La società nelle urne: le Politiche 2018, spiegate bene

La società nelle urne: le Politiche 2018, spiegate bene
      Intervista a Edoardo Novelli
      Intervista a Giuseppe Anzera
      Intervista a Lorenzo Barbanera
      Intervista a Maria Paola Faggiano
      Intervista a Roberto Gritti

“Dentro le urne c’è la società con tutti gli interrogativi che essa pone”: si apre così, nella giornata del 7 maggio, il convegno “La società nelle urne. Strategie comunicative, attori e risultati nel segno del cambiamento”. Ad essere protagonisti, non semplicemente le scienze storico e sociali che “interpretano la società”, ma le verità emerse dalle mappe politiche riscritte dalle ultime elezioni. Qual è la società oggi? La politica le rema contro? Gli interrogativi che animano il dibattito nell’aula Oriana del CoRiS sono mirati e, ad affrontarli, l’incrocio delle tre linee di ricerca attivate dall’Osservatorio di Sociologia Elettorale, dall’Osservatorio Mediamonitor Politica del CoRiS e dall’Archivio Spot Elettorali dell’Università RomaTre.

Il primo panel, “Società e politica”, ha attribuito a riflessioni di natura sociologica i numeri e le forme delle nostre realtà territoriali: come spiegano Carmelo Lombardo e Chiara Coluccia, il modus operandi della ricerca illustrata si è articolato “ricostruendo i contesti empirici e socio-economici in cui la scelta elettorale ha avuto luogo”. Tra rischi e indicatori metodologici, il dato che emerge chiaro lo illustrano i prof. Anzera e Gritti, rispettivamente docenti di Sociologia delle relazioni internazionali e Sociologia della politica: la grammatica della società italiana è di lungo periodo e i dati raccolti assumono un significato nuovo che ripensa la democrazia italiana. Se Gritti parla di “trionfo del minoritario” per descrivere l’emergente democrazia passiva e bloccata, di cui è complice il crescente astensionismo, Anzera illustra quanto l’analisi della mobilità di voti e liste possa rivelare andamenti inaspettati e bipolari: i vittoriosi da un lato, gli sconfitti dall’altro.

L’analisi sociologica si accorda a quella partecipativa: la seconda parte del convegno, “Partecipazione e politica”, mira a valutare in che modo la comunicazione in campagna elettorale abbia toccato temi e urgenze e in che misura abbia coinvolto l’elettore. La riflessione ha avuto come oggetto i due sentimenti che influenzano l’allontanamento dalla partecipazione attiva alla politica: risentimento e insicurezza esistenziale. Il concetto di risentimento ha una componente di razionalità e una matrice socialmente determinata: all’ aumentare dell’ insicurezza, aumenta il risentimento.

Tali sentimenti abitano nel soggetto che viene definito “elettore contro”, ossia colui che giudica negativamente, colpevolizza categorie sociali molto differenti e si pone in modo distruttivo di fronte la politica.  Inoltre, si è preso in considerazione, il fondamentale ruolo della dimensione comunicativa in quanto, tanto più è efficace la comunicazione, tanti più elettori si “conquistano”. Post come basi empiriche di partenze: quali le priorità comunicate dagli schieramenti politici? Quali gli elettori raggiunti?

Domande che stimolano riflessioni legate al più ampio campo della comunicazione politica che, nel titolo del terzo intervento, si presenta scissa: Comunicazione e politica. Ma, possiamo ancora parlare di divisione tra le due sfere? A spiegarlo, l’intervento del prof. Edoardo Novelli, docente di comunicazione politica presso l’Università Roma Tre: la campagna elettorale del 2018 si scinde dal concetto di sfera pubblica, l’impiego di ogni strumento di comunicazione tradizionale viene ridefinito. Spot e manifesti, che un tempo scandivano le dinamiche comunicative e i suoi riferimenti emotivi e razionali, esplodono in rete: l’audiovisivo è completamente reinventato e la tv ridimensionata. Sebbene il piccolo schermo preservi un discreto uso quantitativo, perde la sua peculiarità di “strumento che crea notizia e agenda”: oggi “le elezioni non si vincono con la rete ma non si vincono senza rete”.  A cambiare, non solo gli strumenti comunicativi, ma anche i codici estetici: il web ribalta l’iconografia del potere attraverso un processo di degradazione che mira a rendere il leader “vicino, prossimo”, non più un modello estetico. Il sistema mediale attuale diventa ibrido: le sfere pubbliche sono separate, i media mainstream non dettano più i temi e i modelli di coinvolgimento dell’elettorato si fanno sempre più simili al fandom. Il gioco è emergere tra algoritmi, condivisioni e interazioni: il premio? La visibilità.

Nella comunicazione politica ogni azione ha un obiettivo mirato: la parte conclusiva del panel ha illustrato, attraverso un’indagine di lungo periodo sulla partecipazione politica ed elettorale promossa dal CorisLab – Laboratorio di comunicazione e ricerca sociale, i primi risultati di un’indagine sulla campagna elettorale nel sistema mediale ibrido, sulle innovazioni e sulle tendenze rintracciabili nell’ambiente mainstream, in quello social, e nei rimandi tra l’uno e l’altro.

Twitter per utenti vicino al mondo mediale, Facebook per l’elettorato di massa: che la campagna elettorale oggi non si faccia solo offline è ormai fatto assodato. Ma, che sia davvero giunto il momento di imparare a leggere (anche) attraverso uno schermo per comprendere, è davvero chiaro? Il filter bubble che personalizza le campagne elettorali di ciascuno di noi necessita di essere smussato e chiarito e, dal CoRiS, il primo contributo è stato chiaramente consegnato.

Nicoletta Labarile ed Alessia Tito

 

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