Le scandalose. Women in Crime

Le scandalose. Women in Crime

Mercoledì 4 maggio è stato proiettato al Centro Congressi della Sapienza il documentario “Le scandalose. Women in Crime”, prodotto dall’Istituto Luce e realizzato dalle giornaliste Silvana Mazzocchi e Patrizia Pistagnesi, con la regia di Gianfranco Giagni.

La proiezione è stata preceduta da un’introduzione delle tematiche trattate da parte delle sceneggiatrici e anche una breve introduzione sulle tecniche di regia messe in atto da Gianfranco Giagni . La particolarità di tale filmato infatti, come hanno affermato al termine del seminario sceneggiatrici e regista, è proprio quella di non essere un vero e proprio documentario, bensì una versione più argomentata di un lungometraggio. Le immagini utilizzate quindi non si limitano a rappresentare volti e testimonianze dei crimini raccontati, ma includono anche quello che può essere considerato il retroscena storico di tali fatti, spaziando da scene di vita quotidiana, lavori di cucina e nei campi, fino a giungere a spot pubblicitari molto datati. “Tutto il materiale lo abbiamo rinvenuto nell’istituto Luce – ha aggiunto Gianfranco Giani – giacevano lì come cadaveri in un obitorio”.

“Le scandalose. Women in crime” è un documentario che ha per  protagoniste le storie di sei donne molto note nella cronaca nera italiana del dopo guerra : Loenarda Cianciulli (più comunemente conosciuta come “la saponificatrice”), Rina Fort, le sorelle Cataldi, Pia Bellentani, Assunta Maresca (o ” pupetta”), Doretta Graneris  e Luigina Pasino. Nessuna immagine violenta o intervista scabrosa, ma semplici immagini e racconti che si susseguono con lo scopo di mostrare vite e moventi completamente differenti a che hanno portato allo stesso tragico risultato.

Nel documentario “Le scandalose. Women in Crime” è stata fatta in primis una ricerca sulla differenza, che è stata indicata nel corso degli anni dopo la guerra, tra  criminale e pazza, ma sicuramente è stata posta l’attenzione sul concetto di scandalo nel periodo del dopoguerra, come suggerisce appunto il titolo, cercando forse la risposta alla domanda se sono i crimini ad essere scandalosi o il fatto che la donna attraverso il crimine possa essere posta sullo stesso piano dell’uomo.

Meggy Battaglia

      intervista sceneggiatrici

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