Tra due rive. Arrivi, partenze, cittadinanze, appartenenze nel dialogo Italia – Tunisia

Tra due rive. Arrivi, partenze, cittadinanze, appartenenze nel dialogo Italia – Tunisia

Si è svolta martedì 24 ottobre, presso l’Aula Organi collegiali del Palazzo del Rettorato, la giornata di studi “Tra due rive. Partenze, cittadinanze, appartenenze nel dialogo tra Italia e Tunisia“. Il convegno deriva dall’accordo di collaborazione scientifica tra l’Ateneo e l’Università “La Manouba” di Tunisi.

Il saluto iniziale della Prof.ssa Emanuela Prinzivalli, Direttrice del Dipartimento di Storia, Culture e Religioni, ha ricordato come questo accordo stia diventando sempre più importante, nel momento in cui la Tunisia si appresta a vivere una nuova epoca.  La similitudine con Franca Viola, prima donna italiana a rifiutare il matrimonio riparatore, mette in evidenza l’approccio emancipativo dell’ormai nuovo Stato.

L’intervento del Dott. Antonello Biagini, Direttore della Fondazione Sapienza, ha sottolineato come l’Università intesa come istituzione, stia diventando sempre più aperta al dialogo interculturale. Molte cose si sono evolute dal giorno in cui la stessa Sapienza fece incontrare russi e ucraini nel momento della loro più profonda crisi.
Ciascuno di questi piccoli tasselli sta contribuendo a creare un vastissimo mosaico.

Come ha ricordato il Professor Carlo Celetti, l’Italia è considerata il ponte sul Mediterraneo, un ponte innanzitutto per le esperienze. Il ruolo dell’Erasmus nello stesso mare, per esempio, diventa basilare nell’esatto momento in cui l’università diventa un interlocutore centrale in questo dialogo. L’università che può e deve dare non solo alle posizioni mainstream, ma anche quelle diversità che si tramuteranno in risorse di vantaggio competitivo.

La testimoniana dei due docenti dell’Università de “La Manouba” di Tunisi ha messo in rilievo il tema delle rivendicazioni giovanili che stanno atraversando il paese tunisino. Tali rivendicazioni vanno però territorializzate in determinati contesti, siano essi locali e/o comunitari, parlando a questo punto di Tunisie e non più di Tunisia.

L’intervento del Dott. Giovanni Cordova, ricercatore, ha supportato questo pensiero.
Cordova, riportando gli ultimi fatti del 18 ottobre quando una nave della marina tunisina ha speronato un’imbarcazione di migranti, ha spiegato come il termine stesso di clandestino nel dialetto locale significhi “bruciare”: un viaggio migratorio del genere brucia spesso l’identità insieme ai propri documenti.
Anche questo forse parte di quell’insieme  di rivendicazioni, che nel territorio tunisino non trovano comunque un paradigma regionalista, che dipendono a loro volta dall’indebolimento dello Stato stesso.

Così come Gramsci parlò di blocco storico, allo stesso modo la classe dirigente tunisina ha da sempre ricevuta una sorta di educazione occidentale e, governando la maggior parte del territorio, ha generato non pochi squilibri.
Di conseguenza si sono attivate le rivendicazioni, alcune delle quali hanno raggiunto un livello globale, altre un livello locale. Tutte cercano di accorrere all’emergenza della società civile, che nel Paese tunisino chiede più autonomia dallo Stato. Queste che nascono come rivoluzioni di carattere sociale, economico, nel panorama occidentale vengono quasi depolicizzate e innestate in quel dibattito religioso tra islamici e laici.

Di fronte al fallimento del progetto Neoliberale, che aveva l’intenzione di considerare cittadini come entità uguali, la popolazione subisce una situazione ipocrita: nascono nuove forme di affiliazione parallele.
Questo nuovo senso della cittadinanza viene rappresentato dalla comunità, ma anche dal senso di fratellanza, oltre che dall’impronta famigliare.

Anche l’impronta religiosa ha un suo ruolo ben esplicito: l’educazione alla conoscenza è il prisma da cui si inizia a stabilire cosa è giustoe sbagliato. Con la diffusione dei mezzi di comunicazioni e della rete si acquisisce una maggiore libertà nella ricerca delle fonti religiose. Molte rivoluzioni hanno spinto a un avvicinamento alla religione stessa, che presenta però un’autorità frammentata, nel momento in cui i giovani si informano tramite internet attivando conversazioni orizzontali: nascono così Teorie spontanee.

Alessandro Ledda

About The Author

Sono sardo, ho 25 anni e studio "Organizzazione e Marketing per la comunicazione d'impresa" alla Sapienza. Ho frequentato la triennale in Scienze della comunicazione a Sassari, laureandomi con una tesi sperimentale che mi ha permesso di vivere in Africa per alcuni mesi. Mi piace viaggiare all'avventura, adoro le serie tv in lingua originale e sono un forte sostenitore della diversità, quella genuina.

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