Society of Petroleum Engineers incontra l’azienda petrolifera Shell

Society of Petroleum Engineers incontra l’azienda petrolifera Shell
      Intervista a Maurizio Giorgioni

SPE Student Chapter Roma ha incontrato la famosa azienda petrolifera Shell il 22 novembre scorso, presso la facoltà di Ingegneria Civile e Industriale della Sapienza.

Questa società di ingegneri petroliferi ha infatti voluto avvicinare gli studenti al mondo del lavoro, tramite un seminario diviso in due incontri sugli impianti d’estrazione petrolifera On-Shore in Italia.

Dopo un’introduzione al petrolio come fonte d’energia, ad opera del Professor De Filippis, hanno contribuito a questo primo incontro due professionisti della Shell: Maurizio Giorgioni e Stefano Torrieri.

Il progresso è collegato all’energia e il miglioramento dell’umanità è impossibile con la sola riduzione dei consumi. L’importanza del petrolio consiste nella densità d’energia che tale miscela d’idrocarburi possiede. Negli ultimi anni la  sua produzione è perciò raddoppiata, mentre le riserve sono triplicate.

La ricerca di accumuli di Oil&Gas avviene analizzando le rocce, e più in particolare i pori e le fratture di queste. Gli step fondamentali di tale ricerca sono l’acquisizione dei dati, l’esplorazione del pozzo e la perforazione.

I dati si possono assumere tramite studi geologici, analisi di gravità e magnetismo, acquisizione di dati sismici con conseguente elaborazione di mappe di rischio. Inoltre è possibile l’uso delle cosìdette carote, usate per prelevare campioni di roccia dentro dei tubi. Questi dati vengono poi interpretati da team di esperti.

Per arrivare alla perforazione è necessario un lungo momento esplorativo. Shell non si occupa dell’attività di preforazione, ma vi sono delle compagnie specializzate. Dopo aver compreso la grandezza dell’accumulo petrolifero si utilizza un impianto montato direttamente sul suolo. Infatti la differenza fondamentale tra gli impianti On-Shore e quelli Off-Shore consiste nel fatto che i primi si trovano sulla terraferma, mentre gli altri sono lontani dalla costa e perciò più costosi e difficilmente gestibili.

Questa fase è molto rischiosa, tant’è che possono accadere degli incidenti d’ingente gravosità, come quello che noi tutti ricordiamo come Deepwater Horizon del 2010. Da allora l’attenzione richiesta agli esperti del settore è di molto aumentata. In ogni caso la possibilità di successo dopo la perforazione rimane, ad oggi, inferiore al 10%.

I giacimenti vengono inoltre descritti in tre dimensioni con dei modelli semplificativi statici, realizzati attraverso il calcolo dei volumi. Dopo aver passato l’history match, una verifica del modello, si potrà avere una stima delle riserve petrolifere.

In Italia è attiva solo la sede d’estrazione del Val D’Agri, in Basilicata. Il più imponente impianto On-Shore d’Europa, collegato tramite tubature anche alla sede di Tempa Rossa, porta al nostro Paese diversi vantaggi. Dal turismo business per i fornitori alla riduzione delle spese d’importazione del petrolio, in ogni caso altissime. L’Italia infatti ha una dipendenza energetica da paesi come Russia, Libia, Algeria e Germania elevata. Ogni giorno ogni individuo consuma 1.200 litri di petrolio e ogni anno si spendono 51 miliardi di euro per la sua importazione. Attualmente le trivelle attive sono solamente il 5% di quelle presenti. Questo anche perchè prima di svolgere qualsiasi attività è obbligatorio studiare l’impatto sull’ambiente.

Le valutazioni d’impatto ambientale, prima previste anche per la riprocessione dei dati, vanno presentate al Ministero. Sono discusse e nella conferenza di servizi preparatoria possono esser presentate tutte le eventuali questioni rivolte alla società coinvolta. Dopodiché il documento viene o respinto o approvato. Le valutazioni ambientali strategiche invece riguardano più attività connesse al singolo progetto. Un ulteriore strumento di tutela sono le autorizzazioni integrate ambientali.

Elisabetta Orfanelli

 

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