DaD: 561 studenti dell’Università di Roma Sapienza dicono la loro opinione

DaD: 561 studenti dell’Università di Roma Sapienza dicono la loro opinione

È passato più di un anno da quando l’OMS ha dichiarato la pandemia da Covid-19. Quest’ultimo non ha soltanto influito sulla vita di ogni individuo, cambiandone profondamente le abitudini, ma ha anche influenzato le scelte istituzionali e creato un corto circuito in tutte le dimensioni esistenti.

I piani d’azione attuati sono stati fondamentali per garantire la tutela degli individui e limitare la diffusione del virus. Questi però hanno, senza dubbio, avuto degli effetti su vari fronti. Infatti, per sopperire al problema pandemico, tutte le istituzioni, compresa l’Università, hanno dovuto creare strategie e politiche utili a frenare il contagio. Gli studenti si sono ritrovati a vivere in un’Università virtuale, tra lezioni in piattaforme streaming e una costante iper-connessione alla rete, diventata l’unico mezzo per comunicare.

Con l’obiettivo di comprendere se questi profondi cambiamenti abbiano inciso non soltanto sulla routine quotidiana degli studenti, ma anche sul loro approccio allo studio e all’Università, è stato avviato il 21 aprile – sul sito di RadioSapienza e promosso attraverso i canali social un rilevamento tramite questionario. Con quest’ultimo ci si è rivolti nello specifico a tutti gli studenti della Sapienza che hanno vissuto la DaD, invitandoli a rispondere ad alcuni quesiti, per esprimere il loro parere riguardante la didattica a distanza e il loro stato psicofisico.

Dal punto di vista formativo credi che la DaD ti abbia penalizzato?

Hanno partecipato al questionario 592 studenti appartenenti a varie Facoltà della Sapienza – tra le quali hanno maggiormente aderito le Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione; Lettere e Filosofia ma anche di Ingegneria, Economia e Medicina e Chirurgia –, di cui il 94,8% ha frequentato le lezioni in DaD.

Analizzando i dati – acquisiti dalle 561 risposte fornite dagli studenti frequentanti – emerge che il 68,3%, ritiene che la DaD non abbia penalizzato la propria formazione. Da coloro che hanno espresso un parare sfavorevole, invece, sono emersi come aspetti negativi: la riduzione dell’interazione con i docenti; l’impossibilità, il più delle volte, di svolgere attività pratiche utili alla propria personale preparazione; un maggiore calo dell’attenzione, dato sia dal fatto di ritrovarsi in un luogo familiare sia dal malfunzionamento della rete o di altri strumenti utili per la didattica a distanza. Inoltre, nei casi in cui i corsi si presentano concentrati sulla realizzazione di progetti in team working, gli studenti dichiarano di trovarsi in difficoltà nel creare rapporti di coesione con i propri colleghi, fondamentali non soltanto per garantire una miglior riuscita dei propri project – grazie il costante confronto e una maggiore interazione – ma anche per lo sviluppo di maggiori capacità comunicative e di dibattito, come viene anche menzionato nei descrittori di Dublino. Infine, alcuni studenti, avendo difficoltà a seguire, si sentono demotivati nello studio e lentamente vedono affievolire il proprio entusiasmo nel perseguire le loro passioni.

La situazione, invece, si ribalta rispetto al rendimento, poiché il divario diminuisce. Infatti, il 48,7% degli studenti ritiene che la DaD non ha influito sul proprio rendimento, mentre il 39,9% dichiara il contrario e il restante si divide tra chi rimane neutrale e chi afferma che, in realtà, la didattica a distanza abbia influito ma in senso positivo.

In tutto ciò, c’è però da tenere in considerazione un fattore da non sottovalutare. Infatti, affinché la DaD possa svolgersi al meglio e possa davvero garantire il diritto allo studio di ogni individuo, ci si deve accertare che il luogo in cui se ne usufruisce sia consono sia in mezzi che in spazi. Per questo motivo, con l’obiettivo di comprendere come gli studenti considerano il loro spazio privato per svolgere le attività universitarie, è stato chiesto loro se lo reputassero adeguato. Tutto sommato nel riscontro prevale un esito positivo, dato che il 67,7% ritiene adeguato il proprio spazio privato in cui svolge le lezioni e le attività universitarie, in opposizione al 12,5% che riesce a seguire, ma con difficoltà, e soltanto una piccola percentuale afferma di non riuscire a seguire bene.

Sulla base di questi risultati, inoltre, si sono voluti approfondire i fattori psicofisici che influenzano il rendimento degli studenti, in modo da individuare nello specifico possibili disturbi e perdita dell’attenzione, stress e, dunque, inevitabilmente indagare anche sul loro stato d’animo. In primo luogo, per ciò che concerne il calo dell’attenzione, il 45,8% degli studenti ritiene che nulla è cambiato rispetto a prima; un dato contrapposto dal 45,5% che, invece, ha riscontrato difficoltà a concentrarsi. La restante parte, invece, ha specificato che in realtà la loro concentrazione è aumentata e che in ogni caso questo fattore sia fortemente dipendente dagli orari delle lezioni.

Ti senti più stressato rispetto a quando frequentavi l’Università in presenza?

In secondo luogo, ci si è voluti accertare dello stato di stress a cui è sottoposto uno studente in didattica a distanza, sicuramente fattore generato da molteplici dinamiche coesistenti. Analizzando le risposte, emerge che più della metà degli studenti, il 61,2%, non ha riscontrato un calo, un aumento o una presenza dei classici sintomi generati dallo stress, di cui il 34,6% per niente. D’altro canto, invece, il 38,9% è stato sottoposto a maggiore stress, rispetto a prima, di cui il 15,5% afferma che sia aumentato di molto. Infine, per quanto riguarda lo stato psicofisico degli studenti, estrapolando dalle 561 risposte definizioni accomunabili, ne consegue una prevalenza di stati psicofisici e psico-emotivi riassumibili in tristezza, pessimismo, inquietudine, solitudine, noia, demotivazione, irritazione e apatia fino a stati di confusione, insicurezza, ansia e altalenanti momenti di frustrazione e irascibilità.

In base al tuo stato psicologico hai sentito l’esigenza di rivolgerti a una figura professionale?

Ma non tutti gli studenti sembrano riscontrare una variazione del loro stato psicofisico e psico-emotivo. Infatti, alcuni di loro si definiscono tranquilli e sereni se non addirittura positivi e sicuri. A seguito di queste asserzioni, si è voluto indagare su quali fossero stati i provvedimenti attuati dagli studenti che avevano espresso uno stato emotivo e psicologico compromesso, nello specifico, con un dovuto previo accertamento sulla loro esigenza effettiva di rivolgersi a figure professionali. A quest’ultima domanda il 75% degli studenti ha risposto di non aver sentito l’esigenza di rivolgersi a figure professionali e dunque soltanto il 25%, invece, lo ha ritenuto necessario. Di quest’ultimo dato, soltanto 8,4% si è avvalso della possibilità di usufruire dei servizi offerti dall’Università Sapienza, tra cui il 7,9% ha usufruito di quelli gratuiti e lo 0,5% di quelli a pagamento; mentre ben il 91,6% si è rivolto a servizi esterni dall’Università.

Dopo aver verificato sommariamente lo stato e le relative situazioni psicofisiche degli studenti Sapienza, ci si è voluti focalizzare sui punti di forza e di debolezza effettivi della didattica a distanza. Per quanto riguarda i punti di forza, sono stati riconosciuti come tali la riduzione della necessità di mobilità e le possibilità di ottimizzazione del tempo, nei quali si evince un vantaggio sia per coloro che non si trovano a Roma, sia per chi durante la giornata riesce a scaglionare le proprie attività in maniera più controllata e organizzata. Indubbio è anche il fattore economico: la DaD ha permesso di rimanere nella propria residenza, permettendo, così, di ridurre le spese di spostamento o di trasferimento. Inoltre, un fattore da non sottovalutare è la prevenzione al contagio: la maggior parte degli studenti l’ha ritenuta necessaria per il rispetto delle norme anti-Covid e fondamentale per recidere la diffusione del virus; ma d’altra parte, anche i punti di debolezza sono altrettanto importanti da considerare.

Un elemento da non sottostimare è la permanenza dinanzi ad uno schermo, che indubbiamente – come testimoniano numerosi studi – può causare problemi fisici determinati da una costante esposizione alla luce blu-viola presente nei dispositivi LCD (Liquid Crystal Display) che a lungo può portare ad astenopia oculare, emicrania e disturbi del sonno. A questo fattore già di per sé rilevante, si aggiungono elementi significativi come la riduzione dei rapporti interpersonali, con un’evitabile perdita di socializzazione e interazione; l’aumento dei fattori distraenti che possono arrecare estraniazione, lontananza e distacco, non soltanto nel contesto universitario, ma anche in quello personale. Questi fattori, inevitabilmente, secondo gli studenti non soltanto determinano una riduzione degli interessi individuali, ma anche influiscono sulla propria personale formazione. Infine, legato ai mezzi tecnologici, si verifica l’erroneo atteggiamento di dare per scontato il digital divide – in questo caso inteso come qualità della connessione e numero di dispositivi a cui si ha accesso – di cui ogni studente può essere partecipe in base alle proprie possibilità economiche, geografiche e condizioni di vita.

Dopo aver esaminato e preso in considerazione molteplici punti, si è chiesto agli studenti cosa pensano della possibilità di ritornare in presenza, almeno in parte, e se effettivamente ci sia una loro intenzione nel ricominciare a frequentare da subito oppure no, esplicando la motivazione della loro scelta.  Da quanto risulta dal responso delle domande aperte, da parte della maggioranza degli studenti si percepisce una volontà legittima di mantenere entrambe le modalità, presenza e distanza, dato che soprattutto per i fuori sede sarebbe impossibile, almeno per quest’anno accademico, organizzarsi per trasferirsi a Roma. Inoltre, alcuni di loro ritengono ancora instabile la situazione sanitaria e dunque vogliono astenersi da tale possibilità per tutelarsi e tutelare. Altrettanto rilevante, però, è il numero di studenti che invece è entusiasta della quasi totale ripresa delle lezioni in presenza dato che, anche se già questa possibilità era proseguibile, ritengono che molti più studenti saranno incentivati a partecipare.  Analizzando, però, le percentuali fornite dai dati ricavati, risulta che soltanto il 32,8% degli studenti frequenterebbe in questi mesi, mentre il 32,1% frequenterebbe ma non quest’anno e il restante 35,1% dichiara, invece, di essere impossibilitato a frequentare indipendentemente dal momento in riferimento. Tra quest’ultimi emergono varie motivazioni legate a fattori economici, lavorativi, familiari e sanitari.

In conclusione, si può affermare che la DaD abbiamo determinato e apportato vantaggi e svantaggi agli studenti. L’Università a distanza non perde il suo valore solo perché viene vissuta in una realtà virtuale, ma certamente questo ha comportato dei cambiamenti influenti, non soltanto sulla routine quotidiana degli studenti, ma anche sul loro approccio allo studio e all’Università, sia in modi positivi che negativi. Sulla base dei dati ricavati, si ritengono opportune ed efficaci, nel complesso, le strategie fino adesso attuate, poiché hanno sia consentito ad ogni studente di esercitare il proprio diritto allo studio garantendo, sia tutelato il singolo individuo dall’esposizione al contagio. Non si deve però pensare che quest’ultimo fattore esuli da altre azioni preventive. Infatti, bisogna sempre considerare e avere una costante attenzione verso misure di prevenzione atte a garantire il benessere psicofisico di ognuno.

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