Stato di diritto e diritti fondamentali durante l’emergenza sanitaria

Stato di diritto e diritti fondamentali durante l’emergenza sanitaria
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Il 25 Novembre 2021 è stato organizzato a Roma presso il dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale un convegno su “Stato di Diritto e Diritti fondamentali al tempo della Pandemia”.
Tutti i relatori, i cui interventi sono stati esposti in lingua inglese, ruotavano intorno ad una questione fondamentale: definire la sottile linea oltre la quale le misure finalizzate alla protezione della salute pubblica rischiano di trasformarsi in violazioni di Stato delle libertà personali.

A Novembre 2019 venne registrato il primo paziente in Cina e il 31 Dicembre 2019 La Cina comunicò all’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) la positività di nuovi pazienti affetti da una malattia altamente infettiva causata da un nuovo ceppo di Coronavirus nella provincia di Wuhan.

Tra Dicembre 2019 e Gennaio 2020, furono registrati circa 425 casi e a Gennaio 2020 l’OMS identificò il nuovo Coronavirus denominato Sars-CoV-2 2019-nCov.

Nessuno l’avrebbe mai immaginato, ma da un momento all’altro la nostra vita è cambiata radicalmente.

Lockdown, DaD, mascherine, distanziamento sociale, coprifuoco, parole che hanno prepotentemente preso la scena, come attrici di teatro che si muovevano seguendo un copione scritto da altri sul palco della nostra vita, al punto da decidere per noi come festeggiare un compleanno, se, quando e come incontrare i nostri cari, uscire di casa, andare a correre o in bicicletta.

Secondo le norme sulla Responsability of States for Internationally Wrongful Acts (Responsabilità degli Stati per atti illeciti internazionali, 2001), uno Stato compie un atto illecito internazionale quando pone in essere un’azione o un’omissione che possono avere conseguenze su altri stati.

In tal caso lo Stato è ritenuto responsabile della violazione di un obbligo di diritto internazionale.
Da gennaio 2020, l’OMS ha imposto obblighi informativi alla Repubblica Popolare Cinese, richiedendo aggiornamenti settimanali sulla evoluzione di quella che all’inizio era sembrata una epidemia.

Secondo le già citate norme, ogni Stato deve comunicare con l’OMS, utilizzando il mezzo di comunicazione più efficiente a sua disposizione, tramite il punto focale nazionale , in base a quanto disposto dal RSI (Regolamento Sanitario Internazionale). 

Inoltre, entro 24 ore dalla valutazione dell’informazione sanitaria inviata, è necessario comunicare tutti gli eventi registrati sul territorio nazionale che possono risultare utili per il tracciamento, tutti gli eventi che possono causare un’emergenza sanitaria pubblica di portata internazionale, nonché le misure sanitarie adottate in risposta a tali eventi.

Dunque un obbligo generale di prevenzione, protezione, controllo incombe su ogni Stato, come anche l’obbligo di fornire una risposta alla possibile diffusione di malattie infettive a livello internazionale, in modo da limitarne i rischi per la salute pubblica.

Secondo alcune testate giornalistiche internazionali la Cina avrebbe peccato di negligenza nella trasmissione dei dati pandemici all’OMS durante la prima fase del contagio.

Ma altre fonti riferiscono che il 27 dicembre 2019 i laboratori cinesi avevano già sequenziato il genoma Sars-CoV-2 2019-nCov, ma nonostante ciò l’OMS ha dichiarato lo stato di pandemia soltanto l’11 Marzo del 2020.

In conclusione, non sappiamo per certo se ci siano stati degli errori nel tracciamento dei contagi e nella diffusione dei numeri e non sappiamo se effettivamente tutte le colpe siano da attribuire ad un solo Stato, oppure a più Stati, certamente impreparati ad affrontare un’emergenza globale. 

Le informazioni sono discordanti e contraddittorie.
L’unica certezza è che non ne usciremo senza la collaborazione di tutti gli Stati. 

Non è utile alzare muri e creare divisioni, bisogna prendere coscienza che in un mondo globalizzato, anche le vicende sanitarie, climatiche, ambientali, economiche e sociali sono globali e non possono essere affrontate e risolte chiudendo le frontiere o negando la collaborazione alla comunità internazionale. 

 

 

 

 

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About The Author

Mi chiamo Gabriele Cela , ho 18 anni sono nato a Foggia e mi sono trasferito da poco a Roma, dove sto frequentando la facoltà di Scienze Politiche-Relazioni Internazionali. Sono appassionato di Storia, seguo con interesse le vicende storiche e contemporanee che hanno riguardato la politica nazionale ed estera. Sono interessato in particolare della storia politica americana. Nel tempo libero mi piace andare in bicicletta,leggere,dipingere, fare volontariato nel sociale e in politica. Sono stato nominato, dalla Commissione Europea, Ambasciatore del Patto Climatico EU, incarico finalizzato alla sensibilizzazione dei cittadini europei alle problematiche ambientali. Mi piacerebbe, terminati gli studi, intraprendere la carriera diplomatica.

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