Le principesse moderne portano i pantaloni

Le principesse moderne portano i pantaloni

Siamo cresciuti con le principesse della Disney. Nel nostro immaginario le protagoniste delle fiabe sono fanciulle delicate, fragili e terribilmente sensibili che, incappate in situazioni spiacevoli, implorano l’aiuto di un prodigioso principe pronto a sconfiggere il male ed unirsi a loro in matrimonio. Siamo davvero sicuri che le nostre figlie e i nostri figli debbano crescere nella convinzione che una donna non sia in grado di risolvere autonomamente una situazione spiacevole? Oppure che non abbia altro obiettivo nella vita se non sposare il belloccio di turno, l’amore dei suoi sogni? Fortunatamente no, o meglio, questo immaginario non risponde più alla realtà.

Lo stereotipo di genere esiste ancora, inutile negarlo, ma le iniziative che stanno spopolando negli ultimi anni sottolineano un forte bisogno di annullare questa discrepanza tra uomini e donne e soprattutto di permettere alle bambine di oggi di poter sognare, alla pari dei maschietti, un futuro dove possano essere tutto ciò che desiderano. E da dove cominciare se non dalla letteratura per l’infanzia? Così Elena Favilli e Francesca Cavallo raccontano Storie della buonanotte per bambine ribelli, diventato un vero e proprio caso editoriale. È il libro più finanziato nella storia del crowdfunding, grazie a Kickstarter, che ha raccolto oltre un milione di dollari da 70 nazioni in soli 28 giorni, per un totale di un milione e 300 mila dollari dal lancio della campagna in aprile 2016 fino a ottobre dello stesso anno. In Italia è stato pubblicato il 28 febbraio scorso da Mondadori dopo il successo internazionale che ha visto 90mila copie vendute della versione originale americana e la successiva traduzione in dodici lingue. Il volume contiene 100 biografie di donne famose: 100 favole per sognare in grande raccontate con stile semplice, una bambina che ha un sogno, lo persegue con tenacia e buona volontà e lo realizza. Sono artiste, scrittrici, scienziate, sportive che lottano per affermare la propria personalità, da Rita Levi Montalcini a Serena Williams, Ada Lovelace, Frida Kalho, MalalaYousafzai, Jane Austen, Coco Chanel, Nina Simone, Michelle Obama, insieme ad altre grandi Donne che hanno contribuito a sfatare gli stereotipi di genere.

Ma Storie della buonanotte per bambine ribelli non è un caso unico. Rimanendo nel panorama letterario qualche mese fa veniva pubblicato Antiprincipesse, una collana di libri portate in Italia dalla giovane realtà editoriale di Rapsodia Edizioni che racconta storie vere al di là di ogni classico stereotipo, storie di donne moderne “supereroine” che non aspettano inermi ma con coraggio affrontano le difficoltà e ottengono il risultato sperato.

Se questo è l’impegno in campo letterario non è di meno quello nel panorama cinematografico. Nel 2013 “Ribelle – The Brave”, tredicesimo prodotto della Pixar, vinse l’Oscar come miglior film d’animazione: Merida, la protagonista dai capelli rossi, incarna la nuova figura della donna consapevole e principessa ribelle, una fiaba di estrema attualità che si arroga il diritto di inserirsi tra le prime pellicole femministe per ragazzi. Il 2016 è stato invece l’anno di Vaiana, la protagonista del film Oceania, che fin da piccola desiderava compiere un’impresa ben più grande del “restare a casa a fare la principessa”. Anti-principessa Disney per eccellenza, tra le più forti e determinate mai realizzate, anche fisicamente: non è più esile e dal busto strettissimo ma viene rappresentata agile, muscolosa, “reale”.

Fortunatamente le eroine non sono solo quelle delle fiabe e dei cartoni animati: 100 donne contro gli stereotipi è il progetto tutto al femminile, finanziato della Commissione Europea, che elaborato una piattaforma online dove si trovano nomi e curriculum di esperte nei campi considerati più “ostici”, in particolare dell’area STEM, ovvero quella che si occupa di scienza e tecnologia. Un discorso complesso eppure sotto gli occhi di tutti, che compenetra il problema della discriminazione di genere con l’importanza e il valore della “reputazione” mediatica.

100 donne è una provocazione a chi non riconosce la parità di genere, come è stata una provocazione l’iniziativa della libraia beneventana Filomena Grimaldi che, in un cartello appeso tra gli scaffali prometteva una tazzina di caffè a chiunque acquistasse libri scientifici per le bambine, rompendo la salda consuetudine che li vuole esclusi dalle letture per le più piccole. L’iniziativa, nata quasi per gioco, è stata postata su Facebook: la foto è stata condivisa più di 5.000 volte, registrando il supporto anche di altri librai e bibliotecari che si sono ritrovati nella situazione di dover ascoltare frasi come “Questo libro non va bene, è per una femminuccia”.

Questi sono solo esempi di una miriade di iniziative che hanno lo stesso obiettivo: contrastare lo sviluppo di uno stereotipo di genere sin dalla prima infanzia.  E se le principesse della Disney saranno sempre meravigliose e le loro storie ci faranno sempre sognare, i racconti sulle nuove anti-principesse e l’esempio delle “supereroine” della realtà insegneranno alle nostre figlie (e anche ai nostri figli) che non sarà il loro sesso a determinarne il futuro ma la forza e la tenacia con cui perseguiranno i loro sogni, qualunque essi siano.

Sara Corrieri

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