Le esperienze e gli ideali di Medici Senza Frontiere al Policlinico Umberto I

Le esperienze e gli ideali di Medici Senza Frontiere al Policlinico Umberto I

Lunedì 21 maggio, presso l’Aula Prima Clinica medica del Policlinico Umberto I, si è tenuto l’incontro con Medici Senza Frontiere dal titolo “Metti in pratica i tuoi ideali”.

Protagonista dell’evento è stato il Dott. Roberto Scaini, vice presidente di MSF Italia, medico e operatore umanitario, che ha raccontato la sua esperienza con Medici Senza Frontiere vissuta in diversi Paesi dell’Africa e del Medio Oriente.

L’incontro, organizzato da MSF Roma, Sapienza Università di Roma e SISM (Segretariato Italiano Studenti Medicina), ha visto l’introduzione ai lavori da parte di Luciano Saso, Prorettore alle Reti universitarie europee, che ha portato i saluti del Preside della Facoltà di Farmacia e Medicina, il Prof. Carlo Della Rocca.

L’intervento del Dott. Scaini ha toccato tutti i principali aspetti di MSF. Il primo ha riguardato la presentazione dell’associazione, gli albori e i principi fondanti. Nata in Francia nel 1971, fornisce assistenza medica in zone di emergenza a causa di guerre, epidemie, disastri naturali o indotti dall’uomo. Fin dalla nascita, ad opera di medici e giornalisti, sono chiari i valori di Medici Senza Frontiere. Da una parte i tre pilastri etici – Indipendenza, Neutralità e Imparzialità – che, grazie al fatto di ottenere esclusivamente finanziamenti privati, garantiscono una completa autonomia rispetto agli Stati. Ciò ha diversi aspetti positivi e permette per esempio nello Yemen di lavorare in entrambi i lati del conflitto. Tuttavia non interessarsi ai credo religiosi e politici – “per Medici Senza Frontiere sono tutti pazienti” – può comportare delle situazioni difficili, come per esempio prestare soccorso ad un combattente dell’ISIS.

Dall’altra parte c’è il valore altrettanto importante della testimonianza, perché “non si può intervenire e non raccontare: sarebbe metà del lavoro”. Per questo un altro obiettivo dell’associazione è portare la voce di chi non ce l’ha.

Poi ci si è addentrati nell’organizzazione e nei meccanismi di selezione. Specificando che i medici di MSF non devono essere considerati supereroi, né del 118 (lo stesso Scaini è un medico di base di Misano Adriatico), l’associazione è accessibile a tutti. Per poter fare le missioni basta essere laureati e possibilmente avere 2 anni di esperienza per fare la domanda online. L’organigramma è composto per il 50% da personale sanitario (medici, infermieri e psicologi) e per l’altro 50% da personale non sanitario (come il meccanico, il logista ed il capoprogetto per la sicurezza).

A seguire c’è stata la parte più intensa dell’intervento, ossia il racconto delle esperienze fatte dal Dottor Scaini nei finora 7 anni di militanza. A cominciare dall’Etiopia, nel 2011, nel Primary Health Care, un ospedale per cure essenziali. L’anno dopo in Sud Sudan, chiamato per far fronte ad un’emergenza nutrizionale. Nel 2013 è in azione in Yemen e Siria, mentre nel 2014 di nuovo in Etiopia e nella Liberia falcidiata dall’epidemia di ebola (in cui vedeva circa 30 morti al giorno). L’anno dopo in Sierra Leone, in Iraq e nel Mar Mediterraneo per l’operazione “Search&Rescue”, impegnato nel recupero dei migranti e soccorso in mare. Poi di nuovo in Yemen, per un totale di 4 volte, nel 2016 a fronteggiare circa ottomila casi in colera e nel 2017 a lavorare nel semidistrutto ospedale di Haydan. Quest’anno invece, è appena tornato da una missione in Sud Sudan e tra pochi giorni partirà per il Congo.

Un passaggio molto interessante è stato quello riguardante le paure e gli effetti collaterali (sia positivi che negativi) nel lavorare con MSF. In questo Scaini è stato molto sincero, in quanto non nega che si lavora in mezzo a epidemie, contagi e bombe, anche se ci sono preventive valutazioni del rischio. Altre difficoltà che si possono incontrare sono il parlare spesso con uno psicologo, in quanto si possono vivere momenti molto cruenti, e i compromessi da fare a livello professionale e familiare. Nonostante ciò sono sacrifici che vengono ripagati dal sorriso dei pazienti che sopravvivono e dalla voglia di ripartire che si ha al termine di una missione.

Nella parte finale dell’incontro è intervenuto lo studente Antonio Rubino, organizzatore dell’evento e volontario da tre anni per il gruppo MSF Roma. Ha spiegato che si può perseguire il sogno di “un mondo in cui tutti possono godere degli stessi diritti sanitari, al di là del luogo di nascita” anche senza andare in missione: un esempio pratico è stato un progetto pilota, portato avanti con una squadra mobile in zona Tiburtina, che puntava a integrare dei migranti dal punto di vista socio-sanitario.

Al termine dell’intervento, infine, ampio spazio per le domande degli studenti, che hanno mostrato grande interesse per tutte le questioni trattate. Le tematiche affrontate hanno riguardato la durata delle missioni, la giornata tipo del medico, le delicate problematiche legate alla frequente mancanza di sangue e di farmaci essenziali, e in particolare la difficoltà di relazionarsi (e di istruire) con persone che hanno una lingua e una cultura diametralmente opposta alla nostra.

Enrico Salvi

      Intervista a Roberto Scaini

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