in Svezia dal 1999. Modello che ora è in uso in Finlandia, Danimarca e anche in Francia dal 2017, anteposto a quello della “Legalizzazione della prostituzione” in vigore in Olanda e Germania; entrambi partono dalla legge di mercato “domanda genera offerta”.

Il Modello Nordico punta ad abbattere la domanda sanzionando il “cliente” e sperando nella sparizione dell’offerta. La “Legalizzazione”, dal suo canto, punta a regolamentare la figura della prostituta agendo maggiormente sulle dinamiche dello sfruttamento. Purtroppo e indipendentemente dalle proprie convinzioni, il triste dato di fatto che rimane è che il corpo di una donna è merce e l’atto sessuale uno sfogo di istinti fisiologici o un servizio.

La parola poi è passata al responsabile della Comunità Papa Giovanni XXIII, Don Aldo, prete di frontiera e di strada, il quale da molti anni si fa carico in prima persona di operare nei luoghi della prostituzione, di instaurare un rapporto di fiducia con le giovani e quindi di aiutarle. La sua diretta testimonianza e la proiezione di un documentario, hanno lasciato commossa e attonita tutta la platea, ma non totalmente inconsapevole del problema, e quel che è più importante, non indifferente. Il sacerdote ha raccontato che i dolori più grandi di queste donne non scaturiscono dalle violenze fisiche e sessuali, ma dalle sensazioni di invisibilità e indifferenza delle persone tra cui provano a sopravvivere e dalla paura che le loro famiglie possano subire ritorsioni da parte dei loro aguzzini in caso di fuga o ribellione. A ciò c’è da aggiungere il senso di vergogna nel caso qualcuno, al loro paese di origine, venga a conoscenza del loro del destino.

Gli altri, gli indifferenti, sono anche la coppia di fidanzati che decide di chiudere in bellezza una serata andando a schernirle o un gruppo di amici annoiati, che vanno a tirargli oggetti o a sputargli addosso per passare il tempo.

In italia, la maggior parte delle prostitute è di origine sud africana e slava. Entrambe le aree geografiche sono accomunate da un basso tenore di vita e scarso controllo sull’istruzione. Non è infrequente che siano le stesse famiglie a venderle, perchè costituiscono solo un peso. Questo dimostra come lo sfruttamento della prostituzione sia un fenomeno diffuso e radicato nella cultura mondiale che, da secoli, permette di considerare la donna come oggetto e merce di scambio.

Non stupisce che risalga al 2011 la firma, da parte di tutti gli stati membri dell’UE, della Convenzione di Instanbul, Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta anche domestica contro la violenza sulle donne, la quale obbliga i paesi a prevenire e qualificare come reato tutte queste forme di accanimento, a proteggerne le vittime e a perseguirne i responsabili.

Il seminario è continuato con l’intervento della Dot.ssa Calabrese, sociologa e criminologa la quale ha introdotto un’altra sfaccettatura della violenza sulle donne che nel nostro mondo occidentale, non è solo a sfondo sessuale o fisico ma, anche sociale e culturale. Essa si declina come violenza psicologica, prevaricazione intellettuale sia a lavoro che in famiglia e ancora come disuguaglianza retributiva e disparità di genere. Inoltre, ha spiegato dettagliatamente la sociologa che non può esistere l’identikit del violento, del prevaricatore. Ha, quindi, dato degli elementi tecnici, diversificando tra atteggiamenti violenti, rabbiosi e patologie; la deriva dall’incapacità di esprimere una sensazione, perchè non ci è stato insegnato da bambini e l’impossibilità, una volta adulti a cercare da soli il modo giusto di dare voce a tutte le legittime sensazioni e sentimenti che abitano la nostra interiorità. È dalla non educazione che scaturiscono atti come: la mortificazione dell’atto e nell’atto sessuale, lo scherno, la sottomissione, la discriminazione di genere, la sudditanza psicologica.

Non si nasce assassini, ha spiegato la relatrice, si tratta di persone che potremmo definire normali, non necessariamente devono essere state a loro volta vittime di abusi e violenza, “semplicemente” nessuno ha potuto o voluto insegnargli a esprimersi.

Ultimi a intervenire sono stati la Coordinatrice Nazionale Donne Cisl Liliana Ocmin e il Segretario Cisl Enrico Coppotelli per illustrare i servizi erogati gratuitamente a favore delle vittime. Essi comprendono: sportelli d’ascolto, assistenza legale e indirizzo all’inserimento al lavoro.

L’occupazione rimane, ora o come negli anni 70′ significato di emancipazione, libertà e speranza di una vita migliore, per alcune mentre per altre è l’inizio di una lotta per la parità di genere quotidiana.

E’ fondamentale informare, formare, confrontarsi e agire, fare tutto questo insieme, donne e uomini scambiando solidarietà e comprensione. Questo il messaggio del Dot.re Coppotelli a conclusione del seminario.

 

 

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