Laboratorio di Entertainment and Television Studies

Pubblichiamo di seguito alcuni contributi realizzati dagli studenti e dalle studentesse del Corso magistrale di Entertainment and Television Studies, tenuto dalla prof.ssa Mihaela Gavrila, sulle lezioni-evento andate in scena durante lo svolgimento del corso.


L’imprevedibile importanza della promozione di un prodotto audiovisivo

di Michela Angelini

L’ineluttabile connessione tra pubblico e pubblicità è costante presenza nella creazione di prodotti audiovisivi e filmografici. L’approfondita conoscenza del primo, seppur ipotetica e teorizzata, è fondamentale in tutti i meccanismi di distribuzione che ruotano attorno alla visibilità e che precedono, ovviamente, il lancio sul mercato dell’opera. Tutto ciò che è teorizzato comporta inevitabilmente un rischio, poiché la teoria deriva dalla creazione di ipotesi certe basate, in realtà, sull’incertezza. Dunque, risulta indispensabile la creazione di campagne pubblicitarie che siano in grado di rendere onore a ciò che ha richiesto lunghe settimane di creazione e registrazione affinché, soprattutto, vi sia il ritorno di un guadagno all’altezza dell’investimento. Come è frequente nel marketing, il suddetto rappresenta un salto verso l’ignoto: nonostante le cospicue analisi e la pubblicità che precede l’azione, ci sono prodotti che erompono e altri che passano quasi inosservati.
Questo avviene anche perché è un mercato ampiamente in evoluzione e complicato da interpretare nel senso di ricerca. Ogni tipologia di prodotto audiovisivo ha una propria storia e si rivolge a un determinato target. Tali elementi modificano completamente la forma delle campagne di promozione, le quali di conseguenza assumono sfumature differenziate da un lato plasmate sul pubblico a cui sono rivolte, dall’altro, appunto, sulla differente tipologia di prodotto.
Nel primo caso, si tenta di studiare la psicologia degli spettatori, ad esempio Disney+ per lanciare in Italia la piattaforma Star ha puntato sulla produzione di due telefilm: “Le fate ignoranti”, del regista Özpetek, famoso per “La dea fortuna”, e della quarta stagione di “Boris”, serie tv del 2007-2010 tornata di recente in voga.
Nel secondo caso, avviene una differenziazione tra prodotto televisione-cinema, nonostante la promozione sia in entrambi i casi trasversale: nella televisione si conosce la collocazione ma non il giorno esatto, pertanto la pubblicità segue le sfumature del tipo di pubblico prescelto o analogo; al contrario, l’uscita di un film viene annunciata con largo anticipo, di conseguenza ci si basa fortemente sulla scelta strategica della data di distribuzione dello stesso. In questo caso, il trailer risulta fondamentale: se la cornice non ha del potenziale, il pubblico perde interesse nell’osservazione del contenuto fin dall’inizio.
Nonostante questo, ci sono casi in cui, appunto, l’imprevedibile prende il sopravvento: è il caso di “Notte prima degli esami”, il quale, poiché aveva un lancio iniziale piuttosto basso, venne trasmesso gratuitamente e senza trailer in quaranta scuole italiane, d’altronde i veri protagonisti del film erano proprio gli studenti. Nonostante la scelta temeraria, le sale vennero riempite completamente.
In questo contesto, il produttore assume un ruolo fondamentale nel pensiero e nella distribuzione del prodotto. Se si pensa alla fase di produzione come in tre fasi distinte, ovvero preparazione, ripresa e post-produzione, per un produttore il primo e l’ultimo elemento vengono realizzati in un’unica fase, in contemporanea: infatti, vede già davanti a sé l’idea e la concretizzazione della stessa.
Dunque, le campagne pubblicitarie possono essere al contempo trampolino di lancio ma anche svolta verso un precipizio. Rappresentano, al pari della copertina di un libro, ciò che è in grado di far amare o odiare un’opera. Studiare come attirare il pubblico ad una piacevole visione è l’atto fondamentale che rimane, in ogni caso, corollato da una quantità non irrilevante di imprevedibilità e di quella che si potrebbe pure definire fortuna.


La scommessa de “Il Paradiso delle Signore”

di Giulia Antonelli

Tra gli appassionati di serie Rai, sicuramente, molti di voi ricordano “Un Medico in Famiglia” la cui produzione è stata curata da Giannandrea Pecorelli, produttore di numerosi film e serie di successo. Pecorelli è anche il co-sceneggiatore e produttore del famosissimo film “Notte Prima degli Esami”, grazie al quale riceve la Nomination ai David di Donatello come miglior produttore.
L’ultimo progetto a cui collabora è la fortunata serie “Il Paradiso delle Signore”, in onda dal 2015, coprodotta da Rai Fiction e Aurora TV. La serie, ispirata al libro di Emile Zola, ambientata in un grande magazzino di Milano negli anni ’50 e ’60, ha conquistato gran parte del pubblico, arrivando durante la messa in onda pomeridiana a raggiungere circa il 17% di share, malgrado avesse rischiato di venir chiusa anticipatamente. Sono circa due milioni gli spettatori che seguono la serie su Rai 1 a cui si aggiungono 600 mila spettatori su Rai Play, la serie viene inoltre venduta all’estero conquistando una fetta di pubblico sempre più ampia.
Nonostante la recente pandemia, che ha contribuito al cambiamento del mercato audiovisivo, già in atto da diversi anni, la produzione della serie continua. Attualmente in onda la quinta stagione, di cui vengono prodotti ogni giorno 40 minuti, cosa mai successa in Italia se non per Soap le cui puntate avevano una durata inferiore. Questo tipo di modello di ripresa richiama il modello di produzione spagnolo usato anche ne “Il Segreto”. Le puntate de “Il Paradiso delle Signore” raccontano ogni giorno una giornata al contrario delle soap dove il racconto di una giornata viene suddiviso in più puntate.
Le prime due stagioni della serie sono state trasmesse su Rai 1 in prima serata con cadenza settimanale, a partire dalla terza stagione inizia ad essere trasmessa in Daily dal lunedì al venerdì. Per più di vent’anni la Rai aveva rinunciato ad investire nel pomeridiano a causa dei bassi ascolti derivati da una forte concorrenza ma la fortunata serie “Il Paradiso delle Signore” è riuscita a passare da uno share del 10% ad uno del 18% riscontrando grande successo e affetto nel pubblico. Con il passaggio da programma serale a Daily il modello di produzione è cambiato, anche rispetto alle altre serie pomeridiane in onda, “Il Paradiso delle Signore” non cambia la durata delle puntate ma si adatta ad un modello di produzione “nuovo” attraverso il quale vengono prodotti circa 40 minuti di montato al giorno, impresa ardua a livello produttivo. Seguendo il modello spagnolo, Pecorelli ha scoperto numerosi “trucchi” arrivando quindi a produrre 40 minuti al giorno, per 180 giorni l’anno, gestendo 2/3 troupe e circa venti attori al giorno.
Senza dubbio di grande importanza per il passaggio da una programmazione serale ad un Daily è il pubblico di fruizione, ogni orario ed ogni piattaforma di trasmissione ha un target specifico ed è infatti importante individuare che tipo di prodotto si vuole mandare in onda e su quale canale. Come ci spiega Giannandrea Pecorelli la prima cosa da chiedersi è “per chi è pensato il prodotto”. Si ragiona in termini di emittenti, ad influire sul gradimento di un prodotto e sulla sua longevità è anche la piattaforma su cui andrà in onda. Nella produzione televisiva si è da subito a conoscenza del canale su cui un prodotto andrà in onda e questo permette di conoscere il tipo di target a cui bisognerà rivolgersi. Di rilievo è l’Auditel, attraverso il quale si rilevano i dati di ascolto, è quando determinati obiettivi prefissati dalla rete vengono superati che si producono più stagioni di una serie. “Il Paradiso delle Signore” è stata senza dubbio una grande scommessa proprio perché era nato per essere un prime time.


Testimonianza di Giannandrea Pecorelli, produttore televisivo e cinematografico.
Dal corso universitario magistrale di “Television and Entertainment studies” di Mihaela Gavrila

di Claudia Solinas

L’occasione per la stesura di questo articolo nasce nel contesto di una “lezione-evento” del corso di “Television and Entertainment studies”, coordinato dalla docente Mihaela Gavrila. Un’opportunità unica: quella di mettersi in gioco in prima persona e poter ascoltare direttamente una figura autorevole nel campo, quale è quella di Giannandrea Pecorelli, produttore televisivo e cinematografico. Un grazie va, dunque, al Dott. Pecorelli che ci ha donato una testimonianza rilevante e di conseguenza è riuscito ad offrirci numerose prospettive di analisi, tra le quali possiamo ricordare quella del posizionamento della produzione seriale italiana rispetto al mercato internazionale.
In breve, la carriera di Pecorelli può essere così sintetizzata: si è diplomato in produzione al Centro Sperimentale di Cinematografia ed ha esordito alla regia nel 1984 con il film Fuga senza fine, uno spaccato dell‘Italia degli Anni di piombo. Ha poi fondato Aurora Film & TV e nel 1998 ha co-prodotto il film Il violino rosso. Quest’ultimo si è aggiudicato un Premio Oscar per la miglior colonna sonora.
Nel 2006 grazie a Notte prima degli esami guadagna una nomination ai David di Donatello come miglior produttore. Successivamente porta al cinema l’album di Baglioni Questo piccolo grande amore e il romanzo di Stefano Benni Bar Sport. A lui si deve anche la produzione primo teen dance movie italiano dal titolo Balla con noi- Let’s Dance. Ha lavorato per la Rai, curando la produzione di Un medico in famiglia, la prima stagione di Raccontami, Provaci ancora Prof! e per Mediaset per cui ha seguito la mini-serie Il generale Dalla Chiesa e Le tre rose di Eva. È inoltre autore di alcuni manuali di produzione cinematografica Importantissimo è anche il suo ruolo attivo all’interno dell’Associazione Produttori Audiovisivi (APA); attualmente è componente del Consiglio Direttivo. In questi ultimi anni Pecorelli si sta dedicando di più alla produzione televisiva rispetto a quella cinematografica: la sua ultima produzione RAI “Il Paradiso delle Signore” (2015-in corso) continua a registrare un enorme successo a livello di audience. Si tratta di una soap nata da un’ispirazione, o meglio, nata dall’idea e dalla volontà di realizzare una serie che prenda le sue basi dal romanzo di Emile Zola Au bonheur des dames. Si tratta di una co-produzione Rai Fiction-Aurora Tv che ogni giorno ci dona quaranta minuti di show – novità assoluta in Italia dato che una cosa del genere non era mai successa, infatti gli altri unici esempi sono “Un posto al sole” e “CentoVetrine” ma per puntate che durano la metà) e che guarda invece ad altri modelli come quello della serialità spagnola o americana (i modelli sono Beautiful o ER). Tutto ciò è stato possibile ovviamente grazie ad un ricco lavoro di ricerca alle spalle. Si è passati quindi dal prime time al daily e ciò si è dimostrato una scelta ponderata e buona. In più, anziché scandire un evento temporale tra le puntate, ogni puntata rappresenta e descrive una giornata. “Il paradiso delle signora” ha avuto successo nel mondo infatti risulta venduta in tutto il globo, a partire dall’America latina fino ad arrivare alla Lituania. La serie in questione va in onda dal lunedì al venerdì alle 15:40, dunque nella fascia pomeridiana. “Il paradiso delle signore”, inoltre, è riuscita a riscuotere successo anche su Raiplay grazie alle storie che la caratterizzano.
Senza dubbio, Pecorelli ha contestualizzato il suo discorso al particolare periodo di riferimento che sta caratterizzando gli ultimi tempi; il Covid-19 portatore della “nuova normalità” infatti ha un po’ cambiato le carte in tavola. Nel mercato dell’audiovisivo già era in atto da tempo un cambiamento ma il Covid-19 si è dimostrato un forte fattore di accelerazione. Ad esempio, sono cambiate le modalità di fruizione nell’ultimo anno e Sanremo può essere un “caso” di analisi. Si è passati da una visione dello Show totalizzante -se così si può dire- ad una sorta di segmentazione. Ci si collega alla tv per vedere un particolare punto dello Show (una sorta di zapping “auto-deciso”). In questo scenario, nel mondo dell’audiovisivo si è creato un rapporto diretto tra le piattaforme. Si è assistito ad una convergenza di contenuti e canali di distribuzione. Il mercato dell’audiovisivo è particolare ed è in continua evoluzione, ragioni per cui resta complicato condurre analisi sistematiche e capire in modo chiaro quali siano i bisogni in gioco. Il sistema italiano, nello specifico, rimane un sistema giovane. Sono passati relativamente pochi anni dal passaggio al duopolio “Rai-Mediaset” e agli sviluppi successivi. L’audiovisivo italiano proprio per la sua storia è sempre rimasto un po’ “dentro” la sua patria. Fortunatamente, negli ultimi anni, grazie ad alcuni contenuti si è potuto assistere ad una sorta di “internazionalizzazione” del made in Italy. Ad esempio, contenuti quali “L’amica geniale”, “Gomorra” oppure alcuni prodotti di Sorrentino, hanno permesso di rendere visibile il prodotto italiano all’estero.
Il prodotto italiano, comunque, si vende. L’importanza nel mercato internazionale sta nella nazionalità del contenuto proposto. Bisogno mantenere, nel nostro caso, “l’italianità” del contenuto. Per quanto riguarda le vendite, lo stesso “paradiso delle signore” che è un daily ha molto successo; le tv generaliste hanno bisogno di prodotto. Più si produce più si vende. Se il contenuto interessa si trova ad essere inserito in degli spazi, sia a livello di Daily o di Serale. Ad esempio, il libro Gomorra e anche quello de “L’amica geniale” sono considerati libri d’aereoporto. Hanno goduto di un’enorme popolarità e di conseguenze di un forte consumo, infatti si trovavano in tutte le librerie del mondo. Nonostante alcune critiche, i numeri e la presenza dei prodotti sui mercati internazionali dimostrano fame e quindi grandi successi. I prodotti quando funzionano, salgono. Infatti, nonostante i volti conosciuti al pubblico siano una leva di visibilità, senza dubbio, alla fine dei conti, sono il prodotto ed il contenuto che contano.
A livello di cinema, afferma Pecorelli, contano molto i trailer che possono suscitare interesse e offrire una fotografia del film prima della sua uscita.
Ormai la fruizione del televisore fisso sta passando in secondo piano, in ragione del fatto che ormai esistono numerosi schermi e devices. Come dice Pecorelli, soprattutto la generazione z è ormai abituata all’uso e alla fruizione del “second screen”. A ciò va aggiunta, ovviamente, l’esistenza delle numerose nuove piattaforme come “Netflix”, “Amazon”, “Disney Plus”. Ad esempio, Amazon sta investendo molto sui nomi: “E’ tutta colpa di Freud” ne è un esempio, oppure il “caso Ferragni- Fedez” o ancora quello di Totti. In queste piattaforme l’acquisto è sulla base di ciò che loro ti offrono, ragione per cui si tende a puntare sui nomi, in modo tale che il consumatore sappia cosa sta andando ad acquistare e a visionare. Netflix, invece, afferma di utilizzare un algoritmo in base al quale la personalizzazione dei contenuti offerti è sempre più accentuata e a “misura d’uomo”. Esiste in questo caso una sorta di “sponsorizzazione” da parte della piattaforma di quei contenuti che possono essere interessanti per chi utilizza la piattaforma. Da un lato, in ogni caso, tuttavia l’emergenza sanitaria ha visto un aumento della visione della tv, dettata forse dal fatto, che tutti gli individui di ogni fascia d’età si ritrovavano ad essere bloccati a casa: un po’ un ritorno ai tempi “ormai storici” di quando ci si riuniva in famiglia prima di fronte alla radio e poi, con l’avvento della tv, davanti alla televisione. Si è sempre sentito parlare di Remake, forse un po’ meno di Reboot. La differenza tra le due sta nel fatto che il primo consiste in una riformulazione di uno schema da proporre allo stesso modo mentre il secondo consiste nella serializzazione di un film originale. In generale quando si parla di Remake si parla di un programma basato sui diritti di rifacimento di un programma esistente (un remake prodotto su licenza). Sono quindi rilevantissimi i diritti. Lo scambio commerciale di format consiste nella vendita di diritti di remake; proprio grazie a ciò i buyer ottengono l’autorizzazione che permette loro di poter produrre un remake locale del programma originale, adattato per il mercato televisivo di riferimento. (Si intendono vari tipi di diritti, ovvero, diritti di format, diritti del distributore; la concessione di tale diritto a terze parti). Alcuni esempi di remake possono essere: “Un medico in famiglia”, “Notte prima degli esami”, “Perfetti sconosciuti”. In tutto ciò, la questione dei diritti rimane sempre di prima rilevanza ed è complicata. La titolarità è infatti la base del mercato audiovisivo. L’audience- come dice Pecorelli- “ti fa da tornasole”, ovvero i numeri che si ricevono sono un segno del gradimento o del non gradimento, anche se non si tratta di qualità del prodotto. Questo vale per la televisione ma anche per il cinema. La misurazione delle audience è sempre un tema centrale, si tratta della base per decidere una serie di azioni: ad esempio, collocazione del prodotto, posizionamento nel palinsesto o segmentazione dai target e fette di pubblico a cui indirizzare i contenuti. Accanto ai dati delle Audience, è necessario tenere conto ed osservare i movimenti in rete e sulle varie piattaforme. Importanti i dati inerenti alle fasce orarie, delle quali è necessario condurre un’analisi sistematica. In secondo luogo, bisogna sempre tenere a mente che nessun prodotto fa parte di un sistema isolato, ragion per cui un’analisi dei competitors e della controprogrammazione diventano passaggi necessari al fine di creare prodotti e contenuti adatti. (Per fare un esempio: in contemporanea, su canale 5 c’era la De Filippi che riesce a garantirsi una notevole fetta di pubblico e la RAI a volte si poteva trovare dunque svantaggiata). A partire da qua e leggendo i dati Auditel (nata nel 1994), è possibile risalire anche a particolari tendenze in atto. In più vanno sempre tenuti in considerazione i dati di analisi di marketing per poi tradurre tutta questa serie di dati in contenuti ed “emozioni”. Una differenza tra tv e cinema sta nel decidere in modo razionale la collocazione del prodotto: ad esempio, se si crea un contenuto destinato a RAI1 serale, si sa che andrà mandato in onda su RAI1 in fascia serale, anche senza sapere magari il giorno specifico della messa in onda. Ad esempio, invece, come ha affermato Pecorelli, “Notte prima degli esami” è stato prodotto senza sapere bene quando sarebbe uscito nei cinema. È importante quindi sapere quando far uscire un film. Ad esempio, per Notte prima degli esami, il 23 dicembre di allora ancora non si sapeva quando sarebbe stato fatto uscire. La discussione fu tra il quattordici febbraio e maggio. Ai tempi non esisteva ancora la tradizione secondo la quale San Valentino può essere considerata una data “topica” per far uscire certe categorie di prodotte legate alla “festività” in questione.
Da anni poi è nato un modello, quello spagnolo che è quello del Segreto. Il Segreto in Italia in prime time faceva il 20%. Spostarlo nel pomeriggio, significa occupare quaranta minuti in quella fascia. Se fai, ad esempio, un film da 100 minuti ed hai cinquanta giorni lavorativi, devi suddividere le riprese per ogni giorno. In Italia di solito, di “media”, di montato, si girano tra i quattro e i cinque minuti al giorno. Montato significa ciò che poi si andrà a vedere sullo schermo, quindi con l’eliminazione di parti che non saranno utilizzate.
A livello di percentuali, recentemente, “Il Collegio”, ad esempio, ha avuto dei risultati impensabili, mentre d’altro canto, “La caserma” si è dimostrato un crollo totale. Ormai non bastano più i format bensì sono di grande rilevanza i cast. In tal senso, i costi sopra la linea e quelli sotto la linea, quindi, rispettivamente quelli che riguardano il cast e quelli che riguardano la produzione (“il girare”) hanno andamenti differenti. I primi crescono sempre più, i secondi riescono invece a mantenersi abbastanza bassi. Mediaset mettendo da parte Amici, L’isola dei famosi, Il grande fratello etc. non riesce a compensare su altri tipi di contenuto. Si focalizza maggiormente sull’intrattenimento. A livello di produttori è raro trovare solo produttori cinematografici; al giorno d’oggi, ad esempio, la richiesta di film per la tv è sempre più alta. Il lungometraggio è componente importante del mondo dell’audiovisivo. Ovviamente la produzione dipende dalle piattaforme dai canali su cui andranno certi contenuti. Non è possibile assicurarsi in precedenza del successo o del gradimento di un prodotto prima che esso esca sul mercato. Pecorelli, dice ad esempio, che anni fa non esisteva il giallo italiano. Nessuno voleva farli. Ormai tutti quanti invece fanno il giallo, però si è in continua evoluzione quindi mai dire mai. Fino al 2005/2006 prima dell’entrata di Sky, il nostro settore italiano era bloccato, se vogliamo, tra RAI e Mediaset. In questo scenario ovviamente erano loro a dettare le leggi, tuttavia stiamo recuperando un po’ il gap rispetto ad altri paesi grazie anche a prodotti sopra citati quali Gomorra, L’amica geniale che hanno donato una grande visibilità al prodotto italiano. Lo spirito indipendente italiano deve per forza di cose riuscire ad integrarsi in gruppi e società internazionali, Edelman o Palomar. Questo perché il contesto mondiale è ormai strettamente interconnesso a livello di sistema. Oltre alla tipologia dei prodotti da creare, bisogna sempre tenere conto, d’altro canto, anche della qualità del prodotto stesso, da un punto di vista tecnico e anche a livello di strutture drammaturgiche. Interessante a tal proposito è RAI play e il caso Jovanotti. Anche RAI Kids è importante da citare (ma anche RAI yoyo per le fasce d’età ancora più piccole) perché segnale di un qualche movimento nel campo. Si sta creando un mercato italiano in ragione del quale ormai esiste un budget di investimento anche per i ragazzi. In passato, invece, di solito si tendeva ad acquisire prodotti non italiani. Ai produttori, in ogni caso, interessa raggiungere determinati obiettivi e soprattutto più stagioni. Tuttavia, ciò non è nel solo interesse dei produttori, bensì dell’intera filiera di produzione. Negli anni non può non esserci un rapporto tra pubblico, prodotto e gradimento, come già accennato in precedenze. Ciò vale sia per la televisione che per il cinema. Se ad esempio si produce un film il cui ritorno economico è disastroso, il danno è sicuramente, in primis, economica ma va ad intaccare anche la credibilità.
A livello di piattaforme (Netflix ad esempio) i prodotti, per lo schema stesso della piattaforma, tendono a girare di più il globo. Ad esempio, – afferma Pecorelli- la produzione di Baby, soprattutto per quanto riguarda la terza stagione, ha dimostrato di avere successo anche fuori dal panorama italiano e soprattutto in Sud America. Alcune produzioni Netflix hanno avuto molto seguito. Ad esempio, ora si sta continuando la produzione di Summertime, di cui si sta girando il seguito (come con il caso Baby). Baby è nato come seriale mentre Summertime è stato uno “one shot” che però, in base ai dati ottenuti, si è potuto decidere di prolungare. Il prodotto italiano quindi si vende, come già detto sopra. A Netflix ed Amazon interessa la forte specificità nazionale. Il pensiero e la distribuzione del prodotto sono fondamentali. La produzione di solito si divide in tre fasi il pre, la ripresa e la post distribuzione. Un’altra parantesi: in questo periodo di covid-19, Pecorelli ci dice che la spesa per i tamponi, in ogni produzione, quindi a Roma o a Torino, per dire alcuni luoghi, è altissima: si fanno controlli quotidiani da maggio ormai sul set. Tutto ciò ovviamente rientra nelle spese private.Il Dott. Pecorelli fa, ad esempio, un paragone tra l’industria pesante del bergamasco e quella del cinema italiano. In totale, in un anno, a livello cinematografico l’industria produce massimo trecento/ quattrocento milioni all’anno di euro. Si produce cinema per tot. Milioni, a ciò va sommato ciò che riguarda la tv; le fabbriche invece fatturano di più. Si tratta sicuramente di un discorso complesso dell’audiovisivo, anche se comunque i numeri poi sono questi. In ogni caso, esiste un peso delle varie tipologie di professioni coinvolte nell’audiovisivo. Gli autori, in passato, si lamentavano, ad esempio, della serialità, oggi invece il discorso è diverso. Nessuno si occupa più solamente di cinema. La giornata di testimonianza si è poi conclusa con la visione di un video interessante che riguarda la seria citata all’inizio dell’articolo ovvero “Il paradiso delle signore”. Nel video è stato possibile assistere ai racconti e alle esperienze di varie figure professionali coinvolte nell’enorme mole di lavoro che sta dietro alla serie. Ad esempio, i costumisti. Sono stati poi mostrati i piani di lavorazione; circa ogni giorno vengono prodotti quaranta minuti di puntata. Sono dotati di due troupe fisse e a volte anche tre. Mai dare nulla per scontato ma essere sempre in movimento. Il piano messo a punto per oggi potrebbe non essere utile per domani, ragion per cui è bene sempre lavorare con costanza anche a livello di pianificazione di tutto il lavoro necessario per la creazione di una puntata al giorno. Si tratta di una grande macchina, in cui si lavora tutti insieme. Il lavoro è strettamente coordinato e al suo interno si ritrovano grandi collaborazione e passione tra tutti coloro che sono coinvolti nella creazione e produzione, ad ogni livello. Nonostante la pandemia si è riusciti a mantenere questa forza all’interno della routine produttiva che si nasconde dietro a ciò che poi il pubblico va a vedere nel momento della messa in onda. Nel video sono stati illustrati i nuovi meccanismi che si sono venuti a creare a seguito dell’emergenza sanitaria, a partire dalla sanificazione fino ad arrivare alla modificazione delle “relazioni”, della vicinanza, della distanza, dello sforzo fisico. I lavoratori, però, non si scoraggiano ma considerano quest’esperienze, che coinvolge tutti, nessuno escluso, come una grande scuola di vita che verrà ricordata nel futuro come base esperienziale per le successive lavorazioni ma anche per la vita stessa.
Il contributo offerto da queste ore di dialogo è stato utilissimo per noi studiosi di audiovisivo ed interessante ad un livello più personale.
Vorrei concludere questo breve elaborato ringraziando il Dott. Giannandrea Pecorelli per la sua umana e ricca condivisione di spunti importanti e la docente Mihaela Gavrila per averci permesso di assistere a questa giornata-evento all’interno del suo corso “Television and Entertainment studies”.
Mi sembra questa la migliore conclusione per questa intervista. Grazie ancora a Giannandrea Pecorelli e a Mihaela Gavrila!


“I produttori stanno all’Auditel come i parroci a dio”

di Alberto Gramegna

I mutamenti nel rapporto tra audience e mercato dell’audiovisivo illustrati dal dottor Giannandrea Pecorelli

È con questa frase ad effetto che Giannandrea Pecorelli ha esordito parlando della funzione del pubblico come bussola delle produzioni audiovisive, una tra le molteplici tematiche sviluppate durante l’incontro tenutosi presso l’Aula Oriana del Dipartimento CoRiS venerdì 12 marzo, alla presenza della professoressa Mihaela Gavrila. Ospite con una decennale esperienza nel settore, produttore cinematografico, sceneggiatore e regista, Pecorelli è noto ai più per aver ideato e prodotto il film “Notte prima degli esami”, successo al box office nel 2006.
Nonostante i molteplici cambiamenti in atto nell’universo televisivo e cinematografico, appare ovvio che l’audience continui a rivestire un ruolo di prim’ordine. L’Auditel (società statistica fondata nel 1984, ma il cui sistema è attivo dal 1986) si conferma tra i principali strumenti utilizzati per la misurazione del gradimento da parte del pubblico, conseguenza dell’audience. Questo funge da cartina tornasole, essendo i dati delle rilevazioni di vitale importanza per determinare il successo o il fallimento di un programma o persino di un’emittente. Sostenitori dell’Auditel erano Stefano Balassone e Angelo Guglielmi, dirigenti storici della Rai, che affermarono nel libro “La brutta addormentata. Tv e dopo”, pubblicato nel 1993, “l’Auditel […] ha introdotto nella televisione italiana il suffragio universale quotidiano. Assai al di là va detto delle misurazioni quantitative degli ascolti; infatti, i numeri delle rilevazioni […] fanno sospettare movimenti, emozioni, tendenze; ce n’è quanto basta per dare un nuovo e ricco senso al lavoro di chi fa televisione”.
Invece, le principali critiche attualmente mosse al sistema, come riportato in un articolo di Wired.it, sono l’incapacità nel misurare nuovi formati pubblicitari e l’impossibilità di rilevare l’attenzione e la crossmedialità dello spettatore. Critiche mosse forse per una superficiale lettura dei dati?
Una risposta può essere data dal caso della Rai, che per vent’anni ha dato per perso lo slot pomeridiano, visti i numeri ampiamente penalizzanti rispetto a quelli di Canale 5. Numeri che sono raddoppiati grazie agli investimenti operati dalla Direzione Generale, e soprattutto al cambio dei format. Questa “riconquista” dell’audience è stata raggiunta anche grazie ad analisi di marketing concentrate sull’aderenza dei prodotti a specifici target di pubblico. Si cerca di non perdere i telespettatori di riferimento essendo, invece, complicato portare sulle emittenti tradizionali il pubblico giovanile, sempre più immerso in un’offerta ampissima e abituato al second screen. Proprio tra queste fasce c’è un grande utilizzo dei segmenti di fruizione (ad esempio non guardando tutto il Festival di Sanremo, ma magari cercando una singola canzone).
Spostando l’attenzione sul mondo cinema, da un anno è saltato il sistema del box office, portando un cambiamento nella rilevazione dei dati rispetto al passato. Nonostante i destinatari possano guardare un film solo con altre tipologie di piattaforme, bisogna comunque continuare a prestare molta attenzione alla collocazione del prodotto.
Anche se la passività non è decisamente la filosofia più adatta per approcciarsi a questo universo, il marketing non può tutto. Ci sono film che esplodono e altri che si trasformano in flop clamorosi, nonostante le migliori aspettative. Un’ottima strategia di promozione non può avere successo senza fortuna. Come diceva Paolo Ferrari, storico presidente delle Warner Bros. Entertainment Italia, “Se faccio lavare l’auto piove, se piove viene gente al cinema”.


Il caso “il paradiso delle signore” tra norme anti covid e bisogno di intrattenimento

di Claudia Innocenti

In un momento storico particolare come questo, il pubblico più che mai ha bisogno dell’intrattenimento televisivo per evadere dalla realtà. I diversi decreti imposti dal governo a causa della pandemia spingono le persone a stare tante ore nella propria abitazione e questo è il motivo principale per cui all’interno del tempo libero sempre più spesso si inseriscono fiction, serie tv e film. Giannandrea Pecorelli produttore de “Il paradiso delle signore” la soap (coproduzione Rai fiction-Aurora tv) ambientata in un grande magazzino di Milano degli anni sessanta, ci racconta come il mercato televisivo si è dovuto riorganizzare nel rispetto delle norme anti covid garantendo la produzione della fiction in sicurezza. Come molti settori colpiti dalla pandemia, anche Il “ciak si gira” è costato un grande sforzo ma la frase confortante del produttore <<mai come quest’anno si è lavorato>> fa ben sperare che perlomeno continua ad essere un settore in movimento nonostante le difficoltà. Le riprese sono iniziate lo scorso giugno, dopo il lockdown con una grande voglia di ripartire. Grazie ad un protocollo che coinvolge tutti i responsabili del mercato audiovisivo in accordo anche con il ministero del lavoro e sindacati si è potuta concretizzare la ripartenza. Gli aiuti ci sono stati << È stato potenziato un aiuto automatico per i prodotti televisivi>> dopo un periodo di riunioni a distanza sono state stabilite le regole da seguire: l’obbligo principale spiega il produttore << chiunque ha a che fare con il set deve avere il tampone all’interno di un arco di tempo che possono essere dalle 48 ore alle 72ore >> dunque si accede al “campo” di ripresa solo dopo un’accertata negatività da covid. Ogni giorno quasi 200 persone lavorano all’interno del set, molti dei quali sono attori, a quest’ultimi è concesso lavorare senza mascherina e senza dover mantenere la distanza di un metro quando girano le scene. Ogni attore ha un guardaroba personale; Certamente sono state ridotte le comparse, il covid obbliga una sanificazione giornaliera per quanto riguarda costumi e camerini e gli attori devono seguire alcune accortezze come non scambiarsi oggetti personali. In fin dei conti la pandemia sembra aver reso tutto più meccanizzato, le regole da seguire sono rigide ma non impossibili. Nonostante il periodo critico, è il caso di dire che l’esperimento “il paradiso delle signore” nel contesto “pandemia” è una macchina organizzativa funzionante. Ogni giorno dal lunedì al venerdì va in onda nella fascia pomeridiana, nel formato daily. Come spiega il produttore << abbiamo anche un formato di racconto molto particolare, ogni puntata è una giornata, la giornata che va in onda oggi che è 12 marzo 2021 corrisponde al 12 marzo del 1962>> infatti l’amatissima soap fa coincidere eventi come San valentino o Sanremo del 1962 con quelli che viviamo noi, accompagnando il pubblico nella stessa direzione temporale ma proponendo un salto in un’epoca diversa. Forse è anche lo stesso formato daily a far vivere ai telespettatori uno spiraglio di 40 minuti al giorno, lontani dalla pandemia, essendo catapultati nello stesso giorno del calendario ma di 59 anni fa, forse in un’epoca con altri problemi ma comunque sia lontani dall’emergenza sanitaria che stiamo vivendo in questi mesi. Per il pubblico sapere di poter perlomeno continuare a vedere programmi seriali in televisione non è scontato, soprattutto in un momento talmente delicato in cui non ci sono certezze rispetto cinema, eventi e arte per la maggior parte delle regioni italiane. Il caso “il paradiso delle signore” dunque è una testimonianza del fatto che rispettando le regole è possibile garantire 40 minuti di riprese al giorno, regalando al pubblico della soap una spensieratezza pomeridiana nella Milano del boom economico.


Giannandrea Pecorelli: “La serialità italiana si vende nel mondo, ma c’è bisogno di una politica ad hoc”

di Benedetta Picariello

Ospite a La Sapienza per la lezione di “Entertainment and Television studies”, corso tenuto dalla professoressa Mihaela Gavrila per l’anno 2020-21, il produttore cinematografico e televisivo, Giannandrea Pecorelli, ha tenuto per tutti noi studenti un incontro ricco di spunti, aneddoti ed esperienze sul campo.

Uno degli spunti più interessanti emersi durante le ore passate con Pecorelli è sicuramente quello della produzione seriale italiana e del posizionamento che riveste sul mercato internazionale. Partendo, infatti, da “Il Paradiso delle Signore”, daily prodotto proprio da Giannandrea Pecorelli e che prima era una fiction del palinsesto serale Rai, il discorso si è doverosamente allargato a tutta la serialità italiana e ai vari competitors che stanno cercando di portare il made in Italy in giro per il mondo.

Il mondo seriale italiano è indietro di almeno dieci anni rispetto al mercato internazionale: ritardo che deriva da quel duopolio che fino alla seconda metà degli anni ‘90 vigeva in Italia, quello tra Mediaset (prima Fininvest) e Rai. Il mercato, nel frattempo, ha iniziato una lenta trasformazione che ha colto impreparato le nostre produzioni. Ciò che si è venuto a creare è un vero e proprio gap a cui si sta cercando di riparare. Purtroppo, non è semplice: soprattutto a causa della pandemia, che da un anno ha coinvolto tutti, il mercato è cambiato ulteriormente. Dall’anno scorso, infatti, essendo aumentate le ore che trascorriamo in casa, siamo diventati quasi tutti dei super fruitori di contenuti (e forse per questo anche più esigenti del solito). La televisione e tutte le piattaforme di streaming sono diventate le nostre finestre sul mondo, assolvendo ad uno dei principali ruoli con cui la famosa “scatola nera” fu presentata alla sua nascita. A causa di tutto ciò la prima domanda che il mercato deve farsi prima di investire in un prodotto è “Cosa cercano gli utenti?”. Domanda a cui più o meno tutti stanno cercando di rispondere, sempre considerando il proprio pubblico di riferimento. La Rai per esempio è cambiata tanto e da anni tra affrontando la contro programmazione con prodotti non solo di qualità ma anche ben fatti: si pensi al palinsesto di Rai Fiction, mai fermo e sempre pronto a raccontare non solo l’Italia, ambientando le varie fiction in città diverse della penisola, ma anche tutte le diverse persone e problemi che la abitano, tra polizieschi, Docufiction e storie forti di denuncia. Così facendo la Rai si è ben posizionata anche internazionalmente con prodotti come “L’Amica Geniale”, “I Medici” o la recentissima “Leonardo”. Tutte produzioni con collaborazioni internazionali che hanno portato l’Italia su un gradino più alto rispetto al passato. A questi si aggiungono anche “Gomorra”, prodotto da Sky, le produzioni di Luca Guadagnino e Paolo Sorrentino e alcuni titoli Netflix e Amazon Prime.

Per Luca Guadagnino e Paolo Sorrentino si può far riferimento per lo più ad un pubblico di nicchia, in quanto il cinema che loro propongono è ricco di significati e richiami che non tutti riescono ad apprezzare. Per Guadagnino, inoltre, si può aggiungere che la produzione americana lo ha salvato dall’oblio a cui in Italia stava andando incontro; con “Chiamami col tuo nome” in Italia aveva ricevuto molte porte chiuse in faccia e, solo dopo l’uscita in sala del film, il nome di Guadagnino è riuscito a ricevere l’eco che meritava e merita. Ultimamente, ha invece presentato la serie tv “We are who we are” con un messaggio ben chiaro di inclusività e libertà sessuale e d’espressione che però non ha raggiunto moltissimi spettatori. Questo accade quando non si rispetta (purtroppo) una regola abbastanza rigida di tale mercato “Più produci e più vendi”.

Diverso è invece il discorso che si può fare per Netflix, la cui linea politically correct offre prodotti provenienti da ogni parte del globo. L’Italia, ad esempio, ha ricevuto un’eco non indifferente per prodotti come “Baby” o “Summertime” (anche se non sono proprio le nostre migliori serie tv). Nonostante ciò, i titoli originali italiani continuano ad essere acquistati e ad essere visibili in molti paesi: questo perché i nostri prodotti piacciono all’estero, ma c’è bisogno di una politica ad hoc per renderli ancora più visibili. Netflix da un anno a questa parte ci sta provando e a piccoli passi sta dando il suo contributo per portare l’Italia ancora più in alto.

L’unica a non aver ancora interpretato bene le esigenze di questo nuovo mercato e a non aver dato alcun contributo per portare il Made in Italy in giro per il mondo è la Mediaset: ha infatti, accumulato un gap anche in termini di audience che non riesce a recuperare. Magari per farlo sarebbe utile che iniziasse a rimodernare il proprio palinsesto investendo un po’ meno sull’intrattenimento trash e becero e puntando invece su prodotti di maggiore qualità.
Insomma, una posizione quella della serialità italiana che sta cercando, anche se un po’ a fatica (tra politiche sbagliate e qualche problema economico) di risalire la scalata e quindi di ridurre quel gap venutosi a creare anni fa.

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