Le politiche sociali del fascismo, guida al consenso sotto una dittatura

Le politiche sociali del fascismo, guida al consenso sotto una dittatura
      Intervista Chiara Giorgi

Il 20 febbraio si è tenuto un nuovo appuntamento con i seminari del Dipartimento di Filosofia della SapienzaPersuasione, suggestione, fascinazione e carisma. Governo delle coscienze e processi di pensiero. La docente Chiara Giorgi ha tenuto una lezione sul tema della persuasione e del consenso nelle politiche sociali del fascismo. Per quanto possa essere paradossale un’indagine sul consenso in una dittatura totalitaria, l’intervento ha sollevato spunti molto interessanti.

Innazittutto, nel considerare il fascismo come una religione laica. Quella per il fascismo era una vera e propria fede: tramite la cieca obbedienza ci sia assicurava il controllo delle coscienze e l’azzeramento delle proteste. La figura del Duce, il ruolo dello sport, il compito delle donne erano tutti miti che tenevano in piedi una società ottusa.

Dall’altro lato, furono promulgate una serie di iniziative a favore dei cittadini. Idee che in qualche modo compensassero il fatto di essere sotto una dittatura e non avere diritti. Attraverso una serie di premi e di concessioni, il fascismo si assicurava un adattamento al regime da parte della popolazione. Un esempio sono le proposte in ambito di disoccupazione, assistenza ospedaliera, pensione che hanno creato istituzioni di cui tutt’ora usufruiamo. Anche l’intervento economico (IRI) fu usato come mezzo di propaganda.

Nonostante non sia riuscito a ottenere piena convinzione tra i cittadini, il fascismo ha creato, tramite le politiche sociali, un sistema tale da poter essere tollerato dal popolo. Perfino le persone che non condividevano gli ideali fascisti, si sono conformate alla dittatura. L’analisi della professoressa Giorgi dimostra che il fascismo non si è solo imposto con la forza, ma è stato anche, se non incoraggiato, almeno accettato da una parte degli italiani. E questo spiega come, il regime, abbia potuto mantenere il potere per numerosi anni e come ancora oggi sia oggetto di fascinazione da parte delle posizioni politiche di più estrema destra.

Ovviamente questa non è l’unica realtà. Non bisogna scordarsi della violenza e delle repressioni, dei prigionieri politici, della strenua resistenza dei partigiani e dei numerosissimi contadini che favorivano i ribelli: tutti loro sono il simbolo della speranza, dell’indipendenza del nostro popolo.

Il fascismo è sopravvissuto legalmente in Italia per più di trent’anni ed è impossibile dichiarare l’estraneità degli italiani a queste vicende. Proprio il 19 febbraio si è tenuto un evento per festeggiare i cento anni della partigiana Iole  Mancini. Per fortuna che a salvaguardare la libertà di tutti c’erano persone come lei, altrimenti oggi io non avrei neppure avuto la possibilità di scrivere questo articolo!

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