Femminicidio: una violenza istituzionale

Femminicidio: una violenza istituzionale

Si è parlato oggi nel dibattito “Violenza istituzionale” presso la facoltà di scienze politiche di ciò che significa VIOLENZA, violenza istituzionale, violenza di genere, violenza sulle donne.

Di grande impatto l’intervento della magistrata Paola Di Nicola che non solo ha esposto brillantemente la tematica, ma ha anche parlato del suo libro “La mia parola contro la tua”.

In seguito ha preso parte al dibattito anche  Link Sapienza che ha spiegato il suo progetto Taboo che rappresenta  il desiderio di rompere il silenzio su un tema, quello delle mestruazioni. Nei bagni dell università, sono state messe a disposizione  delle scatole con assorbenti e tamponi interni, per  partire dagli spazi quotidiani per abbattere le barriere economiche, sociali o culturali e costruire un’alternativa davvero libera dagli stereotipi di genere. In Italia, nel 2019,  i prodotti necessari per le mestruazioni possiedono un’Iva del 22%, la stessa che si applica ai beni di lusso. È per questo che nasce l’iniziativa di distributori di assorbenti GRATUITI, perché le mestruazioni non possono e non devono essere un lusso.

La violenza istituzionale, è possibile perché le autorità o omettono di attivarsi o sono negligenti o nei casi estremi collaborano con gli assassini, provocandone l’impunità o negando alle donne e alle loro famiglie l’accesso alla giustizia e di conseguenza lo Stato viene meno al suo obbligo di garantire il diritto ad una vita integra e sicura delle donne: una violenza illegale ma legittima.

L’attuale diffusa sensibilità per il problema generale della violenza, e in particolare per il problema della violenza contro la persona, va messa in rapporto con il tentativo di creare un ordine sociale. La violenza infatti è nel nostro quotidiano e ci riguarda da vicino più di quanto immaginiamo . Non si tratta solo di violenza fisica ma soprattutto di violenza psicologica e morale che ha un’ impatto ancora maggiore. La violenza è radicata nello schema della nostra società basti pensare alle donne che ricoprono cariche alte che sono costrette a barattare la loro identità, il loro essere donna e conformarsi ad un maschilismo che non cessa di esistere, evidente eppure invisibile….. e così ci abituiamo ad accettare la violenza, a lasciar correre, a stare in silenzio senza sapere che ciò è sbagliato.

La violenza contro le donne richiede una nuova chiave interpretativa, poiché dietro al concetto di uguaglianza si cela in realtà una grave disparità dovuta ad una società prettamente maschilista e patriarcale. I dati che si ricevono sulla violenza esercitata sulle donne spesso sono errati dal momento che non tutte le donne che subiscono violenze denunciano per cui l’ ISTAT si limita a fare sondaggi solo su ridotti numeri di campionie quando mancano i numeri non è possibile però descrivere a pieno un fenomeno.

La violenza sulle donne è un esercizio di potere dell’ uomo che da secoli si tramanda e si ripete , basata spesso su falsi miti, su stereotipi, disuguaglianze e una scorretta interpretazione di dignità e rispetto umano.

Essere donna  è un’avventura che richiede  coraggio, una sfida, che non finisce mai , essere donna significa lottare ogni giorno contro un mondo che a stento  ti vede per quello che realmente sei, ma soltanto per ciò che rappresenti.

 

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