Incontro con il regista Roberto Faenza e proiezione del film “Un giorno questo dolore ti sarà utile”

Incontro con il regista Roberto Faenza e proiezione del film “Un giorno questo dolore ti sarà utile”
      Intervista a Roberto Faenza

Recentemente, presso il Centro Congressi di Via Salaria 113, si è tenuto l’incontro di confronto sulla condizione giovanile tra letteratura, cinema e media digitali. L’iniziativa, organizzata in collaborazione con la Biblioteca del CORIS, ha aderito al Maggio dei Libri, una campagna nazionale che invita a portare i libri e la lettura anche in contesti diversi da quelli tradizionali, per intercettare coloro che solitamente non leggono ma che possono essere incuriositi se stimolati nel modo giusto. Quest’edizione del Maggio dei Libri è stata dedicata al ricordo di J. D. Salinger, lo scrittore statunitense divenuto celebre per aver scritto il Giovane Holden, romanzo divenuto un classico della letteratura americana. È un romanzo di formazione: è infatti la storia di un difficile passaggio ad una nuova età della vita attraverso il superamento di prove che fungono da riti di iniziazione. Il protagonista è un ragazzo di 16 anni che viene cacciato per scarso rendimento scolastico dall’istituto Pencey, una scuola di Agestown in Penslyvania. Prima di abbandonare il collegio, il ragazzo ci racconta gli incontri e gli avvenimenti di quella giornata. Tra essi, quello con il suo professore di storia, che è stato letto dalle studentesse che svolgono il Servizio Civile presso La Sapienza.

Questo libro è stato d’ispirazione per molti altri scrittori, tra i quali Peter Cameron, autore di “Un giorno questo dolore ti sarà utile” da cui il regista torinese Roberto Faenza ha tratto l’omonimo film che è stato proiettato durante l’incontro, in presenza del regista. Il protagonista è James Sveck (Toby Regbo), un giovane solitario, che ama leggere e trascorrere le giornate in compagnia della nonna Nanette (Ellen Burstyn). Definito un disadattato, perché, a differenza dei suoi coetanei, non vuole uniformarsi alle convenzioni sociali, sognando una vita isolata in una casa del Midwest, piuttosto che frequentare l’università. Ad aumentare le sue confusioni esistenziali, la madre (Marcia Gay Harden) , una gallerista che ha lasciato il terzo marito proprio durante la luna di miele; il padre (Peter Gallagher), un uomo d’affari ossessionato dall’estetica per piacere a donne più giovani; e la sorella ventitreenne (Deborah Ann Woll), intenta a scrivere le proprie memorie e ad intrecciare una relazione con un professore polacco cinquantenne. Incapaci di comprendere il suo disagio e la sua repulsione per l’univer

sità, la madre decide di mandarlo da una terapeuta, così James passa le sue giornate tra sedute di psicoterapia e il lavoro presso la galleria della madre, cercando la sua strada nella vita.

Un film, questo, da cui sicuramente molti degli studenti del Liceo Montessori di Roma, ospiti e destinatari dell’evento, si sono sentiti rappresentati, con le loro incertezze e delusioni. Dopo la proiezione si è svolto il dibattito tra il regista e i ragazzi. L’obiettivo era quello di instaurare un dialogo costruttivo tra i ragazzi e gli adulti per provare a superare, con l’aiuto del film, il gap generazionale che da sempre rende difficile la comunicazione e comprensione tra adolescenti e adulti.

Alla fine dell’incontro abbiamo fatto qualche domanda al regista Roberto Faenza.

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