Settimo anniversario del Seminario della Scuola di dottorato in Archeologia

Settimo anniversario del Seminario della Scuola di dottorato in Archeologia

Da mercoledì 12 a venerdì 14 febbraio , presso l’Aula di Archeologia della Facoltà di Lettere e Filosofia , avrà luogo il Settimo Seminario della Scuola di Dottorato in archeologia. I dottorandi del Dipartimento di “Scienze dell’antichità” interverranno illustrando la molteplicità delle loro ricerche di dottorato in corso. Subito dopo il coinvolgimento dei neo-dottorandi  ,  si pronostica una breve sessione dedicata alla presentazione dei nuovi progetti di ricerca.

Il 12 febbraio dalle ore 9:30 ha preso avvio la prima sessione dal titolo “Ricerche sui paesaggi archeologici” introdotta dalla Dott.ssa M.C. Capanna , la quale ha  salutato  il pubblico di giovani studenti  , augurando ad essi di poter continuare ad investire  su lavori , ricerche , esperienze estere e  qualsiasi occasione stimolante che li coinvolga in modo diretto.

Alle ore 10:00 circa c’è stato il primo intervento da parte del dottorando Emanuele Cuccurullo , dal titolo “Proprietari di ville nell’Ager Albanus : il caso delle fonti letterarie”. Prima di affrontare il tema specifico , il giovane ha ripreso un aspetto singolare delle cosiddette “questioni albane” già affrontato nell’anno precedente e riguardante l’utilizzo toponomastico del termine “Albanus” nella letteratura , che è direttamente collegato alla zona romana definita “Albalonga”. Dopo aver delineato velocemente le dinamiche di formazione ed i presupposti senza i quali l’Ager Albanus sarebbe stato  incomprensibile , egli ha poi chiarito l’estensione e l’analisi degli spazi che compongono l’area presa in esame , comprendente determinate località territoriali secondo l’interpretazione degli antichi romani. Ma cosa intendevano gli antichi  per Ager Albanus? Cuccurullo ha così mostrato una carta archeologica , la quale segnala la presenza di Ville nel territorio, in un ambito cronologico compreso tra il V secolo a.C. ed il IV sec d.C.

Dalla carta è emerso come , nonostante ci sia stata una discreta abbondanza di testimonianze archeologiche relative all’esistenza di ville presenti nella zona , resta ignota l’identità dei proprietari di queste. Per avere un’idea dei proprietari e dei frequentatori del Lager ,  l’analisi si è svolta soprattutto sul fronte letterario. A tal proposito , Emanuele Cuccurullo ha tracciato un profilo delle personalità rilevate a riguardo della zona dell’Ager Albanus  ed elencate rispondendo a quesiti elementari,quali: Chi è? Perché è lì? Cosa possiede? Cosa eredita?

Egli ha inoltre aggiunto,sulla base di fonti letterarie , come il passo riportato di Publio Terenzio Afro , nuovi possidenti nell’area ed ha ritoccato alcune sospette attribuzioni.

Dopo avere elencato ed analizzato più nello specifico le altre proprietà ed i loro ipotetici possessori appartenenti all’ Area Albana , il giovane ha sostenuto che  l’avvento del Principato a Roma ha determinato l’unione degli spazi dell’area sotto il nome dell’imperatore regnante.

Il secondo intervento della mattinata è avvenuto per opera di Valerio Astolfi , anch’egli ex-studente della facoltà di “Scienze dell’Antichità” , il quale si è soffermato sullo studio dell’area d’incendio neroniana. In un primo momento egli ha analizzato storicamente la nascita , la formazione e le prime  testimonianze letterarie a riguardo di tale area , la quale cessò poi di esistere a causa della costruzione dell’attuale Circo Massimo.  Subito dopo Astolfi si è focalizzato sul documento della “Lex Sacra” , con tre iscrizioni in latino non originali , tra le quali l’attenzione si è posta maggiormente sull’Iscrizione giuntaci dal Quirinale.

La “Lex Sacra” testimonia il rispetto per gli scritti di Domiziano , data la presenza di ben nove attestazioni epigrafiche con diretti riferimenti all’imperatore : dunque sul Quirinale non ci fu un processo di cancellazione della memoria di Domiziano , come avvenne diversamente in altri luoghi , quanto piuttosto il massimo rispetto della sua illustre personalità.  Ad ogni modo , la tesi più diffusa oggi sostiene che le diverse aree componenti quella neroniana siano monumenti posti a segnalare i limiti raggiunti dall’incendio neroniano , ipotesi pertinente per alcune aree e meno adatta ad altre , sulla base delle fonti letterarie. Dalla “Lex Sacra” si riscontra un’ulteriore particolarità , quale  la distribuzione degli altari dell’area neroniana in ogni regione dell’Urbs. Da queste supposizioni  è emerso uno scenario  nello stato attuale delle indagini che interessa esclusivamente l’area dell’Aventino , inizialmente interpretata come quella del tempio di Mercurio poiché prossima alla tomba di esso , e che , sulla base di iscrizioni ed altri tipi di  testimonianze , appare come il caso più lampante della connessione fra le aree d’incendio neroniano e gli edifici di culto.

Tuttavia , dopo aver illustrato ulteriori documenti e fonti relative al suo studio sulla stretta collaborazione del dato geografico con quello letterario , Astolfi ha concluso il proprio intervento puntualizzando che la sua ricerca è solo ed esclusivamente un’ ipotesi.

Terzo ed ultimo della mattinata , l’archeologo Hicham Sayegh è intervenuto per analizzare il panorama geografico e culturale dell’area detta “Colonia Berytus”.

“Ci sono due obiettivi principali nell’archeologia: la ricerca e la documentazione , anche se spesso questi processi hanno problemi con la gestione governativa” ha affermato inizialmente. Analizzando il territorio preso in esame , egli ha poi  illustrato la sua origine , formazione ed il suo mutamento: l’area interessata si compone di una moltitudine di parti e , per questa ragione ,  ha avuto bisogno di un più alto livello di ricerca.  A tal proposito l’esperto ha parlato della sua collaborazione con l’Università di Amsterdam  e , in generale , si è soffermato sull’importanza delle organizzazioni : “Dietro il lavoro degli archeologi non c’è solo il Governo né solo gli archeologi stessi , ma anche le organizzazioni”- ha sostenuto l’esperto ,  ed ha aggiunto poi “Gli archeologi conoscono i loro limiti e per questo collaborano con associazioni , storici dell’arte etc.”

Dopo essersi soffermato sulla storia dell’archeologia e sull’archeologia romana ed antica , Sayegh ha mostrato , tramite immagini , il cambiamento della zona presa in esame , menzionando anche fattori “eco” e “green”.

 

Allegati

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi