La forma dell’acqua: la favola gotica dalla parte del mostro

La forma dell’acqua: la favola gotica dalla parte del mostro

Una celebrazione del diverso: così si può definire The Shape of Water, il nuovo film del pluripremiato regista messicano Guillermo del Toro, al cinema in questi giorni. Vincitore del Leone d’oro al Festival del Cinema di Venezia, di due Golden Globes e con tredici candidature ai Premi Oscar, il film è ambientato negli Stati Uniti degli anni ’60.

E’ proprio in un laboratorio scientifico di Baltimora in cui gli americani combattono la guerra fredda, che Elisa, donna delle pulizie affetta da mutismo, scopre l’esistenza di una creatura anfibia antropomorfa di grande intelligenza e sensibilità, con cui instaura un rapporto fatto di profonda connessione nonostante lei sia afona e lui non sappia emettere che suoni indefiniti.  Insieme a Zelda, collega di Elisa afroamericana che combatte per il proprio ruolo di donna e lavoratrice e Giles, vicino di casa omosessuale discriminato sul lavoro, Elisa proverà a restituire la libertà alla creatura, tenuta in cattività e sottoposta a crudeli esperimenti dal colonnello Strickland, emblema dell’americano medio, il biondo bello con la famiglia perfetta e la Cadillac nuova, che in nome della patria e della sete di potere è disposto a sacrificare qualsiasi valore di solidarietà e pietà umane.

The shape of water gioca dunque sulle apparenze, dove proprio gli esclusi dalla società si dimostrano gli unici ad essere normali in un mondo di mostri dall’aspetto rassicurante. Un film potente, in cui stupore, delicatezza e orrore si combinano creando un risultato dal forte impatto drammatico, che muove la trama su una critica alla violenza della Storia, realizzata in un mondo in cui gli uomini sacrificano la loro stessa umanità in nome di un fantomatico progresso, contrapposta al fascino arcaico, ancestrale, irrazionale e quasi mitologico della creatura.

Con un cast di attori magistrali, tra cui spicca la protagonista Sally Hawkins, in grado di esprimere mille emozioni senza dire una parola grazie alla potenza della propria interpretazione, scenografie imponenti e la musica onirica curata da Alexandre Desplat, Guillermo del Toro ha firmato forse il suo capolavoro. The shape of water infatti non sarà probabilmente il film dell’anno, ma senz’altro resterà nell’immaginario collettivo per il suo uomo-pesce dalla sconfinata sensibilità, capace di far riflettere tra delicatezza e azione.

Ludovica Marafini

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