Giornata Internazionale dell’Ambiente: curare il pianeta nel segno della “restoration”

Giornata Internazionale dell’Ambiente: curare il pianeta nel segno della “restoration”

Il 5 Giugno si celebra la Giornata Internazionale dell’Ambiente, costituita dalle UNEP (United Nations Enveironment Programme). Dal 2012 la Commissione delle Nazioni Unite per volontà di molti leader politici ha creato l’Assemblea dell’Ambiente delle Nazioni Unite con l’obiettivo di rafforzare e incrementare l’azione e le politiche ambientali all’interno degli Stati.

Dalla commissione di Rio + 20 del 2012 – Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile – viene trascritto un documento non vincolante – Risoluzione A/RES/66/288 dal titolo “Il futuro che vogliamo – di esisto politico, mirato a chiarire le misure e le pratiche d’azione verso uno sviluppo sostenibile da parte di tutti gli Stati membri, che coinvolge non soltanto la dimensione ambientale, ma anche quella sociale, economica e digitale.

Per garantire una cooperazione tra gli Stati, vengono prefissati degli obiettivi (OSS – Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) che dovranno convergere nell’Agenda di Sviluppo post 2015. Infatti, con la Risoluzione A/RES/70/01 del 25 settembre 2015 vengono definiti 17 obiettivi e 169 target da perseguire entro il 2030, da parte dei 193 Stati membri e di tutta la società globale. Al contrario degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio MDGs, precedentemente in vigore all’anno 2015, nei OSS non vi è distinzione tra i Paesi sviluppati, non sviluppati o in via di sviluppo.

 

Ecosystem Restoration PlayBook

Quest’anno il tema centrale della Giornata Internazionale dell’Ambiente – come anche per la Giornata delle Terra del 22 Aprile – è la Generetion e Restoration degli ecosistemi. Infatti, in merito alla tematica, quest’anno, è stato redatto l’Ecosystem Restoration PlayBook – ossia una guida pratica per guarire il pianeta – per dar via al decennio delle Nazioni Unite sul ripristino degli ecosistemi. Questa guida ha l’obiettivo di coinvolgere ogni singolo cittadino al fine di portarlo ad impegnarsi attivamente nella campagna #GeneretionRestoration, tramite la quale non solo si vuole rendere ogni individuo più consapevole del problema, ma anche guidarlo nell’approccio ad uno stile di vita alternativo più ecosostenibile che possa contribuire ad un’azione giornaliera e non solo in merito alla Giornata.

Perché gli ecosistemi sono importanti?

L’habitat costituisce il luogo in cui il biota può vivere. Per permettere la proliferazione degli esseri viventi in un determinato ambiente entrano in giochi diversi fattori che devono essere regolamentati da equilibri eco-sistemici.

«Gli ecosistemi naturali sono importanti per la nostra salute fisica e mentale e per la nostra identità». Nel contesto attuale in cui si trova la Terra, l’equilibrio dei nostri ecosistemi è messo a dura prova a causa dei mutamenti provocati dalla poca tutela che per anni non si è avuta nei loro confronti.

I cambiamenti climatici e tutti i mutamenti derivati da essi sono la testimonianza del corto circuito che stanno subendo gli equilibri dei nostri ecosistemi. Per sopperire ai disastri previsti senza un cambio repentino, gli Stati sono invitati ad attuare politiche Green. Questo però non può bastare per un cambiamento così radicale, soprattutto se l’obiettivo ultimo è quello di rigenerare gli ecosistemi già danneggiati. Il rispetto e la tutela dell’ambiente è una chiamata alle armi che deve in primo luogo essere accolta da ogni singolo individuo.

Innanzitutto, è importante conoscere i nostri ecosistemi, seppur anche soltanto quelli locali che ci circondano. Questo perché prima di agire è importante capire quali sono le maggiori cause del degrado, poiché soltanto capendo i fattori diretti e indiretti che hanno causato o che continuano a causare il decadimento dei nostri ecosistemi, possiamo chiederci con maggiore consapevolezza quali sono le politiche d’azione che si possano attuare per fermarlo o rallentarlo. Infatti, per restauro e rigenerazione si intende anche «prevenire il degrado o ridurne l’estensione».

L’azione dell’individuo, come suggerisce la guida, può sintetizzarsi attraverso tre tipologie convergenti e coese: azione in senso stretto, la scelta e la voce.

Con l’azione si vuole intervenire tramite piani d’azione sistemici in cui vengono prefissati degli obiettivi da seguire secondo step. Il restauro degli ecosistemi può essere adoperato in tutti gli ecosistemi esistenti come le foreste e gli alberi attraverso la piantumazione di alberi, il rewilding – reintroduzione della megafauna – e la rigenerazione delle foreste; i fiumi e i laghi con la rigenerazione vegetale, la pulizia, processi ecosostenibili per tutelare la fauna e la flora e proteggere e ripristinare la natura; i paesi e le città con l’introduzione di più spazi verdi pubblici ma anche con la creazione di micro-ecosistemi; gli oceani e le coste tramite il ripristino sia in superficie che in profondità, la pulizia e il suo uso con saggezza; i terreni agricoli e paste con l’investimento nella natura,  fiducia verso la biodiversità, adottare un pascolo più sostenibile e ripristinare le specie autoctone; le montagne con la libera migrazione degli ecosistemi, la fattoria della resilienza, limitare l’estrazione e gli scavi; e, infine, le torbiere con la pulizia, l’accelerazione del recupero e i limiti di pressione.

Per Scelta, invece, si intende la decisione di ogni singolo individuo posta nella volontà di cambiare il suo stile di vita al fine di avere maggior tutela nei confronti dell’ambiente e adoperare un comportamento più eco-friendly.

Nella Voce, invece, è vista la capacità di incentivare le campagne di sensibilizzazione in modo che esse possano non fermarsi a pochi individui, magari affezionati alle tematiche ambientali, ma riuscire a coinvolgere l’intera società per portare ad un cambiamento radicale, che senza dubbio deve partire in primo luogo dal singolo individuo per poi riflettersi nella cultura.

Le iniziative di Sostenibilità dell’Università di Roma La Sapienza

La Sapienza è una delle Università più impegnate nel panorama europeo sui temi della Sostenibilità. Oltre ad alcuni corsi all’interno di varie Facoltà, l’Università offre agli studenti la possibilità di frequentare il Corso di Formazione Le Scienze della Sostenibilità 2021, attraverso il quale si vuole approfondire e trattare la sostenibilità – coinvolgendo più di 200 docenti e 60 dipartimenti – tramite un approccio trans-disciplinare. Il corso è diretto dal professore Livido de Santoli, prorettore della Sostenibilità presso Università La Sapienza e sostenuto da vari professori di diversi Facoltà e Corsi della Sapienza.

L’intento del Corso e delle politiche di azione attuate dalla Sapienza hanno il fine di sensibilizzare gli studenti al concetto di Sostenibilità – intenso nel significato più ampio del termine – tramite la formazione e l’informazione sulle maggiori problematiche attuali.  L’obiettivo da perseguire è quello di consentire alle nuove generazioni – attraverso la conoscenza – di avere gli strumenti utili per poter attuare, nell’immediato e nel futuro, un comportamento sostenibile tramite sia atteggiamenti individuali sia collettivi.

«La sostenibilità è un concetto culturale» come afferma Gianluca Senatore – professore di Comportamenti collettivi e sostenibilità socio-ambientale presso l’Università La Sapienza –. Infatti, il senso di responsabilità nei confronti dell’ambiente è individuabile nella cultura. Questo principio di responsabilità nel salvaguardare il proprio habitat «esce fuori dalla paura, ossia quel sentimento che ci fa cambiare atteggiamento e comportamento». Dobbiamo stare attenti a non confondere e considerare la sostenibilità come principio morale ed etico, poiché questo potrebbe portarci a non agire al meglio. Il concetto di sostenibilità deve essere assunto, in primo luogo, nelle nostre abitudini quotidiane in modo che possa essere poi introdotto nelle abitudini culturali e diventare elemento costituente della nostra società e cultura, un processo chiamato dagli studiosi «civilizzazione ecologica».

Per fare ciò, bisogna senza dubbio «cambiare il nostro stile di vita» al fine di ottimizzarlo e  «ridurre gli sprechi» come sottolinea Fausto Manes – professore ordinario di Ecologia alla Sapienza. Il «capitale naturale» è tutto ciò che tiene insieme i nostri ecosistemi. I fattori e processi antropici causano una rottura dell’equilibrio degli ecosistemi ambientali e capirne il loro complesso funzionamento è il primo passo per impedire la rottura di questo equilibrio. Dobbiamo tener presente che «la CO2, l’acqua e energia solare sono prodotti semplici dalle quali si producono sostanze organiche come gli organismi e i microrganismi». Se questi processi vengo alterati è indubbio che questo causa uno squilibrio degli ecosistemi mettendo a repentaglio la sopravvivenza di quest’ultimi.

L’Università Sapienza oltre alle politiche di sensibilizzazione come il Festival della Sostenibilità – tenuto nella Giornata Internazionale dell’Ambiente organizzato dall’associazione studentesca Sapienza in Movimento – supporta diverse ricerche in campo scientifico che hanno come fine quello di garantire un’economia circolare più efficace. Nel concetto di economia circolare per Silvia Serranti – professoressa di Recupero e riciclaggio, di Tecnologie avanzate per il riciclo dei materiali e di Scienze della Sostenibilità – risulta avere un ruolo fondamentale l’urbam mining che consiste nel ricavare materiali e risorse attraverso tutti quei rifiuti prodotti da processi industriali o abitativi, come gli scarti di apparecchiature elettrici, rifiuti urbani, scarti da demolizione e costruzione e tutto il comparto dei veicoli fuori uso.

La Sapienza con le sue attività di ricerca – portate avanti anche dalla professoressa Serranti – sta cercando di ottimizzare il riciclo attraverso la creazione di macchine in grado di individuare, selezionare e smistare i diversi materiali riciclabili a seconda del loro principale componente.

Queste iniziative rendono l’Università La Sapienza sensibile ai temi della Sostenibilità, ma anche impegnata attivamente nel trovare e applicare politiche sia di sensibilizzazione che d’azione verso uno sviluppo più sostenibile. Il ruolo degli studenti risulta essere centrale per perseguire questi obiettivi. Ogni singolo individuo non può sottrarsi alla responsabilità che ha nei confronti dell’ambiente. Questo è un invito che viene fatto anche dal rappresentante di Greenpeace Italia, Giuseppe Onufruio, che sottolinea l’importanza dell’attivismo non violento nella risoluzione delle problematiche.

Il primo passo, dunque – come afferma anche l’Ecosystem Restoration PlayBook – è informarsi e formarsi, poiché soltanto attraverso questi due processi fondamentali si potranno formare cittadini più consapevoli che devono assumere il concetto di Sostenibilità come imperativo civile. Ad agire non dovranno essere soltanto le nuove generazioni ma, contrariamente alla concezione comune, dovranno essere le vecchie generazioni a spronare le nuove fornendo gli strumenti utili per poter garantire la sopravvivenza dei nostri ecosistemi e dunque la nostra stessa sopravvivenza.

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