Orson Welles: Netflix farà rinascere il mito

Orson Welles: Netflix farà rinascere il mito

Il colosso dello streaming Netflix, come dimostrato durante l’ultima edizione degli Oscar, è sempre più attivo nella produzione di contenuti propri. Ted Sarandos, responsabile dei contenuti di Netflix, ha dato il via ad una nuova sfida di difficile realizzazione: riportare in vita l’ultimo capolavoro di Orson Welles “The other side of the wind” (L’altro lato del vento). L’opera venne iniziata dal regista nel 1970 e le riprese continuarono fino al 1976 ma la realizzazione venne interrotta molte volte a causa di mancanza di finanziatori e di infortuni tecnici. Alla morte di Welles, nel 1985, l’opera fu bloccata e rimase, fino ad oggi, in un magazzino vicino Parigi contesa in una lunga guerra ereditaria tra la figlia Beatrice e la sua ultima compagna Oja Kodar. Alcuni produttori sono volati a Parigi per riportare le 1083 bobine del film a Los Angeles per dare avvio al progetto.

Il film racconta l’ultima notte di un vecchio regista, J.J. Hannaford, sulla via del tramonto, intento a girare un ultimo film estremista e pieno di nudi con cui vuole denunciare i meccanismi dell’industria dell’intrattenimento, in cui la Hollywood dell’epoca si stava trasformando, che danneggiavano la libertà creativa. Questa pellicola è completamente diversa dalle altre dirette da Orson Welles, in quanto si tratta di un’opera metacinematografica intenta a denunciare la Hollywood di quegli anni e li suo linguaggio.

Nonostante il film fosse stato girato interamente, anche lo stesso Welles riuscì a montare solo i primi 45 minuti. Il progetto intrapreso da Netflix quindi non risulta semplice perché le riprese recuperate sono state girate su pellicole da 8, 16 e 35 mm. Anche la fotografia risulta un ostacolo difficile da superare in quanto alcune scene sono state girate in bianco e nero ed altre a colori. La difficoltà maggiore risiede, però, nel comprendere le intenzioni di Welles, che aveva tenuto segreto il suo progetto per evitare che venisse stravolto come successo in alcuni suoi film precedenti come ad esempio “L’orgoglio degli Amberson”. Tutto lo staff di Netflix e Peter Bogdanovich, amico di Orson Welles a cui lo stesso regista aveva affidato il compito di portare a conclusione l’opera, si dovranno affidare unicamente alle note lasciate da Welles di difficile decifrazione. L’ardua missione gode però di un precedente positivo visto l’ottimo lavoro svolto su un altro film di Orson Welles “L’infernale Quinlan” che venne ripristinato nella forma in cui l’avrebbe voluto il regista dopo essere stato manomesso dal produttore.

Alfonso d’Aiello

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