(R)esistenze: lezione- incontro sulle “Frontiere del mediterraneo” con Valerio Nicolosi

(R)esistenze: lezione- incontro sulle “Frontiere del mediterraneo” con Valerio Nicolosi

Si è svolta venerdì 16 novembre, nell’aula B14 del Coris, la lezione-incontro sul giornalismo e le “Frontiere del Mediterraneo” con Valerio Nicolosi, che ha presentato per l’occasione il suo ultimo libro (R)esistenze, dal quale sono tratte le immagini e le storie oggetto dell’incontro.

Filmaker e fotoreporter, Valerio Nicolosi, ha tenuto la lezione- incontro raccontandoci il giornalismo di “frontiera” da spettatore diretto di operazioni di Search&Rescue nelle acque del Mediterraneo. Nicolosi ha immortalato ciò che avviene durante un salvataggio di migranti nelle acque del Mediterraneo, a bordo di una barca della Ong Open Arms.

La lezione ha coinvolto le cattedre di di Analisi degli stili di vita e della partecipazione della professoressa Cristina Sofia, Comunicazione Politica dei professori Marco Binotto e Christian Ruggiero, Regolamentazione delle reti privacy e proprietà intellettuale del professore Fabrizio Criscuolo, Sociologia delle relazioni internazionali del professore Giuseppe Anzera, Teoria e analisi del discorso giornalistico della professoressa Ilaria Tani, in modo da aprire un dibattito che affrontasse l’argomento da diverse angolazioni.

Valerio Nicolosi ha prima discusso la tematica dell’immigrazione da un punto di vista generico, mostrando le statistiche sui numeri dei migranti sempre più in calo dal 2016. Si è passati dai 164.822 migranti del 2016 ai 22.519 del 2018 (fino al 12 novembre 2018), con un calo del -86,34% rispetto al 2016 e dell’ -80,34% rispetto al 2017.  Situazione verificatasi in seguito allo “spostamento dei confini dell’Europa a Sud” come ha affermato il reporter. Nicolosi ha spiegato che ciò è dovuto al decreto emanato dall’ex ministro Minniti che ha stipulato un accordo con la Libia sui centri di detenzione dei migranti. Per cui gli sbarchi di immigrati partiti dalla Libia sono diminuiti notevolmente, portando alla scelta di altre rotte per raggiungere l’Europa. “La rotta più battuta in questo momento è quella Algerina vicina a Ceuta e Melilla” ha confermato il fotoreporter.

Nonostante la diminuzione degli sbarchi, secondo i dati di Euronews, gli Italiani hanno una percezione della presenza di immigrati di circa il 24% rispetto ad una percentuale reale di presenza di poco più del 6%. E nella percentuale di presenza di stranieri in Italia, solo lo 0,0027% di questi sono clandestini sbarcati.

Prima di mostrarci le foto e i video dell’esperienza sull’Open Arms, Valerio Nicolosi ha raccontato testimonianze di alcune sue visite nei campi profughi. In particolare, è stato a Calais, uno dei più grandi campi profughi d’Europa con circa 10 mila migranti, che da lì cercano di scappare per arrivare in Gran Bretagna attraverso il Canale della Manica, che per la disperazione provano ad attraversare a piedi, con solo il 5% di possibilità di sopravvivere. Queste persone, ha raccontato Nicolosi, vogliono solo un occasione di essere inseriti e non vogliono essere di peso nell’economia dello stato.

Tanti altri sono stati i temi corollario di quello centrale, ad esempio, si è discusso della clandestinità, dei centri di accoglienza, della redistribuzione europea, della conferenza di Palermo dello scorso 12-13 novembre, delle zone SAR e di tanto altro ancora. Ogni tematica accennata avrebbe bisogno di essere sviluppata in maniera più approfondita in quanto il tema è molto sensibile e di grande importanza.

Dopo il dibattito iniziale, il fotoreporter Valerio Nicolosi, ci ha mostrato le immagini e i video ripresi da lui durante l’operazione di salvataggio dell’Open Arms in mezzo al Mediterraneo. Le foto hanno immortalato i volti impauriti ma speranzosi dei ragazzi salvati. “Viaggiavano su un gommone di poco più di 10 metri in 87, da chissà quanti giorni, sono stati recuperati in mezzo al mare, terrorizzati che a prenderli fossero i libici per riportarli in patria, disidratati e stanchi, hanno gioito solo dopo aver capito di non essere stati catturati ma salvati dagli spagnoli” queste le parole di Nicolosi, confermate dai volti e degli attimi concitati ritratti in quelle foto.

Nicolosi ha inoltre ripreso gli istanti subito dopo il salvataggio, la vita di quei ragazzi sulla barca prima di giungere in Spagna. Ad emozionare particolarmente sono le differenze dei volti dei ragazzi prima e durante il salvataggio e dopo nella vita di tutti i giorni. Il fotoreporter ha instaurato un dialogo con loro, ha ascoltato le storie, e li ha intervistati, con alcuni di loro ha creato anche un rapporto di amicizia e spera di poterli ospitare e poter trovare loro un lavoro.

Ulteriore testimonianza ci è arrivata da Giorgia Linardi, che lavora in operazioni di Search and Rescue con Sea Watch. Giorgia racconta che dopo tanti anni di salvataggio in mare, adesso, sono stati messi sotto accusa e hanno sequestrato le barche della Ong.

Ha, inoltre, ricordato che in questo momento ci sono 70 persone bloccate nel porto di Tripoli, la Sea Watch ha avuto la comunicazione il 7 novembre quando già erano in navigazione da 19 ore. Sono stati recuperati dai libici ma i migranti a bordo si sono rifiutati di scendere e sono bloccati all’interno. Giorgia conclude che “bisogna intervenire con urgenza”.

Cristina Migliorisi

 

 

 

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