I minori migranti non accompagnati: quando lo strazio della fuga diventa una nuova vita

I minori migranti non accompagnati: quando lo strazio della fuga diventa una nuova vita

“Il bagaglio dei minori migranti”, evento-conferenza organizzato e reso possibile dal Prorettore Scarascia Mugnozza, svoltosi venerdì 21 gennaio nell’aula Magna  Sapienza Università di Roma, è stata l’occasione per riflettere su quello che comunemente viene definito “il dramma” delle migrazioni, ma con una sensibilità diversa rispetto a quella che di solito si avverte nei media, riscoprendo il lato umano di un fenomeno troppo spesso confinato nel linguaggio superficiale della cronaca e della politica, ed in quello freddo della polizia e della giustizia. L’evento è stato l’occasione per far conoscere al pubblico le storie dei migranti minorenni non accompagnati che arrivano in Europa. A raccontare con calore e passione queste storie è il nuovo libro di Luca Attanasio, giornalista, autore de “Il bagaglio” (Albeggi edizioni); libro indissolubilmente legato all’esperienza di drammatica fuga, ma anche e soprattutto di realizzazione personale, di un ragazzo ivoriano, Mohamed Keita, che sta conoscendo un notevole successo in Italia grazie alla sua arte, la fotografia. E a margine dell’incontro è stata inaugurata una sua mostra fotografica, dal titolo “Going back”, con cui Mohamed testimonia il suo sguardo lucido e fiducioso verso una realtà in cui spesso l’emarginazione e la miseria vengono ignorate, e in cui dolore e gioia si confondono e si esaltano vicendevolmente.

Il prof. Mario Morcellini, Prorettore alla Comunicazione, moderatore del dibattito, ha sottolineato come nella rappresentazione mediatica del fenomeno migratorio le distorsioni sono parecchie, col rischio di disumanizzare le vicende esistenziali delle persone coinvolte e di trasmettere ai cittadini una percezione esclusivamente allarmata e totalmente errata del fenomeno. Inoltre nella sua introduzione ha voluto portare all’attenzione generale il terribile carico di stress, i disagi ed i traumi a cui sono sottoposti i minori migranti, in una fase della vita in cui si rivela tutta la loro fragilità e l’incapacità di gestire situazioni in cui vengono a mancare le certezze primarie.

A seguire, il saluto del Rettore della Sapienza Eugenio Gaudio, che ha voluto esprimere la sua solidarietà e l’attenzione del mondo accademico verso la problematica dei migranti, e in particolare dei minori che devono affrontare da soli questo dramma. Unendosi a denunciare le frequenti semplificazioni e strumentalizzazioni di vicende umane segnate dal dolore e dall’ansia di riavere ad una vita dignitosa, ha poi evidenziato l’urgenza di affrontare la questione in maniera seria, cercando di comprendere fino in fondo le dinamiche dei processi migratori e studiarli in maniera approfondita e col dovuto rigore scientifico di chi non vuole darne una lettura superficiale, senza però dimenticare la dimensione umana di queste vicende umane, anche attraverso l’incontro diretto con le donne, gli uomini e i bambini che le vivono sulla propria pelle. E senza sottovalutare “le meravigliose potenzialità di questi giovani che, se adeguatamente accolti, seguiti e inseriti in circuiti positivi possono rappresentare per il nostro paese una risorsa importante”.

Un contributo importante è stato dato anche dell’eurodeputata Silvia Costa, la quale ha segnalato il numero ormai straordinariamente elevato dei rifugiati minori non accompagnati che sono giunti in Italia (25 mila, ovvero il 15% dei profughi) e che ha espresso la necessità di sforzarsi di comprendere quali siano le storie di questi migranti, cosa sta dietro alla loro fuga, cosa attraversano, e dove cercano di andare. Ciò che manca – dice – è “una narrativa di questi vissuti”, invitando i giornalisti ad “avere più a cuore il racconto del vissuto dei migranti per poter costruire empatia, riconoscere l’altro come persona, riconoscerne la somiglianza e non la differenza”. A fronte del progressivo innalzamento di muri in Europa – risposta che Costa definisce “tragica, impotente ed oscura” – bisognerebbe preoccuparsi di come rispondere all’imperativo morale di salvarli. “I minori sono tre volte indifesi: perché sono piccoli, perché stranieri e perché non hanno la potestà giuridica di difendersi”, ha dichiarato l’eurodeputata, la quale ha anche sottolineato come il Parlamento europeo sia molto più avanzato e sensibile verso l’argomento. A differenza spesso dei governi di molti paesi membri – per i quali Costa chiede sanzioni – che si dimostrano distanti dalla problematica perché che non accettano la ripartizione delle quote di rifugiati tra i singoli paesi dell’UE, “ed è questo che rende impraticabile un’accoglienza degna di questo nome”. Richiamando al rispetto delle convenzioni di Ginevra e dell’ONU sui minori da parte di tutti i paesi membri dell’UE, ha affermato che “Dobbiamo considerarle sempre persone che hanno bisogno di tutele, di un accesso gratuito all’educazione, alla sanità, a tutte le condizioni di sicurezza, ed un alloggio”. Ha poi elogiato la proposta di legge in materia di richiedenti asilo, approvata già alla Camera, che metterà delle scadenze temporali certe alla permanenza dei rifugiati nei centri per l’identificazione e per ciò che riguarda i trasferimenti nelle comunità di accoglienza, e dell’istituzione della figura di un tutore dedicato, all’interno di un albo dei tutori accreditati. Ha parlato infine della necessità di sostenere le donazioni dedicate all’accesso all’educazione dei bambini rifugiati, e di costruire corridoi educativi, grazie al protocollo di intesa siglato dal governo con la CRUI: accogliere gli studenti rifugiati nei nostri atenei è possibile e doveroso, ma anche attraverso corsi a distanza attraverso un’apposita piattaforma online sarebbe possibile contribuire attivamente a sostenere l’istruzione e la formazione delle future classi dirigenti di paesi che oggi sprofondano nella miseria e nella guerra.

È intervenuto anche il giovane Alì, ragazzo afghano che dopo aver perso i suoi genitori, è scappato da solo dal suo paese a soli 7 anni. 5 anni di viaggio, viaggiando sotto un camion, dopo aver perso anche il fratello, profugo anche lui, ma morto in Turchia. È studente alla Sapienza, e autore del libro “Stanotte guarderemo le stelle”. Ci ricorda che c’è sempre un motivo per cui un bambino decide di fuggire, sempre un qualcosa che costringe: “uno stato di necessità che non permette di restare ancora, una guerra, un tradimento, una rapina”. L’Italia lo ha accolto e adottato, e l’università gli ha dato la possibilità di crescere non solo da un punto di vista nozionistico e tecnico, ma soprattutto umano e intellettuale. Dopo 11 anni non si considera un problema, ma una risorsa per l’Italia.

Luca Attanasio, autore del libro presentato, ha denunciato la comunicazione mediatica fuorviante sulle migrazioni perché non risponde quasi mai alla realtà: c’è bisogno di approfondire e andare sul luogo. Lui, che ha girato paesi dell’Africa subsahariana, il nord Africa, il Medio Oriente l’Asia minore, afferma che oggi bisogna focalizzare l’attenzione sui motivi che stanno dietro alle fughe e quello all’esperienza indescrivibilmente difficile dei viaggi. Ha fatto presente che l’età media dei profughi è scesa vertiginosamente, “fino ad età ad una cifra”. Il suo impegno giornalistico è stato quello di intervistare, conoscere tantissimi migranti, in giro per il mondo e in Italia, ed anche le persone che lavorano nei centri accoglienza e molti esponenti politici. Ci dice che “minori non accompagnati” è un’espressione usata per definire il fenomeno di minori che fanno il loro ingresso in un paese straniero senza il conforto e il supporto di una persona adulta che li introduca in un mondo totalmente sconosciuto; ma quello che puntualmente non consideriamo è l’esperienza terribile di ciò che accade prima di arrivare: il viaggio (“della speranza”) in totale solitudine, è il vero dramma: non si sa mai bene cosa significhino per questi bambini, i quali a volte si trovano a dover attraversare migliaia di chilometri affidandosi ai “tour operator dell’inferno”, senza cibo, acqua, subendo le peggiori violenze ed umiliazioni.

A seguire l’intervento di Diego Bianchi, alias Zoro, che per la sua sensibilità e personale interesse si è ritrovato a conoscere da vicino le realtà da cui questi giovani migranti partono. Il suo impegno a parlare di queste storie riuscendo a stabilire un contatto umano con questi ragazzi non è recente, ed è iniziato ben prima di Gazebo. Ci dice che oggi è molto difficile trattare questi temi delicati con la dovuta umanità e sensibilità, quando poi ci si imbatte in una quantità di informazioni false e slogan semplicistici e xenofobi diffusi da chi oggi “è molto bravo a parlare più alla pancia delle persone che alle teste”. Tra i primi ad andare a Chio nel 2015, dove arrivavano i profughi siriani, ha seguito da vicino le vicende umane dei profughi. Zoro ci ha poi parlato del suo recentissimo viaggio in Ciad col supporto di UNHCR e del suo contatto ravvicinato con le popolazioni locali e di come queste abbiano quotidianamente a che fare con Boko Haram. Ci ha parlato della drammatica situazione del paese africano, che vive una sostanziale dittatura e che sta al centro di un contesto in cui attentati terroristici sono all’ordine del giorno. In questo paese nel cuore dell’Africa il numero dei rifugiati e dei migranti interni è estremamente elevato in rapporto alla popolazione, e comunque enormemente più grande rispetto a quello che dobbiamo gestire in Europa.

Altro intervento importante, quello di Alessandra Camporota, capo di gabinetto del capo del Dipartimento Libertà civili e immigrazione del Ministero degli Interni, che ha criticato l’atteggiamento di chiusura da parte degli stati membri dell’UE nei confronti dei richiedenti asilo, i quali – a suo parere – non possono essere contrapposti ai cosiddetti “migranti economici”. Ha poi lamentato l’incapacità di “saper seguire questi fenomeni e di saper organizzare e prevedere delle politiche di immigrazione legale” che dovrebbero essere condivise tra gli stati, e che le responsabilità non posso ricadere solo sull’Italia e Grecia, anche se purtroppo – afferma – la minaccia terroristica ha solo esasperato queste posizioni. Camporota ha poi reso noto che solo il 20% dei migranti totali vengono riconosciuti come richiedenti asilo, e che gli altri sono migranti economici. “La soluzione dei respingimenti – ha dichiarato – trova molte difficoltà di applicazione, ed il numero di quelli che si riesce a riportare nei paese di origine è molto basso. I rimpatri non sono una soluzione al problema”. L’Italia comunque è molto più attiva nell’organizzare un’accoglienza strutturata. Fa sapere infatti che oggi il sistema di accoglienza in Italia si è organizzato in modo differente: si è passati da grossi centri governativi concentrati nel sud Italia ad una distribuzione capillare diffusa su tutto il territorio. “L’accoglienza sarà capillare anche nei piccoli comuni, e la scommessa de Governo è quella di garantire delle presenze anche minime nelle piccole comunità di richiedenti asilo, in modo che possano più facilmente integrarsi con le collettività, così da provocare meno disagi”. Conclude dicendo che “I ragazzi migranti che arrivano in Italia possono essere giovani energie per il nostro paese, una risorsa importante”.

 

Germano Di Fede

le interviste sono state effettuate anche grazie alla collaborazione di Sara Abouabdillah

 

 

Intervista a Luca Attanasio

      Intervista Luca Attanasio

Intervista alla Dott.ssa Alessandra Camporota

      Intervista Alessandra Camporota

Intervista a Mohamed Keita

      Intervista Mohamed Keita

Intervista alla Dott.ssa Tiziana Pascucci

      Intervista Tiziana Pascucci

Intervista alla Prof.ssa Chiara Canta

      Intervista Chiara Canta

Intervista all’On. Silvia Costa

      Intervista Sivia Costa

 

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