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Eventi - Come cambia la città post-moderna? Architettura incontra Giandomenico Amendola

Intervista alla professoressa Belfiore

Intervista a Giandomenico Amendola

Si è svolto il 24 aprile presso la Facoltà di Architettura de La Sapienza, per il ciclo di appuntamenti “Riflessioni sulla città contemporanea” organizzato nel corso di Progettazione Urbanistica I, l'incontro “La metropoli contemporanea e le sue genti”.

Martedì 24 aprile, presso l’aula magna della Facoltà di Architettura, si è tenuto un incontro organizzato dalla Prof.ssa Belfiore, docente di Laboratorio di Urbanistica alla Facoltà di Architettura de La Sapienza, con Giandomenico Amendola, professore ordinario, da poco in pensione, di Sociologia Urbana presso la facoltà di Architettura dell’Università di Firenze.

LA METROPOLI COME GENERATRICE DI NUOVI STILI DI VITA - Tanti i temi di cui si è discusso e tanti gli spunti di riflessione: il rapporto tra gli abitanti e la città, la metropoli come generatrice di nuovi stili di vita, di magie, di paure per i suoi diversi abitanti, il concetto di identità che una volta veniva espresso dagli spazi pubblici e le componenti della figura di un architetto, il tutto analizzato alla luce degli orizzonti complessi della post-modernità che produce differenti città per utenti che convivono tra realtà e desiderio. Il Prof. Amendola si è soffermato sulla differenza tra il ‘bisogno’ ed il ‘desiderio’ della gente. Un progetto urbano si pensa che debba rispondere ad un bisogno, ma Amendola ha spiegato che soddisfare un desiderio, piuttosto che un bisogno, è cosa ben più importante. Il desiderio dà vita, è vita.

LA FIGURA DELL’ARCHITETTO – Tre sono le componenti innate che possiede un architetto, o futuro tale: è un artista, è un tecnologo, è un ingegnere sociale. Amendola chiarisce che ogni architetto può avere una di queste doti più sviluppata delle altre, ma non esisterà mai un architetto che non le possiede affatto. Essere un architetto, significa esercitare una professione che si evolve insieme alla società, perché nei suoi progetti questo professionista dovrà rispecchiare quella che è la società, il mondo, il particolare periodo storico che egli sta vivendo. Insomma è indispensabile che un architetto sia anche un sociologo urbano e che, usando le parole di Amendola, “sappia porsi con la modestia e la grandezza dell’ascolto”.

Guendalina Galdi

 

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