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Apre a Palazzo Venezia una mostra interamente dedicata alla scultura del Quattrocento a Roma, un linguaggio sicuramente meno conosciuto al grande pubblico, spiegato in maniera magistrale da tre grandi artisti del tempo: Donatello, Andrea Bregno e Michelangelo.
Quando si pensa al Rinascimento ci vengono in mente soprattutto i grandi affreschi e i dipinti, la notevole spinta urbanistica e architettonica che visse la città per volere del papato e, poco, invece, si conosce della produzione scultorea che, memore degli insegnamenti dei maestri del passato,fu altrettanto proficua. Trentacinque sono in totale le opere in mostra, tra marmi e bronzi; di speciale attrattiva l’esposizione di due opere di Donatello, la “Formella con angeli musicanti”, gesso preparatorio dell’opera finale in bronzo realizzata per l’altare della Basilica di Sant’Antonio di Padova, e la spettacolare “Protome equina” realizzata dall’artista come modello del monumento equestre che avrebbe dovuto realizzare per Alfonso d’Aragona, Re di Napoli. Per la prima volta in assoluto, è poi esposto in maniera unitaria il nucleo delle sculture provenienti dalla Fabbrica di San Pietro della Città del Vaticano, e un prezioso altorilievo in marmo di Michelangelo mai esposto in precedenza, “Eolo o Vento marino”, già parte della decorazione scultorea della chiesa di Santa Maria Maddalena a Capranica Prenestina. Una mostra unica nel suo genere che racchiude oltre all’amore per l’arte la coscienza della storia, raccontata da un arte spesso poco apprezzata come quella delle statue, che non può però esimersi dal riconoscimento dell’impeccabile mano degli autori.
Daniela Cauteruccio
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