Premio Pulitzer 2017

Premio Pulitzer 2017

Si è svolta ieri, 10 aprile, la cerimonia del Premio Pulitzer: gli importanti premi americani considerati come la più prestigiosa onorificenza nazionale per giornalismo, successi letterari e composizioni musicali, anche se è la prima sezione – quella del giornalismo- quella per cui è famoso ed autorevole il premio.

Fu istituito dal giornalista ungherese-americano e direttore del New York World, Joseph Pulitzer, che alla sua morte lasciò tutti i suoi averi alla Columbia University, l’ateneo che ancora oggi gestisce la premiazione e assegna i riconoscimenti. Storicamente parlando, le motivazioni che si celano dietro le decisioni inerenti la sua eredità vanno ricercate nel fatto che Pulitzer propose proprio alla Columbia di istituire una scuola di giornalismo, la quale ancora oggi è la più prestigiosa degli Stati Uniti.

Quanto ai premi, essi vengono assegnati annualmente a coloro che si sono distinti particolarmente, incarnando l’idea di un giornalismo rigoroso ed autorevole, in una delle 21 categorie considerate: dalla cronaca, alla fotografia, alla vignetta, alla fiction, alla letteratura, alla musica; può essere assegnato sia al singolo giornalista che alla redazione e come premio viene consegnata una ricompensa di 10mila dollari, ad esclusione della categoria “pubblico servizio” ove ad essere premiato è il giornale, al quale non viene assegnata una ricompensa monetaria bensì l’ambita medaglia d’oro.

Venendo all’edizione di quest’anno, oltre ad esser ricordata ad onor di cronaca per i nomi dei vincitori verrà ricordata come un intreccio di curiosissimi fatti: Pulitzer infatti nacque proprio il 10 aprile del 1847, ed in più questa è stata la centesima edizione del premio, che venne per l’appunto istituito nel 1917. A ciò va aggiunto che ci troviamo in una delicata fase storica di disintermediazione delle istituzioni – e del giornalismo in particolare – che provoca un annullamento di quello che è lo storico ruolo di gatekeepers tenuto dai giornalisti, e che se certamente è sinonimo di democratizzazione dell’informazione, al contempo è portatore di disfunzioni nell’informazione stessa, dovuto al fatto che gli individui sono sempre più prosumer – producer/consumer – cioè produttori e al contempo consumatori di notizie. Tralasciando disquisizioni tipicamente accademiche sulle quali bisognerebbe approfondire chiamando in causa illustri studiosi, ci siano da esempio riassuntivo di quanto detto fino ad ora le fake news che sottolineano, se mai ce ne fosse bisogno, l’importanza oltre che la necessità del giornalismo e della figura del giornalista. E i premi assegnati quest’anno vanno in questa precisa direzione dal momento che tutti i premiati hanno avuto un ruolo principale nei più importanti fatti di cronaca che hanno avuto un certo clamore a livello mondiale.

Infatti uno dei riconoscimenti più prestigiosi è quello inerente alla categoria National Reporting, che ha visto premiato il Washington Post nella figura di uno dei suoi giornalisti di spicco: David A. Fahrenthold. Secondo la giuria, ha creato un modello per un giornalismo trasparente durante le campagne elettorali, mettendo contemporaneamente in dubbio le affermazioni di Donald Trump sulle sue donazioni alle organizzazioni benefiche. Una sorta di rivincita del giornalismo nei confronti di uno dei suoi più accaniti detrattori; il presidente degli USA nelle conferenze stampa in più di un’occasione ha accusato pubblicamente alcuni giornalisti di dare false notizie nei suoi confronti.

Per la categoria Explanatory Reporting” – giornalismo divulgativo – il premio è stato attribuito all’International Consortium of Investigative Journalists, all’editore McClatchy e al Miami Herald, per i fatti sui Panama Papers, cioè sui documenti trapelati da una delle più importanti società del mondo che si occupa di creazione e gestione di società off shore e studiati nel corso di una lunga inchiesta giornalistica che ha coinvolto decine di quotidiani internazionali.

Altro importante premio, riguardante l’International Reporting, è stato vinto dal New York Times, grazie ai racconti dei tentativi del presidente russo Vladimir Putin di estendere il potere della Russia all’estero, che ha condizionato i temi dell’agenda politica statunitense e ha rivelato – si legge nel sito ufficiale del Premio Pulitzer – tecniche che includono l’omicidio, le molestie online e la fabbricazione di prove per incolpare gli avversari. New York Times che si è aggiudicato altri due premi: miglior articolo, scritto da C.J. Chivers – che ha raccontato la storia di un veterano dell’Afghanistan e la sua trasformazione dopo la guerra – e Breaking News Photography, grazie a Daniel Berehulak per i suoi reportage sui metodi disumani della guerra alla droga promossa dal presidente filippino Rodrigo Duterte.

Quanto al premio più ambito, quello del Pubblico Servizio, la medaglia d’oro va al New York Daily News e a ProPublica, per aver scoperto gli abusi da parte della polizia per cacciare di casa centinaia di persone, principalmente appartenenti a minoranze.

Tra i premi degni di nota: nella sezione Letteratura ha trionfato Colson Whitehead con The Underground Railroad, che narra la storia di quella rete segreta che negli Stati Uniti dell’Ottocento permise a migliaia di neri di fuggire dalla schiavitù, mentre nel Drama, Lynn Nottage trionfa con Sweat, una rappresentazione forte che ricorda il sogno americano.

Di seguito tutti i vincitori del Premio Pulitzer 2017:

TUTTI I PREMI GIORNALISTICI

Pubblico Servizio: New York Daily News e ProPublica

Breaking News: East Bay Times

Giornalismo investigativo: Eric Eyre (Charleston Gazette-Mail)

Giornalismo divulgativo: The Panama Papers, dell’International Consortium of Investigative Journalists, McClatchy and the Miami Herald

Locale: The Salt Lake Tribune

Nazionale: David Fahrenthold, The Washington Post

Internazionale: The New York Times

Miglior articolo: C.J. Chivers (The New York Times)

Commento: Peggy Noonan (The Wall Street Journal)

Critica: Hilton Als (The New Yorker)

Editoriale: Art Cullen (The Storm Lake Times)

Editoriale in vignetta: Jim Morin (Miami Herald)

Breaking News Fotografia: Daniel Berehulak (The New York Times)

Fotografia caratteristica: E. Jason Wambsgans (Chicago Tribune)

EXTRA GIORNALISMO

Narrativa: The Underground Railroad, di Colson Whitehead

Teatro: Sweat, di Lynn Nottage

Storia: Blood in the Water: The Attica Prison Uprising of 1971 and Its Legacy, di Heather Ann Thompson

Biografia o autobiografia: The Return, di Hisham Matar

Poesia: Olio, di Tyehimba Jess

Saggistica: Evicted: Poverty and Profit in the American City, da Matthew Desmond

Musica: Angel’s Bone, da Du Yun

Matteo Carnevale

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About The Author

Studente e appassionato di comunicazione, ho un'attrazione per tutto ciò che è industria culturale: dalla letteratura, alla fotografia, dall'arte al cinema fino alla musica in ogni sua forma. Cultore del vinile e amante della radio. Il mio più grande rimpianto è quello di non aver vissuto neanche un giorno nei 70's

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