“Per questo mi chiamo Giovanni”: il Teatro Vittoria ricorda la strage di Capaci

“Per questo mi chiamo Giovanni”: il Teatro Vittoria ricorda la strage di Capaci

Luigi Garlando è l’autore del romanzo da cui è liberamente ispirato lo spettacolo “Per questo mi chiamo Giovanni” che tornerà a grande richiesta al Teatro Vittoria per l’anniversario dei 25 anni dalla strage di Capaci il 15 novembre alle ore 20.

Il padre, sul palco, regala al figlio una gita insieme per il suo compleanno, durante la quale gli spiega il motivo della scelta del suo nome, Giovanni. Durante il viaggio vengono quindi raccontati i momenti chiave della storia di Giovanni Falcone dalle sue vittorie, passando per il suo impegno politico, fino alla sua scomparsa prematura. Il bambino capisce subito di cosa il padre parla, si trova a contatto con la mafia anche a scuola, nei bulli che tormentano gli altri e nel silenzio, che non denuncia le loro azioni, da parte degli altri.

Quello che il genitore cerca di passare al figlio è la forza di combattere la mafia, già da subito, nonostante il prezzo che questo comporta. La strage è diventata il simbolo di questo, della forza di opporsi. L’attentato, messo in atto da Cosa Nostra, a pochi chilometri da Palermo sull’autostrada A29, portò alla morte del magistrato antimafia Giovanni Falcone, di sua moglie e dei tre agenti di scorta.

“Il mio e quello di tutti è l’impegno a dare un piccolo grande contributo per far camminare, come diceva Giovanni Falcone, le idee di giustizia e libertà, nonostante gli uomini passino, sulle gambe di altri uomini”. Queste le parole di Stefano Messina, interprete e regista dello spettacolo.

Lo scopo che si propone la messa in scena, infatti, è quello di spiegare cos’è la mafia e come combatterla nella vita di tutti i giorni, anche grazie al potere del teatro, che ha la capacità di raccontare i fatti di cronca e trasmetterli, emozionando, anche a chi non li ha vissuti in prima persona.

Da un padre a un figlio la storia di Giovanni Falcone, pièce di Gianni Clementi, ispirato al romanzo di Luigi Garlando, regia di Stefano Messina.

Federico Saccoccio

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