Democrazia e datacrazia: come cambia la morfologia della società nell’età del 5g?

Democrazia e datacrazia: come cambia la morfologia della società nell’età del 5g?

Viviamo nell’epoca della rivoluzione digitale. È evidente, basta guardarsi intorno per accorgersi che il mondo è in continua evoluzione. In questo processo è necessario ridefinire il ruolo dell’uomo nel suo rapporto con l’oggetto del cambiamento, la tecnologia. Del resto nel corso della storia ogni riforma che ha rotto gli schemi della società ha portato l’essere umano ad invertire la sua posizione in essa.

Proprio per riflettere sul fenomeno della trasformazione digitale e sullo spirito di adattamento dell’uomo nasce l’esigenza del seminario internazionale “Total Connections, how the social morphology changes in the age of the 5g” tenutosi presso il dipartimento di comunicazione e ricerca sociale della Sapienza lunedì 25 e martedì 26 novembre grazie all’impegno dell’Osservatorio Sostenibilia in collaborazione con l’istituto di alti studi Toposofia e il centro internazionale di ricerca Atopos. “Un momento di confronto tra grandi studiosi e ricercatori di Paesi diversi giunto quest’anno alla terza edizione” spiega Mariella Nocenzi direttrice dell’Osservatorio Internazionale di teoria sociale sulle nuove tecnologie e la sostenibilità.

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Tra gli intellettuali che hanno partecipato quest’anno spiccano le figure di Michel Puech e Derrick de Kerckhove. Il primo, filosofo francese e docente alla Sorbona, ha incentrato il suo intervento sulla convivenza tra etica e tecnologia. Partendo dalla digitalizzazione di massa che caratterizza qualsiasi tipo di superficie terrestre e trasforma ogni aspetto della realtà in big data, Puech elabora la sua filosofia dell’intelligenza ambientale. “Oggi ci muoviamo in una sorta di dialettica tra cambiamenti tecnologici e cambiamenti sociali che non devono essere interpretati gli uni come una conseguenza degli altri. All’interno di questa visione d’insieme s’inserisce l’uso della tecnologia in termini di intelligenza ambientale. Un esempio concreto viene da Google che offre, in apparenza gratuitamente, servizi che permettono di rispondere a qualsiasi esigenza. In realtà sappiamo che dietro c’è un prezzo da pagare: il controllo. Sulle nostre vite, le nostre informazioni e i nostri dati. Questo è l’interrogativo di fondo”.

Sulle problematiche che emergono dalla tecnologia applicata alle esigenze del quotidiano si è interrogato Derrick de Kerckhove, accademico e direttore scientifico di Media Duemila. Il sociologo ha focalizzato la sua attenzione in modo particolare su innovazioni e contraddizioni del 5g, la nuova frontiera digitale destinata a cambiare il volto della società. “L’introduzione di questo nuovo sistema di reti sarà la chiave per il completamento della trasformazione digitale in atto. Vale a dire che le tre grandi strutture dimensionali dell’uomo; spazio, tempo e se (il punto d’incontro tra l’io e l’oggetto) hanno cambiato il loro senso. In particolare quest’ultimo, invece di stare unicamente dentro di noi, fuoriesce con il suo gemello artificiale e intelligente per originare ogni nostra decisione. Dobbiamo avere la consapevolezza che gli algoritmi possono prendere una decisione al nostro posto. Anzi, potrebbero farlo anche in maniera più efficace perché i calcolatori hanno una memoria più resistente di quella umana”. A questo punto s’inserisce l’ostacolo più grande del progresso tecnologico, rappresentato dal trattamento dei dati personali. “Il futuro dello sviluppo umano – conclude lo studioso belga – è orientato verso la delegazione delle facoltà cognitive alle macchine. La forza dell’intelligenza artificiale darà vita ad una società governata dai big data. Ma non bisogna demonizzare questa visione istituendo una teologia delle tecnologia. Serve trovare un contraddittorio tra democrazia e datacrazia“.

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Tramite i big data sarà dunque più facile prendere decisioni in ogni settore della quotidianità: medico, formativo, culturale e persino sentimentale. Questi e tanti altri aspetti sono stati approfonditi dai relatori internazionali che si sono alternati durante la due giorni. Riguardo alla salute digitale ha parlato Silvia Surrenti, cattedra all’Università di Firenze. in questo senso l’intelligenza artificiale diventa una risorsa per favorire la sostenibilità nel sistema sanitario. Sebbene l’ambito delicato in materia di dati sensibili, il calcolo degli algoritmi può migliorare le diagnosi del personale medico che potrà curare maggiormente le relazioni umane con i pazienti. Il rapporto uomo/macchina è stato approfondito anche da Beatrice Bonami, dell’Università College di Londra, che si è soffermata sul cambiamento dei paradigmi educativi attraverso l’introduzione del 5g. È possibile pensare ad una formazione basata su una conoscenza dei big data che superi i canoni classici dell’apprendimento? La risposta è positiva tenendo presente un condizionale d’obbligo: deve essere l’intero sistema dell’insegnamento ad accettare l’innovazione introdotta dal 5g.

Quel che resta del convegno è proprio questa dicotomia tra l’uomo e la macchina, tra l’attuale governatore della società e chi si candida a diventarne quantomeno il portavoce. Uno scenario condiviso dai numerosi ricercatori internazionali che con i loro interventi hanno ispirato studenti, colleghi e curiosi su “come cambia la morfologia della società nell’età del 5g”. Il completamento di una rivoluzione digitale che interesserà tutti gli spazi vitali dell’uomo.

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