Gabriele Del Grande telefona dal carcere. Il 22 Aprile presidio al Quirinale per la libertà d’informazione

Gabriele Del Grande telefona dal carcere. Il 22 Aprile presidio al Quirinale per la libertà d’informazione

Sciopero della fame. Dopo dieci giorni di fermo in un centro di detenzione amministrativa, arriva la prima chiamata di Gabriele Del Grande dalla Turchia. Il giornalista e blogger toscano, detenuto da domenica 9 aprile dopo essere stato bloccato per un controllo nella provincia sudorientale dell’Hatay, al confine con la Siria, annuncia la sua decisione dal carcere di Mugla dove si trova in isolamento, anche se tutti i suoi documenti sono in regola, anche se non gli è stato ancora contestato nessun reato. Ankara lo accusa infatti di aver parlato con alcuni presunti terroristi, le forze di polizia di Istanbul hanno deciso di “verificare se esistono profili di sicurezza” e le interrogazioni e le indagini sul materiale raccolto proseguono senza sosta, alla ricerca di un capo d’accusa. Ma per Luigi Manconi, presidente della commissione sui Diritti Umani, si tratta di una gravissima violazione della Convenzione di Vienna.

A Del Grande non è infatti permesso nominare un avvocato o sapere per quanto durerà ancora il fermo. “Non mi è stato detto che le autorità italiane volevano mettersi in contatto con me”, afferma, nonostante la Farnesina abbia dichiarato di seguire il caso con attenzione ed il ministro Alfano abbia disposto l’invio a Mugla del console d’Italia a Smirne per richiedere assistenza legale e consolare per il giornalista. Un tentativo inutile: a Luigi Mattiolo è stato impedito l’ingresso presso il centro di detenzione dove si trova del Grande, senza nessuna spiegazione da parte delle autorità turche.

Una decisione che sembra far sfumare sempre di più la possibilità di una risoluzione rapida della vicenda, che si sviluppa in un contesto, quello della Turchia, sempre più preoccupante: oltre 120 giornalisti e altri operatori in prigione, migliaia di disoccupati per la chiusura di più di 160 aziende del settore, nessuna garanzia di democraticità e di protezione per detenuti ed imputati. A pochi giorni dalla vittoria del sì al referendum sulla riforma costituzionale, poi, che permetterà al presidente Erdogan di acquisire i pieni poteri dell’esecutivo si apre, effettivamente, la strada per un regime autocratico, che lascia poca speranza per una diminuzione delle persecuzioni di giornalisti, blogger e scrittori, di ogni voce libera ed indipendente che provi a contrastare quella che è diventata pura propaganda di regime veicolata da media controllati.

Gabriele Del Grande è solo uno dei tanti inviati stranieri detenuti dal governo turco, tutti colpevoli di svolgere il loro mestiere, di provare a raccontare una parte di mondo, di aggiungere un tassello al percorso lungo ed impetuoso di ricerca e civiltà, che passa per l’acquisizione di una consapevolezza sempre maggiore. Per lui, così come per Deniz Yücel, corrispondente turco-tedesco per Die Welt, e per tutti gli altri reporter di frontiera imprigionati da Ankara, è necessaria la mobilitazione, è necessario pretendere a gran voce “il rispetto della libertà di stampa, se si vuol far parte dell’Unione Europea”, come ha detto a Londra il presidente dell’europarlamento Tajani.

Chiaro l’appello dei familiari di Gabriele e del senatore Manconi: “Gabriele è solo, il suo un grido d’aiuto. Chiediamo al ministro Alfano, ai parlamentari ed ad ogni rappresentante del popolo italiano di mobilitarsi con noi, di fare tutto quello che è in loro potere per riportare Gabriele a casa dalla sua famiglia e dai suoi bambini”. Alcuni dei primi firmatari Andrea Segre, Concita De Gregorio e Valerio Mastrandrea; poi la Federazione Nazionale della Stampa e di moltissime associazioni e movimenti per la campagna #IoStoConGabriele. E tante le mobilitazioni in moltissime piazze d’Italia per ribadire la necessità dell’immediata liberazione ed il rientro in patria di Del Grande, la garanzia dell’incolumità di intellettuali, giornalisti, attivisti e scrittori trattenuti e della promozione dei principi fondamentali di libertà d’espressione e d’informazione.

A Roma, l’appuntamento è per sabato 22 aprile alle ore 11, presso la Piazza del Quirinale.

(* immagine di ZeroCalcare)

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