
Era stato definito come un “nuovo Piano Marshall”, ma il programma di finanziamenti per la ricostruzione dell’Iraq, messo a punto dagli Stati Uniti, si è rivelato un fallimento enorme. A frustrare le illuminanti prospettive che l’amministrazione Bush aveva messo in cantiere cinque anni fa è arrivato un duro rapporto del SIGIR, l’ispettorato speciale per la ricostruzione in Iraq, guidato dall’avvocato repubblicano Stuart Bowen Jr.
Si tratta di un documento di 513 pagine, intitolato “Dure lezioni: l’esperienza della ricostruzione in Iraq” e inizialmente fatto circolare tra una ristretta cerchia di ufficiali e analisti politici. Successivamente ne sono venuti in possesso un reporter del New York Times, James Glanz, e uno del sito di giornalismo investigativo ProPublica, T. Cristian Miller, che hanno pubblicato un articolo per le rispettive testate. Al suo interno viene illustrato come numerosi indicatori, tra cui la produzione di energia elettrica e petrolio, l’accesso all’acqua potabile e l’organizzazione delle forze di polizia, siano precipitati in media del 70% in seguito all’invasione americana e non siano più tornati ai livelli precedenti. Soltanto la diffusione della telefonia mobile ha fatto registrare un miglioramento.
Le cause fondamentali di uno spreco di ben 117 miliardi di dollari (di cui 50 provenienti dalle tasse dei contribuenti) sono state, secondo i due, “le frequenti contese burocratiche, la lunga spirale di violenza generata in Iraq e, soprattutto la scarsa conoscenza delle basi della società e delle infrastrutture del Paese islamico”.
Tornando al rapporto, di particolare importanza è il passaggio che riporta alcune dichiarazioni di Colin Powell. L’ex Segretario di Stato, prima dell’intervento in Iraq nel marzo 2003, avrebbe detto che il Pentagono forniva cifre totalmente inventate sul numero effettivo delle milizie irachene, facendolo aumentare ad arte di settimana in settimana. Rivelazioni poi confermate dal generale Ricardo Sanchez, primo comandante delle truppe di terra in Iraq, e da Paul Bremer, che ha amministrato pro tempore il Paese prima dell’insediamento del nuovo governo iracheno nell’estate del 2004.
Il rapporto si conclude constatando che negli ultimi cinque anni “il governo Usa non ha mai portato avanti un quadro legislativo nel quale venissero coordinati interventi diplomatici, di sviluppo e militari per progettare e mettere in atto operazioni contingenti”. Tradotto: spetterà all’amministrazione Obama invertire la rotta con una politica adeguata.
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