Raccontare i migranti: l’importanza di una comunicazione positiva

Raccontare i migranti: l’importanza di una comunicazione positiva

Martedì 15 maggio, presso l’Aula Oriana del Coris, si è svolto il seminario ‘Racconti migranti. Voci di donne dal Mediterraneo’ organizzato dall’unità di ricerca Gemma (Gender and Media matters). Ad aprire l’evento è stata Milly Buonanno, Responsabile scientifico Gemma, che nel suo breve discorso di apertura ha voluto evidenziare quanto sia importante per i media studiare il genere per capire tutti i fenomeni legati alla modernità. A prendere la parola poi è stata  la prof.ssa Mihaela Gavrila, docente di Teoria e Tecniche della Televisione al Coris, che si è soffermata in particolar modo sul rapporto tra mass media  e migranti, analizzando alcuni dati in suo possesso. Secondo la professoressa, le migrazioni sarebbero fin troppo  amplificate dai giornalisti, che parlerebbe del fenomeno in maniera piuttosto superficiale, definendolo spesso una minaccia per l’Occidente e per tutte le fasce deboli della società. Per avvalorare la sua tesi, Gavrila ha mostrato agli studenti presenti in aula i dati Istat di inizio 2017, che mostrano quanto sia bassa l’età media dei migranti(metà di loro ha 35 anni)con una netta prevalenza del genere femminile( con una forza lavoro maggiore rispetto a quella maschile), e i dati provenienti dal Ministero dell’Interno, che confermano il cambio di configurazione del fenomeno migratorio. La docente ha concluso soffermandosi sulla dimensione positiva delle migrazioni che emerge con chiarezza nel cortometraggio: un fenomeno decisivo per l’economia, il welfare, la società e il rinnovamento culturale, oltre ad essere un’importante risorsa sociale ed economica.

La parola poi è passata a Carmelina Chiara Canta, direttore del laboratorio sul ‘Pluralismo culturale’ dell’Università Roma Tre, che ha voluto parlare del progetto, nato con la precisa volontà di dare al Mediterraneo un’immagine positiva grazie alle donne straniere giunte nel nostro paese. Sono proprio queste ultime le protagoniste del cortometraggio, presentato agli studenti  al termine dell’intervento della prof

essoressa, che alterna scene di vita quotidiana ad interviste a giovani mogli o madri realizzate nella Sicilia Occidentale, luogo dove le migrazioni  si sono consolidate nel tempo: c’è chi racconta il suo rapporto con il mare, chi vorrebbe ritornare un giorno nel paese d’origine per “poter prendere acqua dalla propria sorgente“, chi ha vissuto dei traumi ma non si arrende e continua a lottare nella speranza di una vita migliore. Giovanna Gianturco, responsabile scientifico dell’unità di ricerca Archivio Immigrazione, si è voluta soffermare proprio sull’approccio metodologico della ricerca, in particolare sulle dinamiche dell’intervista, sugli imprevisti che possono presentarsi, fino all’importanza del saper familiarizzare con il soggetto intervistato.

A impreziosire il dibattito è sto l’intervento dei giornalista Rai Roberto Natale che, dopo aver ringrazia

to gli organizzatori dell’evento per l’invito, ha posto l’attenzione sui punti principali della Carta di Roma, un protocollo per un’informazione corretta sui migranti. In particolare Natale si è soffermato sull’importanza di usare bene le parole, di non omettere i dati legati al fenomeno, di dar spazio ai racconti positivi per evitare di creare distorsioni del sentimento. Il giornalista ha concluso rivolgendo un grosso invito  alla stampa, affinché ogni storia riguardante i migranti venga raccontata senza nessun tipo di ‘favoritismo’, e alle Università, con la speranza che il loro lavoro possa far capire l’importanza della ‘coesione sociale’.

In un periodo come questo, in cui il fenomeno migrazione è quanto mai attuale, eventi del genere possono essere fondamentali per far capire ai giovani, da cui parte ogni forma di cambiamento, quanto sia importante una comunicazione positiva sui migranti per favorire una loro integrazione nella società. In questo senso però, i media possono e devono fare la loro parte…

 Andrea Celesti 

L’intervista a Carmelina Chiara Canta:

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