Può esserci una transizione energetica senza fissione?

Martedì 22 febbraio presso il Dipartimento di Fisica dell’Università “La Sapienza” si è tenuto il primo incontro del seminario “Nucleare: L’energia di un atomo, il dilemma di un secolo”.

Lo scopo di questo primo incontro era quello di diffondere le conoscenze scientifiche di base riguardo la fissione nucleare, sottolineando il suo impatto ambientale e confrontando costi, benefici e conseguenze di questa particolare forma energetica.

L’energia nucleare può essere uno strumento fondamentale nella lotta al cambiamento climatico e al contrasto delle emissioni di Co2? Secondo Fabio Giannetti, docente di sicurezza nucleare dell’Università “La Sapienza”, nel corso degli anni la scelta del nucleare è sempre stata accompagnata da notevoli riduzioni delle emissioni di Co2. Infatti, a parità con le altre fonti di energia sia rinnovabili che fossili, l’emissione di anidride carbonica risulta essere inferiore rispetto a qualsiasi altro tipo di scelta energetica. Nel processo di transizione ecologica e di passaggio all’energia pulita e alle fonti rinnovabili, il nucleare “potrebbe rappresentare una valida alternativa come energia di base rispetto a quella geotermica, per poi con il tempo ampliare anche al solare e all’eolico, lasciando però una solida e ‘pulita’ fornitura di base. A livello di transizione ecologica e riduzione dei consumi, secondo Fabio Giannetti, il nucleare rappresenta, quindi, la più valida delle alternative, sottolineando anche come la valutazione del rischio e i sistemi di sicurezza siano costantemente aggiornati. All’interno di una centrale nucleare avviene una “difesa in profondità”, si creano delle barriere per arginare un possibile guasto a differenti livelli, partendo dal nocciolo del reattore fino ad arrivare agli strati di contenimento superficiali. Anche per quanto riguarda la valutazione del rischio, tramite l’ utilizzo di accurate analisi probabilistiche e deterministiche, vengono stimati a priori e arginati possibili rischi fatali.

Anche il dottor Luca Romano, divulgatore scientifico e creatore della pagina “L’ Avvocato dell’Atomo”, concorda e condivide le posizioni del professor Giannetti, sottolineando con fermezza come i dati scientifici evidenzino che attualmente l’ unica fonte di energia che possa condurci verso una riconversione “green” e possa sfamare il fabbisogno energetico della popolazione sia quella nucleare. Non bisogna quindi, secondo Romano, farsi suggestionare da possibili eventi catastrofici che possono fatalmente e accidentalmente avvenire.

Con posizioni diverse e contrarie è intervenuta Katiuscia Eroe, delegata del comitato energia di Legambiente: “Per quanto riguarda la scelta del nucleare, il gioco non vale la candela”, bisogna guardare a analizzare le conseguenze che anche con una semplice “fatalità”, possono svilupparsi. Le centrali attualmente sono molto sicure, secondo la delegata di Legambiente, e ci stiamo avviando verso una tecnologia ancora più avanzata, ma la domanda da porsi è un’altra: “Che tipo di transizione energetica vogliamo fare?”. “Noi dobbiamo fare la giusta transizione energetica che non lasci indietro nessuno che sia democratica, che punti realmente su fonti di energia rinnovabili il cui rischio non è così tanto elevato come la scelta del nucleare”. Nei prossimi anni sicuramente aumenteranno i consumi elettrici, ma bisogna diminuirli e per Katiuscia Eroe la soluzione non è il nucleare, ma “bisogna sviluppare accumuli, pompaggi e fonti rinnovabili, aiutare i paesi in via sviluppo in una fitta cooperazione internazionale”.

La domanda quindi rimane aperta: “Il nucleare è la scelta “giusta” per la transizione ecologica?”

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