Il riscatto delle scienze sociali nell’informazione scientifica

Il riscatto delle scienze sociali nell’informazione scientifica

Numeri e persone, scienze “dure” e scienze “molli”, scienze esatte e scienze umane: su questo snodo teorico si è discusso Giovedì 15 giugno, presso l’ Edificio di Economia, nel corso del workshop “Knowledge dissemination: insights from Sociology, Science and Linguistics”, organizzato dall’unità di Roma del Dipartimento Memotef-Metodi e modelli per l’economia, il territorio e la finanza. L’iniziativa rientrava nell’ambito del progetto Prin 2015 “Knowledge dissemination across media in English: continuity and change in discourse strategies, ideologies, and epistemologies”, che coinvolge, oltre alla Sapienza, gli atenei di Bergamo, Firenze, Milano, Modena-Reggio Emilia, Pisa.

Gli studi linguistici, partendo dal presupposto che la diffusione del sapere avviene principalmente attraverso l’uso del linguaggio e dell’inglese per le sue peculiari capacità divulgative, hanno da tempo esplorato le fraseologie e le scelte retoriche adottate dalle comunità scientifiche. Il workshop si è proposto di unire la prospettiva degli studi sociologici con l’analisi delle caratteristiche linguistiche, in modo da ridefinire lo scenario comunicativo anche in virtù del diffuso utilizzo della tecnologia e del consolidato processo di popolarizzazione dell’informazione scientifica.

L’evento ha visto la partecipazione di relatori molto diversi, tra cui Franco Ferrarotti, Professore Emerito di Sociologia, “Sapienza” Università di Roma, Leonardo Cannavò, Professore ordinario di Metodologia e Tecnica della Ricerca Sociale nella Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione, “Sapienza” Università di Roma e Salvatore Ulisse, biologo, Professore Associato presso il Dipartimento di Scienze Chirurgiche, “Sapienza” Università di Roma.

La sociologia, come ha spiegato il professor Ferrarotti, combatte ancora con quella percezione di inferiorità rispetto alle “scienze esatte”: essa è per natura imperfetta, aperta, viva, perché non ha un “oggetto” come oggetto di studio, ma una “persona” e le sue interconnessioni. La scienza moderna ha messo al centro la precisione e l’esattezza per ottenere consenso sociale e potere, come August Come scriveva.

Eppure con l’avvento di internet le scienze dure si sono piegate all’alleanza con quelle ritenute “molli”. La causa? Il tempo, che ha lentamente “decongelato” le grandi leggi naturali, rimettendo in discussione le certezze e mettendo sul tavolo nuove domande. Ma in che modo una scienza umana come la sociologia può rappresentare una risorsa per linguisti e scienziati della natura? Spostando la ricerca da un laboratorio al mondo reale, dagli oggetti alle persone, dalle leggi della fisica ai rapporti interpersonali. Non si tratta di quel tipo di sociologia “che vuole fare il verso alle scienze esatte”, ha affermato Ferrarotti, ma ad un approccio improntato al superamento definitivo di quella separazione della sociologia da materie come il diritto, la storia, l’economia. I sociologi sono gli unici scienziati, d’altronde, ad interagire faccia a faccia con il proprio oggetto di studio, a creare un rapporto di fiducia e a comprenderne le motivazioni.

Basterebbe dare uno sguardo al passato per risolvere questo eterno conflitto tra scienze esatte e scienze umane, ha concluso Ferrarotti, unendo la vita teorica dei Greci al pragmatismo romano.

Sara Corrieri

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