Giobbe Covatta al Coccia di Novara, la Donna Sapiens tra risate e riflessioni

L’evoluzione dell’uomo è passata anche dall’Homo Sapiens, chiaro. Sì, ma anche dalla donna. Donna Sapiens. ‘Scoop (Donna Sapiens)’, così si chiama l’ultimo spettacolo di Giobbe Covatta andato in scena ieri sera al teatro Coccia di Novara. Più di un’ora e mezza di risate ininterrotte e la consapevolezza della superiorità della donna sull’uomo.

Era questo il messaggio lasciato dal comico napoletano, che tra una battuta e l’altra ha affrontato il tema dell’importanza della donna nella società. Fin dai tempi dei primitivi: “L’uomo costruiva le armi per andare a caccia, loro si facevano le scarpe; i primi usavano uno strumento per far male, le altre inventarono un oggetto innocuo e comodo. A parte quando mia madre me le lanciava dentro casa, lì sì che erano un’arma”. E via con le risate, in platea e in galleria. Il mood era questo: battute e riflessioni.

Giobbe Covatta uno e trino: nel corso dello spettacolo ha interpretato una versione rivisitata di Dio che raccontava retroscena sulla creazione del mondo e della donna; si è immedesimato nell’avvocato di Nello, il povero membro maschile che chiedeva aiuto per le sue pessime condizioni di vita, schiavo dei desideri sessuali del padrone; e infine ci ha fatto viaggiare nel futuro, entrando nella parte di un uomo che ci ha messo in guardia sui rischi del mondo dovuti all’arroganza maschile.

Poi? Cinque minuti per smontare la favola di Cappuccetto Rosso, altri cinque per quella di Biancaneve. Il comico ha analizzato le due storie con la sua ironia: “Ma Cappuccetto che nonna c’aveva, con le orecchie di Star Trek?! È possibile che non si sia accorta che quello nel letto era un lupo e non lei?!”. E poi: “Il principe è stato coraggioso a baciare Biancaneve dopo 10 anni che non si lavava i denti e con quel pezzetto di mela in bocca che non voglio manco sapere in che condizioni era”. La figura femminile come filo conduttore dello spettacolo, la dedica finale non poteva che essere a loro: alle donne ucraine, a quelle afghane “superate dalla storia – ha detto Covatta prima che si chiudesse il sipario – e a quelle africane, che nella storia non ci sono mai entrate”.

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