Ostia Antica: il Decumano che apre nuove prospettive

Ostia Antica: il Decumano che apre nuove prospettive

Il parco archeologico di Ostia antica è noto a molti. Molti hanno avuto la fortuna di visitarlo, tanti ne hanno sentito parlare. Qualcuno ne ha letto sui libri, qualcun altro ha potuto ammirarne le  stupefacenti bellezze in versione fotografica.

Appartiene alla trentacinquesima zona di Roma nell’Agro Romano: si trova nell’area sud-ovest della città, separata dal complesso cittadino, fra il fiume Tevere a nord-ovest e via del Mare a sud.

In questa frazione del Lazio si impiantò l’antica città di Ostia, fondata nel corso del IV secolo a.C. come accampamento militare e, sviluppata nel corso dell’età imperiale romana, come centro commerciale portuale strettamente legato ai rifornimenti di grano nella capitale. Il nome deriva dal sostantivo latino ostium (al plurale ostia), bocca o foce, e dunque porta, ingresso. Non a caso, il portale di ingresso di Roma.

Secondo la tradizione tramandata dalle fonti antiche, la città sarebbe stata fondata dal re Anco Marzio nel 620 a.C.  Il poeta romano Ennio riporta che fu fortificata e che vi fu creato un porto, Tito Livio riferisce la fondazione alla foce del Tevere in seguito all’estensione del dominio romano fino al mare, Cicerone parla della fondazione di una colonia alla foce del Tevere.

La città attualmente visibile sorse come castrum, accampamento fortificato. Sulla data precisa di fondazione le opinioni degli studiosi sono discordanti: la ceramica più antica rinvenuta nell’area è datata al 390-350 a.C., ma uno scavo del 1971 nell’area delle mura ne daterebbe la costruzione agli inizi del III secolo a.C. La nascita di questo avamposto militare viene collegata al controllo sulla fascia costiera dopo la conquista di Veio nel 396 a.C. e alle necessità di difesa costiera in seguito alle prime attività marittime.

Si tratta di un luogo intriso di storia antica e nel quale si respira la Roma antica. Un luogo che ancora oggi, dopo secoli, continua a sorprendere.

Dal 2 novembre infatti, dopo quattro anni di silenziosi lavori, l’esperienza di una visita agli scavi archeologici di Ostia Antica si arricchisce di un importante pezzo di storia della vita quotidiana, grazie ai lavori di restauro sul Decumano. Lavori che hanno consentito il ritorno all’antico splendore di ben 187 ambienti posti sul lato sinistro della via che attraversava l’intera Ostia da Porta Romana e che rappresentava il cuore pulsante della città.

Grazie al sostanzioso budget stanziato per il restauro è stato possibile intervenire partendo dal diserbo degli ambienti, in molti casi invasi dalla vegetazione. Successivamente si è provveduto al lavaggio con acqua ed alla spazzolatura a mano di tutte le superfici per eliminare i depositi superficiali e la patina biologica. Infine, è stata rinnovata la malta dove risultava erosa e sono state reintegrate le lacune con materiali originali o realizzati con le stesse metodologie del II secolo.

Operazioni di recupero e restauro archeologico precise e rilevanti, che hanno permesso, lungo i 670 metri lineari interessati dall’operazione, la riapertura del cosiddetto Monumento Repubblicano, del Tempio Collegiale e della sede degli Augustali. Avanzando, compaiono nuovamente il Caseggiato del Sole, esempio lampante di edilizia residenziale e commerciale, ed il Mitreo dei Serpenti, con gli imponenti affreschi protetti da una nuova copertura. Non meno affascinanti, poi, i 31 ambienti nei quali si articolavano le Terme dell’Invidioso, con i suoi ampi mosaici costellati di figure marine.

Una riscoperta dal peso specifico inevitabilmente notevole, che apre nuovi scenari e permette di guardare ai vecchi attraverso nuove prospettive.

Michele Antonelli

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Nato il 5 maggio 1996, studente di Lettere moderne. Scrittore per passione: amo il giornalismo, il calcio e la grande letteratura.

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