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Programmi 2012 2013

Eventi - I nuovi volti dell’inclusione: solidarietà e prospettive sociali

Intervista ad Arianna Montanari

“La solidarietà e l’inclusione sociale” è il titolo del convegno, inserito nell’ambito della Settimana delle Scienze Sociali, che si è svolto oggi presso l’Aula Oriana del Dipartimento di Scienze Sociali. L’incontro si proponeva di inserire la riflessione sociale concernente la solidarietà e l’inclusione, in un’ottica propositiva.

I SALUTI. L’incontro si è aperto con i saluti di Fabrizio Battistelli, direttore del Diss, di Luigi Frudà, vicedirettore vicario del Coris, e di Paolo Simoncelli, direttore del Disp. I rappresentanti dei dipartimenti hanno sottolineato l’importanza di questa iniziativa in quanto prima manifestazione che vede collaborare tutte e tre le amministrazioni a seguito della riforma.

IL CONCETTO DI INCLUSIONE. Il professor Maurizio Bonolis ha aperto la tavola rotonda interrogandosi sulla definizione sociologica di inclusione sociale. Secondo Bonolis, il termine va inteso facendo riferimento al concetto di desiderabilità sociale e a quello di cittadinanza di Marshall. L’inclusione è soggetta a una tensione tra idealità e concretezza: non bisogna dimenticare che spesso è elevato il gap tra ciò che le persone dicono e ciò che fanno concretamente in merito all’esclusione sociale e alla segregazione razziale. La criticità risiede nella definizione dell’identità collettiva che sfuma i suoi confini con l’aumento dell’inclusione.

I COSTI DELLA COESIONE SOCIALE. L’intervento di Luigi Frudà si è focalizzato sui costi della coesione sociale. Rispetto agli altri paesi Europei, l’Italia riserva il 20% in più dei fondi di solidarietà alle pensioni. Questo comporta inevitabilmente una scarsità di risorse da destinare allo sviluppo dell’inclusione sociale. I dati demografici e quelli socio-economici dimostrano che gli immigrati contribuiscono in modo significativo alla crescita del paese, per questo sarebbe necessaria una riorganizzazione sociale e normativa che faciliti  le politiche di immigrazione.

I RIFUGIATI IN ITALIA. La professoressa M. Immacolata Macioti ha sottoposto all’attenzione dell’aula, il caso di una minoranza in particolare: i rifugiati che hanno ottenuto il titolo da più di tre anni. La Macioti, con la collaborazione del CIR, Consiglio Italiano Rifugiati, ha condotto un’indagine sui rifugiati che si è avvalsa di questionari, interviste in profondità e focus group. Dalla ricerca è emerso un malcontento generale dei rifugiati, i quali ritengono che gli altri paesi europei offrano un servizio di assistenza migliore. Data la difficoltà di condurre una vita normale, i rifugiati spesso vedono il lavoro nero non solo come una possibilità, ma come una meta da raggiungere.

CASI SPECIFICI. Mentre la professoressa Roberta Cipollini ha analizzato nello specifico il caso della minoranza della popolazione romanes sia in Europa che più nello specifico in Italia, la professoressa Antonietta Censi ha mostrato i risultati di una ricerca condotta sui giovani del municipio centro storico di Roma nell’ambito del diritto dell’inclusione sociale inteso anche come diritto al lavoro.

INTERVENTI CONCLUSIVI. Il convegno si è concluso con gli interventi delle professoresse Arianna Montanari e Stefania Vergati. La Montanari ha evidenziato come per gli immigrati non è solo difficile entrare nel nostro paese, ma è ancora più difficile restare. Spesso gli immigrati in Italia sono giovani con un elevato livello di istruzione che si trovano a dover fare lavori  spesso molto al di sotto delle loro capacità. La Vergati ha preferito definire l’inclusione sociale non come una condizione, ma come un processo multifattoriale e dinamico. Sebbene si possa parlare per gli immigrati di inclusione lavorativa, non è ancora possibile parlare di inclusione sociale, in quanto spesso gli immigrati intrattengono relazioni solo all’interno della micro comunità di immigrati.

Annalisa Arca


 

 

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