Molestie e violenza di genere nel mondo del lavoro in Italia

Molestie e violenza di genere nel mondo del lavoro in Italia

Martedì 10 dicembre 2019, alle ore 13:30, nella Sala lettura della Biblioteca di Scienze statistiche dell’Università Sapienza di Roma si è tenuto un seminario dal titolo: “Molestie e violenza di genere nel mondo del lavoro in Italia”. Ad intervenire al seminario sono state Fiorenza Deriu e Carla Pagano.

A trattare la prima parte è stata la dottoressa Carla Pagano, esperta di genere. Durante il suo intervento è stato posto l’accento sull’aspetto legislativo. La violenza di genere nel mondo del lavoro è un grave problema e come tale necessita di una definizione. Un gruppo di esperti all’incontro dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) ne ha evidenziato gli aspetti più rilevanti mostrandola come un un continuum di comportamenti e pratiche inaccettabili che includono aspetti fisici, psicologici e sessuali. Questa violenza, come detto,  può assumere numerose forme, può essere un fenomeno isolato o sistematico e può avvenire tra persone che ricoprono un ruolo lavorativo simile o differente. Può o non può essere un fatto che costituisce reato, potrebbe, ad esempio, essere una semplice mancanza di rispetto, ma ciò non riduce la gravità della fenomeno. La dottoressa Pagano ha illustrato la normativa internazionale, europea e Italiana; ho deciso di porre l’accento solo su una piccola parte di questa.

A livello internazionale ricordiamo la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna (CEDAW) adottata nel 1979 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Questa mira a proteggere le donne da qualsiasi violenza e ad assicurarne la parità rispetto all’uomo in ogni aspetto della vita sociale. E’ utile ricordare che gli Stati Uniti sono l’unica nazione sviluppata che non ha ratificato la CEDAW. Per quanto riguarda l’Europa molto si è fatto a livello normativo, così come molto c’è ancora da fare. Importante la Direttiva del Consiglio dell’Unione Europea 73/2002 dove si applica la seguente definizione di molestie: “situazione nella quale si verifica un comportamento indesiderato connesso al sesso di una persona avente lo scopo o l’effetto di violare la dignità di tale persona e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante od offensivo.” A parlare di molestie in termini praticamente uguali in Italia sarà il decreto legge n.198 del 2006. Ricordiamo infine la Legge di bilancio italiana per il 2018 con la modifica dell’articolo 26 del codice delle pari opportunità: “La lavoratrice o il lavoratore che agisce in giudizio per la dichiarazione delle discriminazioni per molestia o molestia sessuale poste in essere in violazione dei divieti di cui al presente capo non può essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito o sottoposto ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro, determinati dalla denuncia stessa.“

Questi potrebbero essere a prima vista risultati scontati, in realtà, sono frutto di una battaglia che non si è mai arrestata e che ha permesso un riconoscimento del problema, seppur non ancora totale.

Nella seconda parte la professoressa Deriu, utilizzando l’indagine campionaria “Sicurezza dei Cittadini” dell’ISTAT e la VI indagine europea sulle condizioni di lavoro (EWCS) ha mostrato numerosi dati che hanno fornito altrettanti spunti di riflessione. Dopo una breve introduzione sugli aspetti e le caratteristiche del fenomeno delle molestie e dei comportamenti avversi nel mondo del lavoro, ha mostrato che il 43,6% delle donne, dicono di aver subito almeno una molestia nella loro vita e il 15,4% negli ultimi 3 anni. Tra quelle più diffuse ci sono: le molestie verbali, i pedinamenti e le molestie fisiche. Un fenomeno molto frequente negli ultimi anni è quello delle molestie sui social network.

Tra i vari temi toccati c’è quello della Gig-Economy, un ambiente nel quale, osservando i dati, il fenomeno della discriminazione è sempre più consistente. E’ utile anche ricordare quanto siano importanti le condizioni lavorative, la natura dei contratti, la precarietà e l’importanza di quel lavoro all’interno del reddito familiare. Tutti questi fattori, infatti, risultano essere un importante strumento di ricatto da parte del datore di lavoro. Questo ci mostra l’importanza nell’accompagnare le rivendicazioni salariali alla lotta contro le discriminazioni. Non a caso si osserva dai dati come la partecipazione politica e sindacale sia fortemente legata alla consapevolezza del fenomeno. E’ proprio la consapevolezza da parte delle vittime una delle nostre principali missioni, per poter partecipare attivamente a questa battaglia sociale e di civiltà, che coinvolge tutti, e fare in modo che nessun* possa rimanere inascoltat*.

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