‘The power of fashion, cultural history, communication’: un viaggio attraverso la storia della moda

‘The power of fashion, cultural history, communication’: un viaggio attraverso la storia della moda

Martedì 11 maggio, presso il Palazzo del Rettorato della Sapienza, ha preso il via ‘The power of fashion, cultural history, communication’, conferenza internazionale promossa dalla Fondazione Roma Sapienza, l’Istituto Culturale Romeno e il Dottorato in Storia d’Europa che si pone l’obiettivo di esaminare le diverse prospettive della moda nell’ambito del contesto internazionale. Dopo una prima parte dedicata ai saluti e all’introduzione ai lavori, a cui hanno partecipato tra gli altri Antonello Folco Biagini(presidente Fondazione Roma Sapienza), Eugenio Gaudio(Magnifico Rettore della Sapienza) e Alessandro Saggioro(Coordinatore Dottorato Storia dell’Europa), si è passati ad analizzare le origini della moda, contestualizzando poi il fenomeno nell’età moderna. In tal senso, importante è stato l’incontro organizzato nel primo pomeriggio all’interno dell’Aula Organi Collegiali, in cui diverse personalità sono intervenute per esporre le loro idee in merito. Ad aprire il dibattito è stato l’architetto Massimiliano Locatelli, che ha aperto il suo discorso parlando della ‘casa in 3D’, una nuova tecnologia in grado di costruire un’abitazione a costi ridotti con una stampante in scala gigante e un cemento apposito, dando spazio all’immaginazione e alla libertà delle scelte. Dopo aver parlato dell’evoluzione dello spazio commerciale, con un accenno al fenomeno dello shopping online, l’architetto si è soffermato sul fenomeno della chiesa sconsacrata di San Paolo Converso a Milano, luogo capace di subire diversi mutamenti fino a diventare uno studio di architettura personale dotato di quattro piani. Seguendo la tesi secondo cui “lo spazio cambia a seconda della lettura dell’artista“, Locatelli ha mostrato al pubblico presente alcune opere significative, come quella dell’artista pakistano Azan Raza, autore del famoso campo da tennis costruito all’interno dell’Aula dei fedeli, e quella di Will Benedict, capace di realizzare un pavimento a specchi dando l’illusione di uno spazio raddoppiato.

Importante è stato anche l’intervento di Giovanna Motta, che ha voluto fare una panoramica dei colori usati dagli artisti del passato, in particolare il nero, mostrando attraverso le immagini il cambiamento: dal quadro di Carlo V di Tiziano, fino a quello di Margherita di Savoia e Lutero, la professoressa ha parlato dei nero rinascimentale come simbolo di potere politico, morale, etico, ribadendo la successiva rottura della simmetria in epoca barocca. Non meno significative le parole di Maria Caterina Federici, che ha proiettato virtualmente il pubblico in pieno Ottocento, presentando una inedita lettura di Vilfredo Pareto: la professoressa ha messo in risalto la visione inusuale del famoso studioso, capace di esprimere disprezzo verso la nudità della donna, considerata da lui stesso un ‘gingillo’ capace di appagare desideri sessuali. A concludere il primo dibattito è stato Andrea Carteny, che ha voluto compiere una comparazione della moda maschile e femminile di inizio 900′, raccontando il rapporto d’amore tormentato tra Ricciotto Canudo, famoso musicologo e drammaturgo dell’epoca, e Valentine De Saint Point.

La giornata è proseguita con l’evento ‘I metodi della ricerca’, moderato dal professore della Sapienza Marco Cilento. L’incontro è stata un’occasione di confronto per le professoresse di alcuni importanti Atenei italiani che si sono soffermate sulla dimensione metodologica della moda: da Marianna Boero(Università di Teramo), che si è concentrata sulla visione di Barthes, passando per Valentina Grassi(Università Napoli Parthenope) e Maria Cristina Marchetti(Università La Sapienza), che hanno evidenziato il pensiero di Simmel, fino a Francesca Romana Lenzi(Luiss), che ha messo in luce le varie dicotomie legate alla moda. A concludere il dibattito è stata poi Bianca Terracino, capace di catturare l’attenzione del pubblico in sala con una presentazione accattivante del fenomeno Havaianas, prime infradito brasiliane, simbolo di status sociale, con una forte presenza stereotipata legata all’ozio e al tempo libero.

Andrea Celesti

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