Tutto quello che non ti dicono sugli incontri online

Tutto quello che non ti dicono sugli incontri online

In questi giorni in cui impazzano nel web notizie legate agli incontri online. Riprendiamo le fila di questo fenomeno a partire dal catfishing. Ovvero la pratica di fingere false identità su chat o social network servendosi di profili fake. Alcune storie sono state molto chiacchierate altre meno,a partire dalla leggendaria storia di Mark Caltagirone fino alla più drammatica storia di Shimon Hayut il giovane truffatore di 28 anni le cui imprese hanno fatto il giro del mondo.

Non solo le truffe dei privati però si nascondono nei meandri del web quanto pittosto i segreti celati negli algoritmi delle più famose app di dating online.

In questo clima nasce “MonsterMatch“, una parodia sulle applicazioni di appuntamenti online. MonsterMatch è un videogame sul dating creato grazie al finanziamento di Mozilla che fa luce sul funzionamento del “filtraggio collaborativo”. Ovvero l’algoritmo dietro Tinder, e tutte le applicazioni di incontri, quanto le raccomandazioni di Amazon, Netflix, YouTube e Spotify. Si tratta di una sorta di Tinder per mostri. E proprio come la app per umani al primo accesso mostra le immagini di una serie di papabili candidate. Il gioco funziona sfruttando la stessa tipologia di algoritmi che viene usata nelle reali app per appuntamenti.

Sviluppato e creato da Ben Berman, 29 anni, ha lo scopo non solo di divertire ma soprattutto istruire.

Swipe dopo swipe viene spiegato il perché delle immagini che vengono mostrate. Si scopre così che le prime creature a cui il giocatore viene accoppiato sono il frutto della sopracitata tecnologia definita di “filtraggio collaborativo”, cioè algoritmi che si basano sull’opinione della maggioranza per prevedere in anticipo cosa può piacerci o meno, limitando di molto la cerchia dei potenziali partner. Bastano tre sole decisioni perché l’algoritmo rimuova il 48% dei profili di MonsterMatch che corrisponde a circa 3,9 milioni di utenti sulla reale Tinder.

E’ l’effetto collaterale di una tecnologia pensata per suggerire il meglio del meglio e invece, limita le possibilità.
Una realtà che poco ci distanzia dai distopici scenari di Black Mirror ma che siamo tutti fiduciosi, compreso Ben Berman. La competitività del mercato tenderà ad orienterà la proprio evoluzione verso una maggior trasparenza. E tutti noi un giorno troveremo l’amore.

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