|
Una giornata di eventi dedicata ai "Teatri di guerra e mediazione interculturale"

UNA DEFINIZIONE – La guerra e il teatro, due concetti apparentemente distanti, si incontrano all'interno dell'iniziativa proposta dal Dipartimento di Arti e Spettacolo della Sapienza. Sotto l'abile "regia" di Michele Cavallo si incalzano docenti ed esperti sui temi controversi del teatro sociale: un campo di studi definito dallo stesso direttore didattico come "tutto ciò che è al confine del cosiddetto teatro d'arte". La peculiarità secondo Valentina Valentini è "l'ancoraggio alla dimensione locale di questo tipo di rappresentazioni che permette di cogliere le specificità delle comunità". Si tratta di una disciplina emersa solo di recente, quando i tumulti sociali e politici del 68', portarono gli accademici ad interessarsi delle piccole realtà (ad esempio i carcerati di Rebibbia) fino ad allora nascoste.
IN PLACE OF WAR - Il piatto forte dell'iniziativa, inserita all'interno del master "Teatro nel sociale e Dramaterapia" è la lectio magistralis di James Thompson. Con l'aiuto di un interprete il docente dell'università di Manchester ha illustrato "In place of War": un progetto che analizza forme e funzioni del teatro nei luoghi di conflitto. Un'idea nata sia dalla voglia di esplorare il panorama culturale dello Sri Lanka (dove era stato chiamato dall'Unicef), sia dalla necessità di sensibilizzare gli studiosi sulle reazioni dell'arte ai conflitti guardando ad altri contesti geografici, piuttosto che al passato. In 4 anni di lavoro Thompson ha delineato così due modelli di teatro: quello che si manifesta "a causa" della guerra e quello che si manifesta "nonostante" essa. A supporto del suo impianto teorico ha poi esaminato 4 contesti esemplificativi, ognuno caratterizzato da rappresentazioni e circostanze tra loro singolari: il Congo, il Sudan, il Kosovo e lo stesso Sri Lanka. In conclusione, il docente inglese ha analizzato le maggiori problematicità di chi si approccia al teatro sociale in quei luoghi dove la guerra ha intaccato la rappresentazione pubblica della vita quotidiana.
QUALE PROFESSIONE? - Terminata la lezione gli esperti si sono confrontati in una tavola rotonda aperta dal contributo di Fabrizio Fiaschini. Il docente dell'università di Pavia ha evidenziato come alla trasversalità della materia, corrisponda la necessità di non cadere nella semplificazione della realtà. In quest'ottica suggerisce di pensare al teatro sociale come "un semplice contenitore metodologico". Appare illuminante a proposito l'esempio di Guglielmo Schininà, che in Kosovo ha risposto alle carenze dell'impianto teorico con strumenti nuovi. Paolo Asso sposta leggermente il focus dal punto di vista del training dell'attore evidenziando le dinamiche del rapporto tra gli attori e i conduttori. Dalla sua riflessione emerge un teatro che fa da "cornice" alla realtà, in quanto capace di tirare fuori dai soggetti risorse altrimenti inaccessibili con il linguaggio verbale e le pratiche della quotidianità.
ULTIMO ATTO - Nella sessione pomeridiana di "Teatri di guerra e mediazione interculturale" Riccardo Brunetti coordina un cineforum. I video di Loredana Putignani, Emanuele Nargi, Nube Sandoval e dello stesso Thompson richiamano, attraverso il racconto delle loro esperienze, le peculiarità del teatro sociale. Circa due ore e mezzo di proiezioni in seguito alle quali gli autori hanno saputo accogliere e soddisfare tutte le numerose domande, curiosità e spunti di riflessione proposti dal pubblico in aula.
Paolo Sparro
|