Roma città aperta o chiusa? La sociologia si interroga

Roma città aperta o chiusa? La sociologia si interroga

È stato un pomeriggio ricchissimo di spunti di riflessione, quello di mercoledì 18 ottobre presso il Centro Congressi del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza di Roma.

In apertura, nell’ambito del primo panel “La localizzazione residenziale degli stranieri immigrati a Roma. Nuove morfologie della città e conseguenze sociali della dispersione urbana”,  allo stesso tavolo si sono seduti Roberta Cipollini e Francesco Giovanni Truglia che, con la collaborazione di Maria Grazia Battisti, anche lei tra i relatori, hanno pubblicato il libro La metropoli ineguale e Roberto Zuccolini, giornalista e portavoce della comunità di Sant’Egidio.

La discussione è stata coordinata da Carmelo Lombardo.

La prima relatrice è stata Roberta Cipollini che, in maniera puntuale e dettagliata, ha descritto il lavoro da lei svolto:  un’analisi della morfologia della città di Roma e delle tendenze che si stanno muovendo nell’ambito sociale e urbano di questa grandissima metropoli.

La ricerca si inserisce all’interno di un sempre più nutrito interesse per le trasformazioni avvenute neelle metropoli contemporanee.

I dati raccolti per la città di Roma hanno mostrato una situazione molto chiara: le tendenze più diffuse sono quelle di dilatazione degli spazi urbani in aree precedentemente rurali, di diffusione di nuovi quartieri e quindi la costituzione policentrica della città. Tutto questo fa sì che il nucleo centrale, in questo caso il centro storico, sia solo uno dei tanti poli formatisi.

Naturalmente l’enorme scala dimensionale su cui si trova Roma ha favorito questa ulteriore dilatazione, che è stata definita con il termine coniato di “città diffusa”, ma fattore fondamentale sono stati sicuramente la diffusione dell’abusivismo e la costruzione di centri di studio, commerciali e industriali fuori dal raccordo anulare.

Il professor Francesco Giovanni Truglia si è invece soffermato sul fronte più tecnico dello studio; da ricercatore ISTAT quale egli è, ha mostrato oltre alle diverse basi di dati su cui si sono basati, anche una serie di grafici rappresentanti la situazione socio-demografica romana, influenzata da tantissimi fattori e in continuo mutamento dal 1991 al 2011.

Subito dopo la parola è stata presa dalla dottoressa Maria Grazia Battisti che, oltre ad aver collaborato al libro di cui si parla, opera anche attivamente nell’ambito sociale dell’accoglienza degli immigrati ed è quindi una prospettiva su due fronti diversi di quello che è l’integrazione degli stranieri, ma soprattutto di come Roma, nel corso degli anni, abbia reagito in modo diverso.

Solo negli ultimi anni la città si sta accorgendo di dover organizzare, in maniera più concreta, dei punti di raccolta, non solo in una prospettiva di emergenza.

Infine, ma non per questo meno importante, Roberto Zuccolini ha portato al tavolo la voce di chi opera in prima linea con chi è in qualche modo emarginato, in difficoltà sotto tutti i punti di vista: quella della Comunità di Sant’Egidio, nata nel 1968.

L’associazione ha mosso i suoi primi passi portando aiuto alle famiglie romane, che in quegli anni vivevano nelle baracche e i cui figli non ricevevano un’educazione, fino ad arrivare ad organizzare dei corridoi umanitari per gli immigrati, in modo che possano arrivare nel nostro paese senza dover affrontare le gelide acque del mare.

Il primo panel del pomeriggio di mercoledì si è quindi concluso, ma sicuramente fuori da quella sala è iniziato qualcosa di più importante: la spinta a riflettere sulle trasformazioni che la città di Roma sta subendo e sulle soluzioni per riuscire a stare “al passo”.

 

Intervista a Roberta Cipollini e Francesco Giovanni Truglia

      Intervista a Roberta Cipollini e Francesco Giovanni Truglia

 

Ludovica Mora

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